COVID-19, UN LAVORATORE SI PUÒ METTERE IN FERIE FORZATE?

(foto Shutterstock)

Cosa succede in caso di rifiuto? Esistono delle alternative? E se non sono disponibili ferie maturate? Tutte le risposte, in pillole

LE FERIE COME MISURA ANTI CONTAGIO

La possibilità per le aziende di far rimanere a casa i lavoratori durante l’emergenza coronavirus, per evitare la diffusione del contagio, pone il problema di come considerare i giorni in cui il dipendente è costretto a non andare al lavoro.

Per chi non può ricorrere allo smart working, le ferie sono uno degli strumenti necessari a garantire l’attuazione della principale misura preventiva: il distanziamento sociale. E infatti i dpcm dell’8, 9 e 11 marzo 2020 hanno suggerito ai datori di lavoro di promuovere il ricorso a periodi di ferie al fine di ridurre le presenze sui posti di lavoro, limitando, conseguentemente, lo spostamento delle persone.

Al riguardo il problema che si pone è: fino a che punto l’azienda può decidere in modo unilaterale quante ferie far fare al dipendente?

POSSONO METTERMI IN FERIE FORZATE?

, nel caso di ferie arretrate.
L’azienda, considerate anche le indicazioni del Governo relative all’emergenza Covid-19, può decidere autonomamente di mettere mano alle ferie arretrate, ossia quelle degli anni precedenti non ancora godute dal dipendente, nei casi di chiusura anche solo parziale dell’attività.

È anche possibile che l’azienda faccia esaurire tutte, e non solo una parte, delle ferie arretrate. In questo caso il dipendente non può rifiutarsi di essere collocato in ferie, in quanto l’azienda ha l’ultima parola sulla concessione o meno di esse.

CHE RISCHI CORRO SE RIFIUTO?

I dipendenti che si rifiutano di essere posti in ferie e, ad esempio, continuano a svolgere la propria attività lavorativa in smart working, sono esposti a sanzioni disciplinari, dal momento che non hanno rispettato una precisa disposizione aziendale.

CI SONO ALTERNATIVE ALLE FERIE IMPOSTE?

Il dipendente posto forzatamente in ferie, anziché rifiutarsi, potrebbe chiedere in forma scritta che i periodi di assenza gli vengano considerati come ore di permessi (ex festività o ROL), conservando così integro il suo “tesoretto” di ferie da utilizzare in futuro.
Un’ulteriore alternativa, ove concretamente possibile, è chiedere al datore di poter svolgere l’attività in regime di smart-working, attivabile in modo semplificato in ragione dell’emergenza.

IL DATORE PUÒ CHIEDERMI DI UTILIZZARE LE ORE DI PERMESSI?

Si, ma non può impormelo

PER ACCEDERE ALLA CASSA INTEGRAZIONE, Il DATORE DEVE PRIMA FARMI FINIRE TUTTE LE FERIE?

Non è necessario. Lo ha specificato l’INPS, con riferimento a CIGO e CIGS, con la circolare 28 marzo 2020, n. 47.

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