Opzione Donna: cos’è e quali sono le ultime novità

(foto Shutterstock)

Opzione donna non è stata rinnovata nel 2026

Opzione donna: cos’è

Dal 2004 fino al 2025 le lavoratrici potevano anticipare la pensione grazie all’Opzione Donna.

Questa forma di pensione anticipata prevedeva un trattamento pensionistico calcolato con il sistema contributivo ed era riconosciuta su richiesta alle lavoratrici dipendenti e autonome che avevano maturato i requisiti di legge.

Cosa significa? Indipendentemente dalla propria storia lavorativa e contributiva, per accedere a questa opzione avresti dovuto obbligatoriamente accettare il ricalcolo della pensione interamente con il sistema contributivo, un calcolo che poteva incidere sull’importo finale del trattamento.

Requisiti Opzione donna 2025​

Per poter accedere all’anticipo pensionistico, era necessario combinare tra loro più requisiti, e cioè:

  • requisito anagrafico: 61 anni di anzianità, che scendeva di 1 anno per ogni figlio, con il massimo di 2;
  • requisito contributivo, di 35 anni;
  • requisito soggettivo: era una condizione particolare, legata direttamente a te, che dovevi ritrovarti in una delle condizioni richieste.

Specifichiamo meglio quindi quali siano le tre casistiche che rientravano nel cosiddetto “requisito soggettivo”. Come richiedente dovevi essere:

  • una caregiver che assisteva, da almeno 6 mesi, persone disabili conviventi con handicap in situazione di gravità ex legge 104 1992;
  • una lavoratrice con riduzione della capacità lavorativa pari o oltre il 74%;
  • licenziata o dipendente in aziende in cui era presente un tavolo di crisi aziendale aperto presso il Ministero.

Opzione donna: il requisito contributivo

Potevano accedere alla pensione anticipata con Opzione Donna le lavoratrici che, entro il 31 dicembre 2024, avessero maturato un’anzianità contributiva di almeno 35 anni. Questo requisito valeva sia per le lavoratrici dipendenti che per le autonome.

Per raggiungere il requisito dei 35 anni di contribuzione, oltre ai contributi ordinari, venivano considerati anche:

  • contributi da riscatto;
  • contributi da ricongiunzione;
  • contributi figurativi, eccetto quelli relativi a malattia o disoccupazione.

Per presentare la richiesta di pensione, dovevi aver cessato il rapporto di lavoro. Tuttavia, questo requisito riguardava solo le lavoratrici dipendenti: per le autonome, invece, non era richiesta la cessazione dell’attività.

Opzione donna 2025: quanto si perde

Se avessi scelto di andare in pensione con Opzione Donna 2025, l’assegno pensionistico poteva essere inferiore rispetto a quello ottenuto con le forme pensionistiche ordinarie.

Come mai? Il motivo principale è il metodo di calcolo utilizzato.

Questo aspetto non riguardava chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, perché in questo caso la pensione era già calcolata interamente con il sistema contributivo.

Per capire meglio, vediamo i tre metodi di calcolo della pensione in Italia:

  • sistema retributivo: riguarda chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e ha maturato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. La pensione è calcolata sugli ultimi stipendi percepiti, con un passaggio al sistema contributivo dal 2012 in poi;
  • sistema misto: si applica a chi, al 31 dicembre 1995, aveva meno di 18 anni di contributi. La pensione viene calcolata in parte con il sistema retributivo (per i contributi versati fino al 1995) e in parte con il sistema contributivo (per i contributi successivi);
  • sistema contributivo: è utilizzato per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi. La pensione viene calcolata esclusivamente sui contributi versati nell’arco della vita lavorativa.

Con Opzione Donna, la pensione poteva risultare inferiore per due motivi principali:

  1. accedevi alla pensione con meno anni di contribuzione rispetto alle altre forme ordinarie;
  2. la pensione veniva ricalcolata interamente con il sistema contributivo, anche se avresti avuto diritto al sistema misto o retributivo.

Il calcolo della pensione con Opzione Donna seguiva questi passaggi:

  • individuare la retribuzione annua;
  • calcolare i contributi di ogni anno;
  • determinare il montante individuale (la somma dei contributi accumulati);
  • applicare il coefficiente di trasformazione, che varia in base all’età del pensionamento.

Per valutare la convenienza della scelta, l’INPS metteva a disposizione un servizio di simulazione della pensione, utile per calcolare l’importo dell’assegno spettante.

Come fare domanda per la pensione anticipata opzione donna

Una volta maturati i requisiti, per richiedere l’accesso a Opzione Donna, dovevi accedere alla piattaforma INPS utilizzando le tue credenziali SPID, CNS o CIE e recarti nella sezione dedicata.

Successivamente, era possibile inviare la domanda di pensione direttamente online.

In caso di bisogno, potevi e puoi trovare supporto tecnico con queste modalità:

  • contattare il Contact Center INPS al 803.164 (da rete fissa) o 06.164.164 (da cellulare);
  • rivolgerti a un patronato per assistenza.

Per quanto riguarda la decorrenza del trattamento, era prevista una “finestra mobile”, ovvero un periodo di attesa tra la richiesta della pensione e il primo pagamento:

  • 12 mesi per le lavoratrici dipendenti;
  • 18 mesi per le lavoratrici autonome.

La Legge di Bilancio 2026 non rinnova Opzione Donna

La Legge di bilancio 2026 ha definitivamente archiviato “Opzione Donna”, il sistema che fino al 2025 permetteva ad alcune lavoratrici di andare in pensione in anticipo.

Per accedere a questa misura, bisognava avere almeno 61 anni e 35 anni di contributi. Erano inoltre previste anche agevolazioni che abbassavano l’età minima in presenza di uno o due figli.

Oltre all’età e ai contributi, saresti dovuta rientrare in specifiche situazioni personali, come:

  • assistere un familiare con disabilità;
  • avere una riduzione della capacità lavorativa;
  • essere coinvolta in una crisi aziendale.

La pensione veniva calcolata in base ai contributi versati e i tempi di ricezione variavano a seconda che tu fossi dipendente o autonoma.

 

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