Uno dei migliori gelati d’Italia, dai detenuti lavoratori del carcere di Padova

(Foto facebook.com/PasticceriaGiotto)

Il progetto di inclusione lavorativa della Cooperativa Giotto è tra quelli di maggiore successo in Italia: i casi di recidiva crollano e la qualità dei prodotti è riconosciuta anche dal Gambero Rosso

C’è un laboratorio dolciario, alla periferia di Padova, dove ogni pasticcere ha una storia da raccontare. Una storia difficile, dove spesso si incrociano emarginazione, sfortuna, grandi errori, ma anche la volontà di redimersi e di ricostruirsi una vita nuova, in libertà. L’esperimento nasce nel 2005, quando la Cooperativa Giotto fonda la “Pasticceria del Carcere di Padova. Oggi i panettoni prodotti in quel laboratorio, in via Due Palazzi, vengono venduti in tutta Italia. Il progetto coinvolge una quarantina di detenuti e quattro Maestri pasticceri, e i numeri sono in costante crescita. 

I detenuti sono lavoratori “veri”, assunti e stipendiati

I detenuti che collaborano con la cooperativa Giotto sono lavoratori a tutti gli effetti, assunti con regolare contratto. E ricevono una busta paga di cui la loro famiglia può usufruire. Questo è un passaggio fondamentale: con il lavoro si creano una professionalità spendibile una volta usciti, in più il fatto di avere uno stipendio crea un collegamento con l’esterno, cosa che ha un grande impatto sulla motivazione. La bontà di questa esperienza si riflette anche sulla vita fuori dal carcere: in Italia la recidiva è mediamente altissima, si parla di oltre il 70%, ma tra gli ex detenuti che hanno lavorato con la cooperativa Giotto la percentuale crolla al 5%

i detenuti lavoratoti della Pasticceria Giotto
(foto facebook.com/PasticceriaGiotto)

Prodotti d’eccellenza, premiati anche dal Gambero Rosso

Uno dei motivi di successo di questo progetto, che non è certo l’unico in Italia, sta nel fatto che i dolci della Pasticceria Giotto sono incredibilmente buoni. Lo dicono i clienti: le commesse crescono di anno in anno, tanto che ormai lo staff fatica a soddisfare le richieste. Ma lo dicono anche gli ormai numerosi riconoscimenti ricevuti. I prodotti artigianali sono diversi: i più famosi sono certamente i panettoni, venduti su tutto il territorio nazionale e non solo, ma anche cioccolatini, praline, biscotti, colombe, torrone, crostate, focacce, vini e gelato. Quest’ultimo, il gelato appunto, è stato premiato dal Gambero Rosso con due coni su tre. I biscotti salati, una delle creazioni più recenti, si sono aggiudicati la medaglia di bronzo all’International Taste Awards 2020. E ancora: il Merano WineFestival 2018, esclusiva kermesse altoatesina dedicata al vino e alla gastronomia, ha premiato ben tre prodotti Giotto: il Panettone Classico, il Panettone al Kabir Moscato di Pantelleria DOP, e le praline al cioccolato. 

L’inclusione lavorativa nelle carceri italiane

Al 31 dicembre 2019, secondo i dati del Ministero della Giustizia, su un totale di 60.769 detenuti presenti nelle carceri italiane soltanto il 30% circa era impiegato in attività lavorative, e di questi solo il 13%, 2.381 detenuti, per datori terzi rispetto all’amministrazione penitenziaria. Nonostante gli esempi positivi non mancano: nel carcere di Rebibbia sono già 1800 i detenuti che hanno conosciuto il riscatto, lavorando soprattutto nell’ambito della manutenzione di aree verdi. O ancora a Bollate ha aperto nel 2015 “InGalera” il primo ed unico ristorante in Italia realizzato in un carcere. Un progetto d’eccellenza seguito da professionisti, dove il “tutto esaurito” è l’abitudine. 

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