Rinnovata l’APE sociale, misura di accompagnamento alla pensione per alcune categorie di lavoratori come disoccupati, invalidi, caregiver, mansioni gravose
L’APE Sociale è una misura che ti permette di lasciare il lavoro prima della pensione, se ti trovi in una situazione di difficoltà. Non è una pensione vera e propria. È un’indennità mensile pagata dallo Stato tramite l’INPS, che ti accompagna fino a quando puoi accedere alla pensione ordinaria.
È stata introdotta con la Legge di Bilancio 2017 e negli anni è stata prorogata più volte.
Per fare domanda devi avere requisiti precisi di età e di contributi, e devi rientrare in una delle situazioni previste dalla norma. In genere riguarda chi è senza lavoro, chi ha un’invalidità riconosciuta, chi assiste un familiare con disabilità oppure chi ha svolto mansioni gravose.
L’APE Sociale è un anticipo pensionistico che ti permette di arrivare alla pensione prima dell’età ordinaria, se rientri in alcune categorie tutelate.
La misura è pensata per chi si trova in situazioni più difficili, per esempio se sei senza lavoro da tempo, se sei un caregiver, se hai un’invalidità con una riduzione della capacità lavorativa di almeno 74%, oppure se hai svolto lavori gravosi.
L’APE Sociale è stata rinnovata anche per il 2026. Restano valide le regole introdotte negli ultimi anni e i requisiti previsti per accedere a questa forma di uscita anticipata.
Nel 2026 alcune misure che permettevano di uscire prima dal lavoro, come Quota 103 e Opzione Donna, non sono state prorogate. È stata invece confermata la possibilità di accedere all’APE Sociale.
L’APE Sociale è un anticipo pensionistico introdotto dal 1° maggio 2017. Nel tempo è stata prorogata e aggiornata, soprattutto nei requisiti per fare domanda.
Dal 2024 il requisito di età è salito a 63 anni e 5 mesi, invece dei 63 anni previsti prima. L’APE Sociale 2026 conferma questa età minima, ma non basta solo questo.
Per accedere serve anche un numero minimo di anni di contributi, che cambia in base alla tua situazione, per esempio se sei senza lavoro, se assisti un familiare, se hai un’invalidità riconosciuta o se hai svolto lavori gravosi.
Se confronti l’APE Sociale 2026 con l’APE Sociale 2025, la differenza principale è che non cambia quasi nulla. La misura viene semplicemente confermata anche per il 2026, mantenendo lo stesso impianto già noto.
Restano quindi gli stessi requisiti di età e di contributi, così come le categorie che possono accedere al beneficio.
Non cambia neppure l’importo massimo dell’indennità. In pratica, l’assegno resta collegato alla pensione che hai maturato al momento della domanda, entro il tetto previsto. Restano valide anche le regole che limitano il cumulo con redditi da lavoro, già introdotte negli ultimi anni e confermate.
Più che una riforma, quindi, si tratta di una continuità rispetto al 2025 e al 2024, per garantire anche nel 2026 uno strumento di accompagnamento alla pensione per chi si trova in una situazione più difficile.
Per accedere all’APE Sociale 2026 devi soddisfare una serie di requisiti generali e specifici, in base alla categoria a cui appartieni.
Puoi fare richiesta dell’APE Sociale se:
Anche se possiedi i requisiti generali, l’APE Sociale è riservata solo a determinate categorie di lavoratori. Puoi fare richiesta se rientri in una di queste situazioni:
Per ottenere l’APE Sociale, oltre ai requisiti anagrafici, devi aver maturato una certa anzianità contributiva, che varia in base alla categoria lavorativa:
Se sei una donna e rientri nelle categorie di disoccupati o lavoratori gravosi, hai diritto a una riduzione del requisito contributivo di 12 mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 2 anni.
L’APE Sociale è una forma speciale di anticipo che ti aiuta ad arrivare alla pensione di vecchiaia, se rientri in alcune categorie tutelate.
Non è una pensione vera e propria. È un’indennità pagata dall’INPS, ma i soldi arrivano dallo Stato. La ricevi fino a quando maturi i requisiti per andare in pensione con le regole ordinarie.
È importante sapere che l’APE Sociale non si può cumulare con altri aiuti legati alla disoccupazione, per esempio la NASpILa “Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego” (NASpI) è un’indennità mensile di disoccupazione, istituita in relazione agli eventi di disoccupazione involontaria che si sono verificati dal 1° maggio 2015. Leggi. Inoltre non è compatibile con una pensione diretta già in pagamento.
Dal punto di vista fiscale, l’importo viene trattato come un reddito simile a quello da lavoro dipendente. Questo significa che puoi avere le detrazioniSono una somma da sottrarre alle imposte che dovrebbero essere pagate annualmente. Vengono riconosciute in base a determinati requisiti di reddito e personali. Leggi previste per questa categoria di reddito.
Il funzionamento è semplice. L’INPS ti paga l’indennità ogni mese, con un cedolino simile a quello della pensione. Di norma inizi a riceverla dal mese successivo all’accoglimento della domanda e viene pagata per 12 mensilità all’anno, fino a quando raggiungi i requisiti per la pensione di vecchiaia.
Per essere quanto più chiari possibili, facciamo un esempio, ipotizzando che tu sia una persona disoccupata.
Che cosa devi fare per accedere all’Ape sociale 2026? Ecco i requisiti:
Una volta in possesso dei requisiti per poter accedere, dovrai fare domanda tramite la piattaforma INPS e attendere che la domanda venga controllata ed eventualmente accolta.
Quando si parla di importo della pensione dopo l’APE Sociale, è utile chiarire subito una cosa. L’APE Sociale non è una pensione, ma un’indennità “ponte” che ti accompagna fino a quando puoi andare in pensione con le regole ordinarie.
Se ti chiedi quanto si prende con l’APE Sociale, l’importo corrisponde alla pensione che hai maturato al momento della domanda, con un tetto massimo di 1.500 € al mese.
Quando poi arrivi alla pensione definitiva, l’assegno viene calcolato in base ai contributi che hai davvero versato. Il periodo in APE Sociale non aggiunge nuovi contributi, quindi non fa crescere l’importo della pensione finale.
In pratica, la pensione che riceverai dopo l’APE Sociale dipende dalla tua storia contributiva prima della domanda e, durante l’APE, non aumenta solo perché passa il tempo.
Rispetto agli anni precedenti, l’importo mensile dell’APE Sociale non cambia in modo sostanziale. La differenza principale può dipendere da dove hai versato i contributi, cioè se li hai versati tutti nella stessa gestione oppure in più gestioni:
Quando ti chiedi quanto si perde con l’APE Sociale, il confronto da fare è tra il tuo stipendio mensile e l’importo che puoi ricevere. Se la tua retribuzione era più alta, devi considerare che l’APE Sociale non può superare 1.500 € al mese.
I requisiti per accedere all’APE Sociale devono essere maturati entro il 31 dicembre 2026. Quindi puoi fare domanda anche se li hai raggiunti nel 2025 o in un anno precedente.
C’è però un punto importante. Oltre a maturare i requisiti entro fine 2026, devi rispettare anche le scadenze per la domanda di riconoscimento del diritto:
Di conseguenza, l’ultima data utile per presentare la domanda è il 30 novembre 2026.
Devi fare domanda sul sito dell’INPS e di solito si articola in due passaggi. Prima chiedi il riconoscimento del diritto alla misura. Dopo l’esito positivo, invii la domanda per ricevere l’indennità.
Per la prima domanda puoi muoverti anche se non hai ancora completato tutti i requisiti. In particolare, possono mancare ancora questi elementi, purché li raggiunga entro il 31 dicembre 2026:
Se invece hai già tutti i requisiti, puoi inviare anche subito la richiesta per la liquidazione dell’APE Sociale, senza dover aspettare una seconda fase.
Se la domanda viene accolta, l’indennità parte dal primo giorno del mese successivo a quello in cui presenti la domanda di trattamento.
Puoi fare tutto in autonomia dal portale INPS oppure farti aiutare da un patronato. In alternativa, puoi rivolgerti anche agli uffici INPS.
Attenzione, l’APE Sociale viene riconosciuta solo entro i limiti di spesa annuali previsti.
L’indennità che ricevi con l’APE Sociale è legata alla cessazione dell’attività lavorativa. In pratica, per presentare domanda il tuo rapporto di lavoro deve essere già concluso quando invii la richiesta.
Questa regola valeva anche nel 2024 e nel 2025, quindi non è una novità peggiorativa.
Di conseguenza, mentre percepisci l’indennità non puoi svolgere un lavoro continuativo, perché l’APE Sociale è pensata proprio come sostegno “ponte” fino alla pensione ordinaria.
C’è però un’unica eccezione prevista. Puoi fare lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 € lordi all’anno.
Quando ti chiedi se l’APE Sociale fa reddito, la risposta è sì. L’indennità viene considerata un reddito imponibile. Questo significa che l’importo che ricevi ogni mese è soggetto a IRPEF, in modo simile a una pensione.
L’INPS trattiene le imposte direttamente e ogni anno ti rilascia la Certificazione UnicaÈ un documento ufficiale utile ai fini previdenziali, assicurativi e fiscali che attesta i redditi percepiti e i contributi versati per un determinato contribuente. I sostituti di imposta sono i responsabili dell’emissione per i redditi erogati. Leggi, che puoi usare per la dichiarazione dei redditi.
È utile ricordare anche questi punti.
In pratica, dal punto di vista fiscale si comporta come un reddito tassato, mentre dal punto di vista previdenziale resta un’indennità temporanea che ti accompagna fino alla pensione vera e propria.
Quando si parla di APE Sociale e reversibilità, c’è un punto da chiarire subito. L’APE Sociale non è una pensione, ma un’indennità temporanea, quindi non è reversibile.
Se la persona che la riceve viene a mancare, l’indennità si interrompe e non passa ai familiari. Non dà quindi diritto a un trattamento per i superstiti.
La reversibilità può eventualmente entrare in gioco solo dopo, quando la persona arriva a una pensione vera e propria, come la pensione di vecchiaia o un’altra pensione prevista dalle regole ordinarie. Fino a quel momento, l’APE Sociale resta un sostegno personale e provvisorio, legato solo a chi ne ha fatto richiesta.
Di norma l’APE Sociale non va restituita, se la ricevi rispettando tutte le regole.
Il problema nasce solo quando l’indennità viene incassata senza averne diritto, oppure quando perdi i requisiti durante il periodo in cui la percepisci e non lo comunichi all’INPS.
Può succedere, per esempio, se riprendi a lavorare in modo non consentito, oppure se superi il limite di 5.000 € lordi annui previsto per il lavoro autonomo occasionale. Un’altra situazione tipica è quando, dopo i controlli, risulta che al momento della domanda mancavano i requisiti richiesti.
In questi casi l’INPS può chiederti di restituire le somme ricevute in modo non corretto.
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