Regime forfettario: una guida completa e aggiornata

regime forfettario
(foto Shutterstock)

Vediamo insieme quali sono i requisiti, i vantaggi, i limiti e tutte le novità del regime forfettario nel 2026

Il regime forfettario è oggi il principale sistema fiscale agevolato per chi lavora in proprio, come autonomi, freelance e professionisti. È stato introdotto con la Legge di Stabilità 2015 e poi cambiato più volte negli anni. L’idea di base è semplice. Hai meno adempimenti contabili e paghi un’imposta sostitutiva che, di solito, è più conveniente rispetto alla tassazione ordinaria.

Le regole, però, non sono rimaste ferme. Anche nel 2026 ci sono state novità che riguardano chi può entrare, i limiti di fatturato, le situazioni che ti escludono e come si applica l’imposta sostitutiva.

Non tutte le partite IVA usano lo stesso regime fiscale. Esistono regimi diversi in base al “volume d’affari”, cioè il fatturato annuo, oppure in base alla scelta che fai tu in quanto contribuente.

Voce Caratteristica
Limite di ricavi o compensi 85.000 € annui
Aliquota imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni, poi 15%
IVA Non c’è obbligo di applicazione e versamento dell’IVA
Spese per personale o collaboratori Massimo 20.000 €
Reddito da lavoro dipendente Massimo 35.000 € nell’anno precedente
Fattura elettronica Obbligatoria dal 1° gennaio 2024

Regime forfettario: cos’è e come funziona

Il regime forfettario è un sistema fiscale agevolato pensato per aiutarti ad avviare un’attività di lavoro autonomo e per sostenere chi lavora già come partita IVA, se resta entro un certo fatturato annuo, oggi pari a 85.000 €.

Si chiama regime “forfettario” perché le tasse si calcolano su un reddito stabilito “a forfait”, senza usare tutte le spese reali che hai sostenuto. In pratica, al tuo fatturato si applica una percentuale fissa e da lì si ottiene il reddito su cui poi paghi le imposte.

Per molte persone aprire una partita IVA in regime forfettario può essere conveniente, perché l’imposta sostitutiva che prende il posto dell’IRPEF è spesso più bassa rispetto a quella dei regimi ordinari.

La legge di riferimento è la L. 190/2014, che ha definito le regole di base di questo regime.

Come funziona il regime forfettario?

Più nello specifico, capiamo meglio il regime forfettario come funziona e cosa prevede:

  • una percentuale IRPEF molto bassa, pari al 5% per i primi 5 anni e poi al 15% (ed è per questo definita “flat tax”) sulla parte di reddito determinata a “forfait” e in base al settore professionale di appartenenza;
  • non c’è obbligo di applicazione e versamento dell’IVA;
  • non c’è obbligo di registrazione degli importi finanziari in entrata e in uscita;
  • non c’è obbligo di redazione del bilancio a fine anno.

Attenzione: non tutti possono optare per questo regime. Rimangono escluse  tutte le società sia di persone (S.n.c., S.a.s.) che di capitali (S.p.a., S.r.l.) qualunque sia il loro fatturato.

Novità regime forfettario 2026: cosa cambia rispetto al 2025

Rispetto all’anno precedente, nel 2026 non ci sono stati grandi cambiamenti. Il regime forfettario 2026 resta quindi molto simile a quello del 2025.

È stato confermato il limite di ricavi e compensi a 85.000 €, con controlli più attenti su chi supera il tetto massimo.

C’è anche più attenzione alla tracciabilità dei pagamenti e rimangono le stesse aliquote dell’imposta sostitutiva, 15% in generale e 5% per le nuove attività nei primi cinque anni.

Tra le novità più rilevanti c’è la conferma delle regole sulle situazioni che ti escludono dal regime, già rafforzate nel 2025. In particolare, resta valida la soglia per i redditi da lavoro da dipendente. Se nell’anno precedente hai avuto redditi da lavoro da dipendente oltre un certo limite, non puoi usare il forfettario. Questa soglia è salita nel tempo e oggi è pari a 35.000 €.

Regime forfettario: i requisiti​ 

Per avere le agevolazioni del regime forfettario 2026 devi rispettare alcuni limiti precisi:

  • se nello stesso anno hai lavorato anche come dipendente, devi aver avuto al massimo 35.000 € di reddito da lavoro da dipendente;
  • non devi superare 20.000 € di spese per personale dipendente o collaboratori;
  • devi restare entro 85.000 € di ricavi e compensi incassati nell’anno.

L’anno da considerare può cambiare se arrivi da un regime di contabilità ordinaria. In quel caso contano i ricavi secondo il principio di competenza.

Nel conteggio dei ricavi non si sommano eventuali indennità di maternità o altri importi inseriti in dichiarazione dei redditi per migliorare la propria affidabilità ai fini ISA.

Se l’attività è già avviata, questi requisiti vanno rispettati con attenzione. Se invece hai appena aperto la partita IVA, viene preso come riferimento il fatturato presunto.

Aprire una partita IVA in regime forfettario: i requisiti

Aprire una partita IVA in regime forfettario è abbastanza semplice, ma conviene seguire alcuni passaggi per evitare errori fin dall’inizio.

Per prima cosa devi scegliere il codice ATECO giusto, cioè quello che descrive nel modo più corretto l’attività che vuoi svolgere. Dopo questa scelta puoi comunicare l’inizio attività all’Agenzia delle Entrate, presentando il modello AA9/12. In quel modulo indichi anche che vuoi usare il regime forfettario, perché questa scelta va segnalata subito quando apri la partita IVA.

Se preferisci, puoi farti aiutare da un intermediario abilitato, per esempio un commercialista.

Dopo l’apertura devi iscriverti alla gestione previdenziale corretta, quindi INPS oppure un’altra cassa professionale. In alcuni casi devi anche registrarti alla Camera di Commercio.

Anche se la parte fiscale è più semplice, restano alcuni obblighi pratici. Per esempio in fattura devi inserire la dicitura prevista e usare una numerazione progressiva per i documenti che emetti.

Quali sono i costi di una partita IVA regime forfettario​

Quando valuti se aprire una partita IVA, una delle cose più importanti da considerare sono le spese. In genere i costi del regime forfettario sono più contenuti, perché questo sistema nasce proprio per semplificare gli adempimenti e ridurre il peso delle tasse.

Le spese principali di solito sono:

  • i contributi previdenziali, quindi INPS o la tua cassa di riferimento;
  • l’imposta sostitutiva, cioè la tassa che paghi sul reddito calcolato con le regole del forfettario.

Può esserci anche il costo di un commercialista o di chi ti aiuta con la gestione, anche se non è obbligatorio. Nei casi più semplici puoi anche fare da solo o da sola.

Calcolo tasse regime forfettario: come si calcola

Il nome di questo regime si capisce dal modo in cui funziona. Il calcolo delle tasse nel regime forfettario è diverso rispetto agli altri regimi, perché paghi una tassa “fissa” con aliquota al 5% oppure al 15%. Questa tassa si applica solo su una parte dei compensi che hai incassato e fatturato.

La parte su cui paghi le tasse si calcola con una percentuale chiamata coefficiente di redditività. Questa percentuale cambia in base al tuo settore e al codice ATECO.

Facciamo un esempio. Per molte attività professionali il coefficiente è del 78%, mentre per l’intermediazione commerciale è del 62%.

Se, per esempio, un architetto incassa 50.000 €, si prende il 78% di questa cifra. Da quel risultato puoi togliere solo i contributi previdenziali obbligatori che hai versato. Sul valore che resta applichi poi l’aliquota del 5% o del 15%. Questa imposta sostitutiva comprende anche le addizionali comunali e regionali, quindi non le paghi a parte.

È un sistema semplice, ma ha un limite importante. Dato che la percentuale è “forfettaria”, non puoi detrarre le spese reali, cioè non puoi “scaricare” costi come spese mediche o spese legate al lavoro, per esempio computer, viaggi o corsi. L’unica eccezione sono i contributi previdenziali obbligatori. Questo perché la legge considera le spese già “incluse” nel coefficiente di redditività, in base al tuo settore.

Regime forfettario: qual è il limite e cosa succede se si supera?

È una delle domande più comuni. Cosa succede se incassi più della soglia massima? Nel regime forfettario 2026 ci sono limiti di ricavi e compensi, quindi è importante capire cosa cambia quando li superi.

Gli scenari sono due:

  • se incassi più di 85.000 € ma resti entro 100.000 €, perdi il regime forfettario dall’anno successivo;
  • se superi 100.000 €, perdi il regime subito dal momento in cui superi la soglia. Da lì in poi devi applicare l’IVA sulle fatture che emetti dopo il superamento e paghi le tasse su tutto il fatturato con la tassazione ordinaria.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito questi casi e le conseguenze del superamento del limite massimo in una propria circolare.

Dopo quanto tempo si può rientrare nel regime forfettario?​

Se sei uscito dal regime forfettario perché hai superato i limiti, o per altre cause di esclusione, è normale chiederti dopo quanto tempo puoi rientrare.

Non esiste un tempo di attesa uguale per tutti. Dipende dal motivo per cui sei uscito.

Se sei uscito perché hai superato il limite di 85.000 € di ricavi o compensi, l’anno successivo devi usare un altro regime. Se poi torni sotto la soglia, puoi rientrare nel forfettario dall’anno dopo.

Se invece sei stato escluso per motivi “bloccanti”, per esempio perché svolgi l’attività in forma societaria o hai un’altra situazione non compatibile con il regime, non puoi rientrare finché non elimini la causa che ti esclude.

Contributi INPS: regime forfettario

Oltre alle tasse, se lavori in regime forfettario devi considerare anche i contributi previdenziali, che spesso sono una delle spese più importanti della partita IVA. L’importo cambia in base al tipo di attività e all’ente previdenziale a cui sei iscritto o iscritta.

Se lavori in proprio e non hai un albo professionale, di solito versi i contributi INPS. Dunque, generalmente rientri nella gestione separata INPS e i contributi si calcolano sul reddito.

Se invece sei iscritto o iscritta a una Cassa professionale autonoma, valgono le regole della tua categoria, con aliquote e modalità specifiche.

Per alcune persone in forfettario esistono anche agevolazioni. Per esempio, se sei artigiano o commerciante puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS.

È un punto da valutare bene, perché i contributi incidono direttamente su quanto ti resta netto a fine anno.

Regime forfettario: dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria

Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutte le partite IVA in regime forfettario, indipendentemente dal fatturato annuo.

Questo significa che non puoi più usare la fattura cartacea. Devi inviare la fattura in formato elettronico tramite i portali dedicati.

Fai attenzione alle scadenze. In genere la fattura va emessa entro 12 giorni dall’operazione oppure dall’incasso, in base a come funziona la tua attività.

Se non rispetti le regole, possono scattare sanzioni dal 5% al 10% dell’importo, oppure da 250 € a 2.000 €.

Maternità partita IVA regime forfettario

Anche se lavori in proprio con partita IVA in regime forfettario hai diritto alle tutele per la maternità, se sei iscritta alla gestione previdenziale corretta e sei in regola con i contributi.

Se sei iscritta a una cassa professionale, devi seguire le regole specifiche della tua cassa, perché possono cambiare da categoria a categoria.

Se invece sei iscritta alla Gestione Separata INPS, l’importo viene calcolato in base al tuo reddito, oppure al minimale contributivo. In genere l’indennità è pari all’80% del reddito medio giornaliero per 5 mesi.

Questa prestazione può essere riconosciuta anche se continui a lavorare, perché tiene conto del fatto che, con un’attività autonoma, non sempre è possibile fermarsi del tutto.

Regime forfettario e lavoro dipendente

Avere insieme regime forfettario e lavoro da dipendente è una scelta comune se vuoi avviare un’attività in proprio senza rinunciare alla stabilità dello stipendio. La legge permette questa combinazione, ma devi rispettare un limite sul reddito da lavoro da dipendente.

Nel 2026 puoi restare nel forfettario anche se hai un contratto da dipendente, a patto che nell’anno precedente tu non abbia superato 35.000 € di reddito da lavoro da dipendente. Se superi questa soglia, non puoi entrare nel regime forfettario oppure ne esci dall’anno successivo.

Ci sono però alcune regole importanti da tenere a mente. Se il rapporto di lavoro da dipendente è terminato nell’anno precedente, il limite dei 35.000 € non si applica e puoi entrare nel forfettario anche se avevi guadagnato di più.

Resta sempre valida un’altra esclusione. Non puoi fatturare in modo prevalente verso chi ti dà lavoro adesso, o verso chi ti ha dato lavoro nei due anni precedenti. Questa regola serve a evitare “falsi” passaggi da lavoro da dipendente a partita IVA solo per pagare meno tasse.

Regime forfettario e pensione​

Il rapporto tra regime forfettario e pensione è un tema importante, soprattutto se lavori in proprio.

Anche nel regime forfettario maturi il diritto alla pensione, a patto che tu sia iscritto o iscritta alla gestione previdenziale corretta e che versi i contributi con regolarità.

Tieni però presente un punto chiave. Nel forfettario i contributi si calcolano su un reddito “ridotto”, perché si applica il coefficiente di redditività. Questo può portare a versare contributi su una base più bassa rispetto al reddito che incassi davvero, e quindi a costruire una pensione futura più bassa rispetto ad altri regimi.

Per questo molte persone con partita IVA scelgono di affiancare anche a forme di previdenza complementare, cioè un fondo pensione o strumenti simili, per avere un’integrazione in futuro.

Come si fa a chiudere una partita IVA regime forfettario?​

Per chiudere una partita IVA in regime forfettario devi fare, in pratica, i passaggi “al contrario” rispetto all’apertura.

Devi comunicare la cessazione all’Agenzia delle Entrate compilando il modello AA9/12 e indicando la data di chiusura dell’attività. Puoi inviare tutto online tramite i servizi telematici dell’Agenzia, oppure farti aiutare da un intermediario abilitato.

Se sei iscritto o iscritta all’INPS o a una cassa previdenziale, devi comunicare la chiusura anche lì, così si interrompe il versamento dei contributi.

Se poi sei iscritto o iscritta al Registro delle Imprese, devi fare anche la cancellazione presso la Camera di Commercio.

 

Cos’è il regime forfettario?

Il regime forfettario è un sistema fiscale agevolato per autonomi, freelance e professionisti che rispettano determinati limiti di ricavi o compensi.

Qual è il limite di ricavi o compensi per restare nel regime forfettario nel 2026?

Nel 2026 il limite di ricavi e compensi per restare nel regime forfettario è pari a 85.000 €.

La fattura elettronica è obbligatoria nel regime forfettario?

Sì, dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutte le partite IVA in regime forfettario, indipendentemente dal fatturato annuo.

 

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