Assegno unico universale: solo una famiglia su 5 ha già fatto domanda

Famiglia destinataria dell'assegno unico

(foto Shutterstock)

Secondo i dati resi noti dall’INPS, al 20 agosto le richieste erano 352 mila, a fronte di 1,8 milioni di famiglie aventi diritto. Ne parliamo con il consulente del lavoro Sergio Turchetto di Wi Legal

Partenza senza entusiasmo per l’assegno unico universale, misura introdotta dal Governo per universalizzare e accentrare i sussidi preesistenti in materia di figli, come ad esempio assegni per il nucleo familiare (ANF), detrazioni fiscali per figli a carico, bonus nascita e bonus bebè. Finora, infatti, secondo i dati recentemente resi noti dall’INPS, ha fatto la domanda per il nuovo strumento solo il 20% degli aventi diritto.

Assegno unico: solo il 20% delle famiglie ha già fatto richiesta

L’assegno unico universale “vero e proprio” entrerà in vigore solo dal 1° gennaio 2022, ma già dall’1° luglio 2021 è partito in una versione provvisoria – denominata assegno temporaneo per i figli minori e in vigore fino al 31 dicembre 2021 – a favore dei lavoratori autonomi, professionisti e disoccupati, categorie oggi escluse dalle misure di sostegno per i figli a carico.

Secondo i numeri dell’Inps, le istanze complessivamente ricevute nel primo mese e mezzo circa (il dato è aggiornato al 20 agosto 2021) sono state 352 mila, corrispondenti ad altrettante famiglie in cui sono presenti 596 mila minori. Le famiglie aventi potenzialmente diritto, secondo le stime istituzionali, sono 1,8 milioni, all’interno delle quali sono presenti ben 2,7 milioni di minori. In altre parole, al 20 agosto aveva fatto domanda 1 famiglia su 5. La gran parte delle domande arriva dalla Lombardia (più di 57 mila nuclei familiari, con oltre 102 mila minori). Seguono Campania, Sicilia e Lazio.

I motivi di questo provvisorio “insuccesso” 

C’è da chiedersi come mai una misura che dovrebbe venire incontro a molte famiglie che prima non avevano diritto ad alcuna forma di aiuto abbia avuto, finora, così poco successo. Lo abbiamo chiesto a Sergio Turchetto, consulente del lavoro presso lo studio legale Wi Legal.  

Un primo fattore che non ha aiutato, spiega l’esperto, è il periodo di entrata in vigore (1° luglio 2021): «il periodo estivo» dice Turchetto non ha sicuramente agevolato il decollo delle istanze, così come la necessità – per accedere al beneficio – di presentare il modello ISEE, che solo in pochi avevano già pronto. In secondo luogo, la misura è probabilmente percepita ancora come provvisoria e transitoria, in attesa della completa e strutturale entrata in vigore dell’assegno unico universale con decorrenza 1° gennaio 2022. Inoltre la platea dei nuovi beneficiari dell’assegno, vale a dire soprattutto lavoratori autonomi e professionisti, è culturalmente e storicamente poco avvezza al ricorso a forme di sussidio. In ultimo, ricordo che i nuclei familiari con reddito ISEE superiore a 50.000 euro non possono accedere al beneficio».

«C’è comunque da aspettarsi» conclude Sergio Turchetto «che il nuovo assegno unico universale trovi la sua definitiva consacrazione a partire dal 1° gennaio 2022. Con l’inizio del nuovo anno, infatti, la revisione del sistema dei sussidi per i figli sarà completata e pienamente operativa, complice anche la contemporanea soppressione di alcune attuali forme di sostegno come le detrazioni fiscali per figli a carico (ad oggi provvisoriamente mantenute fino al 31 dicembre 2021). A quel punto per molti nuclei familiari il tema tornerà di stringente attualità e si registrerà senza dubbio un incremento del ricorso al nuovo strumento».

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