Come funziona la maternità anticipata?

Come funziona la maternità anticipata

(foto Shutterstock)

Per la sicurezza della lavoratrice e del bambino può essere necessario sospendere una donna in gravidanza prima del congedo di maternità obbligatorio. In quali casi è prevista, quanto dura e come si richiede

Il testo unico per la maternità, unitamente al testo unico per la sicurezza sul lavoro, ha previsto alcune cautele rispetto alla sicurezza delle lavoratrici gestanti e madri.
Per la sicurezza della lavoratrice e del bambino, talvolta, si rende quindi necessario cambiare la mansione o sospendere dal lavoro la lavoratrice.

Vediamo quali sono i casi in cui si richiede la cosiddetta maternità anticipata.

Quando è prevista la maternità anticipata?

L’interdizione, la sospensione quindi, è prevista:

  •  nel caso di complicanze della gravidanza o di preesistenti forme morbose che si presume siano aggravate dalla gestazione;
  • quando la lavoratrice si trovi in condizioni di lavoro o ambientali rischiose per lo stato di salute della donna e del bambino;
  • quando la lavoratrice non possa essere adibita ad altre mansioni che le consentirebbero di essere tutelata dai rischi sopra elencati.

La legge tutela inoltre la salute delle lavoratrici gestanti e madri nel caso in cui siano, ad esempio, a contatto con agenti fisici, chimici, biologici, o svolgano lavori pericolosi, faticosi, insalubri, di trasporto e sollevamento pesi.

Come si richiede la maternità anticipata?

In caso di complicanze della gravidanza o preesistenti forme morbose, la lavoratrice dovrà inviare una specifica domanda all’ASL competente per il territorio allegando un idoneo certificato medico. Segnaliamo che il format da compilare è diverso a seconda della zona di residenza (esempio di richiesta maternità anticipata per il Veneto).

Entro 7 giorni dall’invio, la lavoratrice potrà ottenere l’interdizione dal lavoro secondo le risultanze dell’accertamento. Riceverà quindi un certificato attestante l’astensione anticipata e sarà tenuta a comunicare il provvedimento al proprio datore di lavoro.

In riferimento invece a situazioni ambientali lavorative pregiudizievoli o quando la lavoratrice non possa essere adibita ad altra mansione l’ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro), d’ufficio o su istanza del datore o della lavoratrice, potrà disporre l’astensione anticipata dal lavoro.

 Il datore di lavoro può far interdire la lavoratrice in gravidanza?

, un datore può far interdire una dipendente in gravidanza se la lavorazione a cui è adibita la donna è ritenuta pericolosa per la sua salute, per legge o secondo quanto contenuto nel DVR (Documento di valutazione dei rischi). Il datore deve però sempre agire per mezzo dell’ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro)/ASL.

Quando redige il DVR, il datore ha l’onere di valutare i rischi riguardanti la salute o la sicurezza delle lavoratrici in gravidanza, in puerperio, e rispetto ai 7 mesi successivi al parto, cioè ai primi mesi di vita del bambino. Inoltre, qualora sia venuto a conoscenza dello stato di gravidanza della dipendente, deve porre particolare attenzione alla mansione da questa espletata, verificando se il suo lavoro costituisca un pericolo per la sua salute.

Quanto dura la maternità anticipata?

Dipende dal rischio. L’ ITL dispone, anche per mezzo dell’ASL competente, l’interdizione della lavoratrice a seconda del rischio riscontrato.

Nel caso di complicanze relative alla gestazione o a situazioni preesistenti di salute, situazioni pregiudizievoli ambientali, o l’impossibilità di adibire la dipendente ad altra mansione, (sulla base di accertamenti medici) l’Ispettorato può porre in astensione la dipendente anche per tutto il periodo di gestazione, ovvero fino a 2 mesi precedenti il parto (cioè prima dell’inizio del congedo obbligatorio).

In caso invece di lavori gravosi o pericolosi, l’anticipazione della maternità è disposta fino a 3 mesi dalla data presunta del parto (cioè prima dell’inizio della maternità obbligatoria).

Che trattamento spetta alla lavoratrice in astensione anticipata?

Alla lavoratrice spetta un’indennità a carico dell’INPS pari all’80% della retribuzione media globale giornaliera calcolata sulla base dell’ultimo periodo di paga immediatamente precedente l’inizio del congedo di maternità.
Il datore di lavoro, di regola, anticipa l’indennità a carico dell’INPS e, se previsto dal contratto collettivo applicato alla lavoratrice, ne integra l’importo.

Leggi anche:
IL CONGEDO DI MATERNITÀ: DOMANDE E RISPOSTE
MATERNITÀ E PATERNITÀ: IL CONGEDO PARENTALE

 

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