Visite fiscali: è mobbing chiedere troppi controlli

(foto Shutterstock)

Le visite di controllo INPS non possono essere uno strumento persecutorio nei confronti del lavoratore in malattia

L’azienda ha diritto a richiedere le visite fiscali di controllo per accertarsi se il dipendente è davvero malato e se si sta curando. Non ci sono limiti al numero di richieste di controllo, ma attenzione agli abusi: troppi controlli ripetuti in poco tempo possono essere considerati mobbing.

Che cos’è la visita fiscale? 

Quando un lavoratore si trova in malattia può ricevere le visite di controllo, dette anche “visite fiscali”. Sono visite effettuate da parte del personale sanitario dell’INPS presso il domicilio del dipendente (o altro luogo dallo stesso indicato)per controllare se lo stato di malattia sussiste davvero. È uno strumento per evitare abusi da parte dei lavoratori e per dissuadere eventuali «furbetti» del certificato di malattia. 

Orari visita fiscale 

“Non mi posso muovere, ho le visite fiscali” è una delle frasi tipiche del lavoratore in malattia. In realtà, il dipendente ammalato non è obbligato a rimanere sempre in casa in attesa dei (possibili) controlli dell’Inps. Infatti, i controlli non avvengono a sorpresa in ogni orario della giornata. O meglio, avvengono senza alcun preavviso, ma devono essere effettuate in determinate fasce orarie, dette appunto «fasce di reperibilità malattia».

Questi sono gli orari per i lavoratori del settore privato:

  • tutti i giorni, anche i festivi (quindi anche la domenica) dalle 10.00-12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

In questi orari il lavoratore deve necessariamente essere presso la propria abitazione o nel diverso indirizzo già comunicato in precedenza. Fuori da questi orari, non c’è alcun obbligo di rimanere chiusi in casa o di reperibilità.

Visite fiscali, quante volte si può riceverle? 

Non c’è un limite, l’azienda può fare plurime richieste di visite di controllo. Significa che il lavoratore non può stare tranquillo solo perché si è fatto trovare a casa in occasione del primo controllo. Nulla vieta che l’azienda chieda ulteriori controlli ripetuti nel tempo.

Il datore di lavoro deve fare richiesta in via telematica all’INPS affinché proceda con una visita di controllo presso l’indirizzo di reperibilità indicato dal dipendente.

Il costo, a carico dell’azienda, è di € 41,67 per la visita domiciliare in giorno feriale e di € 52,82 per la visita domiciliare in giorno festivo.

Cosa succede se non si è in casa alla visita fiscale? 

Si rischia di essere licenziati? La risposta dipende dalla gravità della condotta e da quante volte è stata commessa. Generalmente, i contratti collettivi non puniscono questa condotta con la massima sanzione disciplinare. Attenzione però a non confonderla con l’ipotesi ben più grave della assenza ingiustificata dal lavoro o con la simulazione della malattia, condotte – queste sì – che possono essere sanzionate con il licenziamento disciplinare. In ogni caso, se il dipendente non è in casa al momento del controllo, può giustificare la propria assenza all’Inps, ad esempio dimostrando che si trovava dal medico per una visita di controllo.

L’abuso di visite fiscali è mobbing

L’ azienda ha diritto a richiedere le visite fiscali, ma non può vessare il proprio dipendente con continui controlli. Un simile comportamento può infatti essere considerato mobbing.

Lo ha ribadito la Corte d’Appello di Bari, in una sentenza del 2022, pronunciandosi in merito a un caso di 12 visite fiscali in 3 mesi, praticamente una visita a settimana: secondo i giudici, anche se rappresenta l’esercizio di un diritto, un simile atteggiamento può assumere i connotati di una condotta vessatoria e persecutoria che può arrecare danno alla integrità psicofisica del dipendente.

 

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