Reddito di cittadinanza 2023, cosa cambia

Reddito di cittadinanza: che cosa cambia dal 2023

(foto Shutterstock)

Con la nuova Legge di Bilancio, il Governo si prepara a una significativa riduzione del reddito di cittadinanza

Con la votazione del Senato del 29 dicembre 2022, il Parlamento ha definitivamente approvato la Legge di Bilancio 2023. Si tratta senza dubbio dell’intervento normativo più importante dell’anno perché stabilisce gli stanziamenti a favore delle singole voci di spese.

Sono molti gli interventi che vanno a impattare sul mondo del lavoro: dal taglio del cuneo fiscale agli incentivi per le assunzioni dei giovani under 36.

Novità anche per il reddito di cittadinanza: diminuisce il numero massimo di mensilità e si perde l’assegno in caso di rifiuto anche della prima offerta di lavoro. Sono novità che riguardano oltre mezzo milioni di cittadini.

Che cosa cambia nel 2023?

Analizzando i dati ufficiali dal momento della sua introduzione nel 2019, risulta che questo tipo di sussidio, nella sua formulazione originaria, non ha raggiunto lo scopo primario per il quale era stato introdotto, cioè il reinserimento nel mercato del lavoro. Per questa ragione, le novità introdotte dal Governo si muovono nella direzione di sollecitare i beneficiari nella ricerca di un’occupazione.

La prima novità, infatti, riguarda la durata. Prima della riforma era possibile percepire il reddito per 16 mesi con possibilità di rinnovo e proroga dell’assegno. Invece, nel 2023, la durata massima del reddito di cittadinanza è pari a 8 mesi.

Questa riduzione del trattamento si applica esclusivamente ai cosiddetti “occupabili”, ossia coloro che hanno un’età tra i 18 e i 59 anni, abili al lavoro. Invece nulla cambia per i nuclei familiari con minori, anziani o disabili.

Perdita dell’assegno se si rifiuta anche una sola offerta di lavoro

I centri per l’impiego e i navigator, a cui era stato affidato uno dei principali compiti, si sono trovati in estrema difficoltà nel presentare delle offerte di lavoro ai percettori del reddito di cittadinanza.

Non solo: prima i beneficiari potevano rifiutare fino a tre offerte, prima di perdere l’assegno, circostanza che di fatto non si è mai verificata per assenza delle offerte di lavoro.

Nel tempo, la norma è stata cambiata e il numero di offerte di lavoro, prima di perdere l’assegno, è stato diminuito a due.

La Legge di Bilancio ha infine ridotto ai minimi termini la possibilità di rifiutare il posto di lavoro: basta rifiutare anche una sola offerta di lavoro e si perde il diritto a percepire il sussidio.

Obblighi di formazione e aggiornamento

Anche questo è un aspetto legato strettamente alla finalità di aumentare le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro. I soggetti “occupabili” devono frequentare corsi di formazione o aggiornamento proposti dagli enti competenti.

Se chi percepisce il reddito non frequenta questi corsi, perde il sussidio. L’obiettivo è chiaro: da un lato, evitare che chi è percettore resti passivo e stimolare un comportamento proattivo che faciliti l’inserimento lavorativo.

Quando entra in vigore

Inizialmente il Governo avrebbe voluto cancellare completamente il beneficio a partire dal 1° gennaio 2023, ma ha preferito optare per un periodo di passaggio per tutelare i più bisognosi.

Le nuove disposizioni sono quindi in vigore da gennaio 2023.

 

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