La motivazione che c’è in noi

(foto: iStock)

Le risorse per diventare leader vanno trovate prima di tutto in noi stessi. A partire dalla motivazione

Ho sempre dubitato delle persone che non si emozionano. Penso che non siano in grado di trovare in se stesse lo stimolo per automotivarsi, e questa è una mancanza: spesso cerchiamo la motivazione negli altri, quando l’automotivazione è una delle chiavi più importanti del percorso di carriera, e non solo. La motivazione fa parte della leadership, ne è un ingrediente fondamentale.

Senza motivazione non c’è sacrificio, senza sacrificio non c’è disciplina e senza disciplina non c’è successo.

La leadership inizia dalla motivazione personale

Chi si lamenta del fatto che un ambiente di lavoro non è stimolante commette l’errore di cercare negli altri quel che dovrebbe trovare in se stesso. Le persone che ci circondano sono importanti, ma sei tu, quando ti alzi la mattina, a decidere con quale mood vuoi vivere la giornata.

Recentemente ho passato un fine settimana a riordinare il garage. Due giorni ad armeggiare fra trapani e attrezzi vari: alla fine ero distrutto, ma è stata una grande soddisfazione. La motivazione è il motore di tutto, dai piccoli ai grandi gesti.

E se parliamo di leadership, aggiungo altri quattro elementi fondamentali: visione, autoconsapevolezza, empatia e vulnerabilità.

Autoconsapevolezza e “juniorship”

La motivazione sta a monte dell’autoconsapevolezza. Mi piace definire “juniorship” la fase che precede la leadership. Tutti noi entriamo nel mondo del lavoro senza realmente conoscere il lavoro. Si impara. Quando inizi nessuno ti chiede competenze di leadership, ti assegnano un compito e si aspettano che tu riesca a portarlo a termine in maniera più che buona.

Se sei bravo, ti viene riconosciuto il tuo valore e ti si chiede di gestire altre persone. Qui entra in gioco la leadership, spesso sottovalutata perché non è affatto scontato che chi sa fare bene il proprio lavoro sia bravo anche a gestire persone e relazioni, serve una formazione specifica. 

L’autoconsapevolezza si raggiunge soprattutto con un lavoro interiore, guardandosi dentro con umiltà e trasparenza. E non è né scontato né semplice.

Vulnerabilità

Poi c’è la vulnerabilità. Un concetto fondamentale rispetto alla leadership, perché colui che non ammette di non saper fare qualcosa non è un leader, solo un arrogante. Alzare la mano e dire «questa cosa io non la so fare, ho bisogno di un aiuto», è un segno di grande onestà e maturità.

Visione

Mi sono sempre chiesto come sia possibile che il capitano di una nave possa dire ai marinai dove remare, nel mezzo di un oceano, senza spiegare, senza coinvolgere, senza far sentire i suoi uomini capitani di se stessi.

Se non riesci a coinvolgere e far capire dove vuoi arrivare, non c’è percorso di leadership. Attenzione però, “visione” è un concetto soggettivo, perché i miei occhi non vedono come i tuoi. Questo perché siamo diversi per background, cultura, educazione, famiglia, vicissitudini.

La visione non è uguale per tutti e non posso imporre la mia. Come posso portare tutti sulla stessa barca, allora? Coinvolgendoli e condividendo il percorso.

Empatia

Per coinvolgere le persone serve empatia. Che può essere attiva o passiva: passiva quando ci limitiamo all’ascolto, che deve però essere un ascolto sincero, concentrato. Attiva quando cerchiamo dei punti in comune, che ci avvicinano alle persone con cui parliamo. Possiamo avere ruoli e mansioni molto diversi, ma quando c’è empatia non è il ruolo che ti qualifica, è il fatto di essere persone con esperienze comuni.

Questi punti sono tutti strettamente collegati l’uno con l’altro: essere leader non significa comandare, non è portare una bandiera. È solo accreditarsi come una persona che merita rispetto.

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