Il trattamento integrativo

Trattamento integrativo
(foto Shutterstock)

Guida completa sulla voce che aumenta il netto in busta paga e abbatte l’imposta da pagare

Il trattamento integrativo era conosciuto con il nome di “bonus Renzi” in quanto era stato introdotto dal Governo guidato da Matteo Renzi. 

A partire dal 2020, è stato modificato sia il nome che le regole di riconoscimento. Oggi, infatti, sono previsti importi maggiori rispetto alla versione precedente del bonus, ma solo per alcune fasce di reddito

Il Decreto Legge 31 Dicembre 2020 è molto chiaro sull’applicazione di questo nuovo contributo, che diminuisce le imposte in busta paga e permette ai lavoratori dipendenti di avere uno stipendio netto più alto

Se hai più redditi da lavoro dipendente durante l’anno, dovrai prestare attenzione a non superare le soglie previste per ottenere il trattamento integrativo, altrimenti potresti pagare cifre elevate in sede di conguaglio fiscale di fine anno e/o nel 730. In questo articolo capiremo meglio come fare, iniziamo!

Cos’è il trattamento integrativo (ex bonus renzi)  

L’ex bonus Renzi è una misura volta a ridurre la pressione fiscale e cioè l’IRPEF da pagare annualmente. 

Si tratta di una somma che si aggiunge alla retribuzione netta e che quindi aumenta il tuo stipendio fino a 1.200 euro all’anno. 

Questo beneficio viene garantito dallo Stato, ma nel caso tu abbia un lavoro subordinato viene anticipato dal tuo datore di lavoro. Questo significa che se ne hai diritto troverai l’importo direttamente in busta paga e il datore di lavoro lo recupererà in un secondo momento con il pagamento degli importi dovuti allo Stato.

In alcuni cedolini paga potrebbe trovarsi sotto la voce “T.i.r.”, cioè trattamento integrativo al reddito, oppure può essere indicato semplicemente come “trattamento integrativo d.l. 21/2020”. Il numero si riferisce alla legge da cui deriva.

A chi è rivolto il trattamento integrativo 

Il trattamento integrativo viene di norma garantito a chi ha un lavoro dipendente o a chi percepisce redditi detti “assimilabili” a quelli da lavoro dipendente.

Cosa sono i redditi assimilabili? potremmo definirli fonti di guadagno che non derivano da un rapporto di lavoro subordinato, ma da qualcosa di simile. Pensiamo, ad esempio, ai compensi pagati ai soci di cooperative, alle borse di studio e alle somme pagate per periodi di addestramento professionale. L’articolo 50 del TUIR, comunque, offre un elenco completo delle cifre e dei compensi che rientrano nella definizione di reddito assimilato.  

Da ricordare, poi, che si può ricevere il trattamento integrativo anche quando prendi l’indennità di disoccupazione NASpI

Per riassumere quindi, può ottenere l’ex bonus Renzi:

  • il personale dipendente
  • alcune tipologie di lavoratori che producono redditi da lavoro assimilati a lavoro dipendente, per esempio chi prende la Naspi, gli stagisti e i tirocinanti, lavoratori e lavoratrici in congedo, amministratori e altri.

Restano invece escluse tutte le altre categorie professionali, i pensionati e coloro che non raggiungono i requisiti minimi di reddito.

Serve fare domanda? No, per ottenerlo non serve fare una richiesta o depositare una autocertificazione specifica, ricorda però che il suo importo varia in base al reddito e viene meno dopo una data soglia. 

È molto importante monitorare questa soglia: se hai diversi redditi da lavoro dipendente e pensi di superarla, infatti, è tuo onere chiedere al datore di lavoro che non ti venga riconosciuto il trattamento integrativo, altrimenti potresti dover restituire al fisco grosse cifre nel momento in cui fai la dichiarazione dei redditi

Trattamento integrativo 2024: cosa cambia? 

Per il 2024 il trattamento integrativo fino a 100 euro si applica ancora, ma segue un metodo di calcolo diverso dallo scorso anno. 

Per ricevere l’importo nella sua misura massima, cioè 1.200 euro, è necessario avere un reddito inferiore ai 15.000 euro. Sopra questa soglia l’importo andrà a diminuire, affiancandosi a un calcolo matematico che mette insieme le detrazioni spettanti e l’imposta lorda. Vediamo nel dettaglio.

In primo luogo, i contribuenti che si ritrovano nella fascia di reddito definita “no tax area” (cioè da 0 a 8.174 euro) non hanno diritto al trattamento integrativo. 

Per i redditi compresi tra 8.174,01 euro e 15.000 euro, il bonus 100 euro nel 2024 spetta se l’IRPEF lorda dovuta è superiore alle detrazioni da lavoro che si devono ricevere (che per il 2024 sono pari a 1.955 euro) diminuita di 75 euro in rapporto ai giorni di lavoro effettivi. 

In altre parole, per il 2024 hai diritto al trattamento integrativo se l’irpef lorda è più alta delle detrazioni da lavoro dipendente e quindi maggiore di 1.880 euro (cioè la differenza tra 1.955 euro e 75 euro). Dunque, fini del trattamento integrativo, l’importo delle detrazioni resta uguale agli anni precedenti.

Il bonus Renzi 2024 non esiste. Ora si chiama, come abbiamo visto, trattamento integrativo e spetterà in misura piena a chi ha un reddito da lavoro fino a 15.000 euro, mentre fino a 28.000 euro spetta in misura ridotta. A partire dai 15.001 euro e fino ai 28.000 euro, infatti, viene riconosciuto solo se la somma di alcune detrazioni è superiore all’IRPEF lorda.

Calcolo trattamento integrativo

Capito meglio le regole con cui viene riconosciuto il trattamento integrativo, cerchiamo ora di entrare ancora di più nel dettaglio. 

L’importo massimo della misura è di 1.200 euro, che vengono ripartiti per i 12 mesi dell’anno. Dividendo 1.200 per 12, otteniamo all’incirca 100 euro mensili.

Come già accennato, con la modifica degli scaglioni IRPEF, è cambiato anche il calcolo del trattamento integrativo. Rispetto allo scorso anno non cambia nulla per i redditi al di sotto dei 15.000 euro annui, cambia invece per i redditi compresi tra i 15.000 e i 28.000 euro.

Con reddito fino a 15.000 euro annui spetta un trattamento integrativo pari a circa 100 euro al mese solo se l’imposta lorda supera le detrazioni da lavoro dipendente che ti spettano.

Per i redditi tra 15.001 euro e 28.000 euro per il 2024, il trattamento integrativo spetta solo se l’ammontare di alcune detrazioni supera l’IRPEF lorda dovuta. In questa situazione, l’importo del bonus dipenderà dalla differenza tra la somma delle detrazioni e l’imposta lorda. 

Quali sono le detrazioni da tenere in considerazione? Nello specifico sono 7:  

  • familiari a carico;
  • mutui agrari;
  • mutui immobiliari per l’acquisto della prima casa fino al 31 dicembre 2022;
  • redditi da lavoro dipendente e assimilati;
  • spese sanitarie;
  • spese per i lavori in casa, dalle ristrutturazioni alla riqualificazione energetica;
  • erogazioni liberali.

In altre parole coloro che non hanno una di queste tipologie di detrazioni, potrebbero perdere il diritto al trattamento integrativo. 

Attenzione: l’importo del trattamento non sarà sempre uguale, ma avrà delle variazioni in più o in meno di pochi euro, in base ai giorni indennizzabili del mese. L’ammontare del trattamento integrativo, infatti, è rapportato al periodo di lavoro nell’anno.

Prima abbiamo accennato che hai diritto al trattamento integrativo anche nel caso in cui tu prenda l’indennità di disoccupazione. La somma NASpI pagata dall’INPS, infatti, è considerata reddito assimilato a quello da lavoro dipendente. Vediamo, dunque, in questo caso come funziona. 

Come fare domanda del trattamento integrativo NASpI 

Prima di tutto è bene sottolineare che parlare di trattamento integrativo IRPEF e di trattamento integrativo NASpI è la stessa cosa perché le regole che si applicano in riferimento ad un reddito da lavoro dipendente sono le medesime di quelle di un reddito assimilato. 

Premesso questo, in ogni caso per ottenere questo tipo di bonus sull’IRPEF, non dovrai inviare alcuna richiesta. Se ti spetta, l’incentivo viene calcolato e dato in via del tutto automatica dall’INPS, sulla base dei redditi che hai denunciato.

Può accadere che il trattamento integrativo NASpI spesso non ti venga pagato il giorno in cui ricevi l’indennità di disoccupazione: non ti preoccupare, perché il giorno di pagamento varia da persona a persona.

Per questo motivo, ricorda che è importante dare comunicazione all’INPS se aumenti il tuo reddito. In questo modo l’istituto saprà sempre qual è l’importo che deve darti e tu non andrai incontro a spiacevoli sorprese.

Infatti, se ricevi una cifra superiore a quella che ti spetta, al momento della dichiarazione dei redditi dovrai restituire dei soldi, una cosa per niente piacevole!

Trattamento integrativo NASpI: quanto dura 

Il trattamento integrativo dura per tutti i 12 mesi dell’anno. Sia nel caso di redditi inferiori ai 15.000 euro che superiori, il trattamento integrativo verrà suddiviso per tutti i 12 mesi dell’anno. 

Pagamento NASpI: quando arriva il trattamento 

Il pagamento del trattamento integrativo 2024 non sempre coincide a quando arriva la Naspi.

Infatti, i pagamenti del trattamento integrativo avvengono, generalmente, in un periodo successivo. Non è possibile indicare una data di pagamento Naspi, visto che non c’è una data precisa nel mese.

Perché non mi arriva il trattamento integrativo NASpI? 

Se il trattamento Naspi non arriva, non ti preoccupare.

Prima di tutto ricordiamo che il primo pagamento può avvenire anche con un paio di mesi di ritardo rispetto al pagamento della Naspi, ma gli importi che vengono versati comprenderanno, poi, anche quelli dovuti e non ancora ricevuti.

Nel caso in cui tu non dovessi percepire il trattamento mensilmente, ma ne dovessi avere comunque diritto, invece, nulla andrebbe perso: recupereresti automaticamente gli arretrati in sede di dichiarazione dei redditi.

Per tenere traccia dei pagamenti di questo bonus, puoi accedere al Fascicolo Previdenziale del Cittadino messo a disposizione dal sito INPS, accedendo con le tue credenziali SPID o CIE. 

Una volta effettuato l’accesso, per verificare l’effettivo pagamento del trattamento, bisognerà cliccare sul sottomenu della parte di sinistra dello schermo, alla voce “Pagamenti Piattaforma Fiscale”.

Trattamento integrativo in sede di conguaglio fiscale

Troverai le somme incassate a titolo di trattamento integrativo nella tua Certificazione Unica (CU) e quindi nel modello 730. Ricorda però che questi importi non sono imponibili ai fini delle imposte sui redditi, delle addizionali comunali o regionali. Questo vuol dire che non dovrai pagare alcuna cifra in più per aver percepito queste somme.

 

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