Falso certificato di malattia: ecco quali reati si rischiano

(foto Shutterstock)

Il dipendente che fa credere di avere una malattia inesistente commette un grave reato

IL FATTO

Un lavoratore dipendente aveva ottenuto un certificato di malattia della durata di cinque giorni per un’infiammazione del ginocchio, guaribile stando rigorosamente a riposo.
La visita medica non era mai avvenuta, il dipendente aveva descritto telefonicamente i propri sintomi al medico, che in buona fede gli aveva prescritto il periodo di riposo.
Successivamente, la sera del quarto giorno di assenza dal posto di lavoro, il lavoratore era poi stato sorpreso in una pizzeria a mangiare e a ballare.

Che cosa rischia il lavoratore che finge di essere malato?

COS’È UN CERTIFICATO MEDICO FALSO?

Un certificato medico falso è un’attestazione che riporta informazioni mediche non vere.
In ambito lavorativo rappresenta una certificazione che dimostra uno stato di infortunio o malattia, da parte di un lavoratore dipendente, che in realtà non esiste.

Il certificato medico falso serve a simulare una condizione inesistente, molto spesso grazie alla collaborazione di un medico complice che firma il documento, o convincendo il medico a credere ad una patologia non presente.
Il certificato è falso sia se riporta una patologia o un infortunio del tutto assenti oppure se accentua ed amplifica in maniera eccessiva i sintomi di una malattia o le conseguenze di un incidente.

LA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Il lavoratore, attraverso una falsa descrizione della malattia, ha portato il medico a sbagliare in buona fede la diagnosi. Questo comportamento evidenzia la presenza del reato penale di falso ideologico compiuto dal dipendente.
Il fatto che il medico non abbia effettuato direttamente l’accertamento dello stato di salute del lavoratore, ma si sia limitato a prendere per buone le sensazioni descritte dal paziente, non consente di escludere l’inganno, e quindi la falsità del documento emesso.

Secondo la Corte di Cassazione, inoltre, il comportamento del lavoratore che utilizza un falso certificato medico anche per giustificare l’assenza retribuita dal luogo di lavoro, dimostra la presenza del reato di truffa.

Per queste motivazioni il lavoratore è stato ritenuto colpevole di entrambi i reati come deciso nella sentenza del 31 ottobre 2019 n. 44578.

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