Cos’è il periodo di comporto malattia

(foto Shutterstock)

Il periodo di comporto è il lasso di tempo durante il quale il lavoratore ha diritto a conservare il posto di lavoro: come funziona, quanto dura, eccezioni

Il lavoratore ha diritto, in caso di malattia o infortunio, alla conservazione del posto di lavoro per un periodo di tempo detto “di comporto”.

Scaduto questo intervallo temporale, ciascuna delle parti del rapporto di lavoro può recedere liberamente dal contratto. Questo significa che il datore di lavoro non è più tenuto a giustificare l’eventuale decisione di licenziare il dipendente che abbia superato questo periodo di tutela.

Ci sono però metodi diversi per il calcolo del comporto, e diverse situazioni che consentono comunque il licenziamento. Vediamo nel dettaglio tutto quello che c’è da sapere.

Licenziamento durante il periodo di comporto

Il periodo di comporto fornisce tutela nei confronti del lavoratore, riconoscendogli il diritto alla conservazione del posto di lavoro e a un’indennità di malattia erogata dall’INPS e integrata dal datore di lavoro, in base alle disposizioni dei contratti collettivi applicati.

Anche se si tratta di un periodo tutelato, ci sono però delle situazioni in cui il datore di lavoro può licenziare il dipendente anche se questo è in malattia e non ha ancora fatto scadere questo periodo di tempo.

La legge prevede comunque la possibilità di licenziamento nei seguenti casi:

  • giusta causa: dovuta a fatti gravi, che non consentono la prosecuzione, nemmeno provvisoria, del rapporto di lavoro
  • incapacità del lavoratore di riprendere l’attività lavorativa, per esempio quando si ha un peggioramento irreversibile dello stato di salute del lavoratore
  • quando l’azienda termina definitivamente la propria attività

Quanto dura?

Non esiste una singola regola per determinare la durata del periodo di comporto; la normativa rimanda alle regole definite dalla legge e dai contratti collettivi applicati.

La legge fornisce dei limiti temporali minimi solo per il settore impiegatizio, differenziandoli in relazione all’anzianità di servizio del lavoratore:

  • 3 mesi, quando l’anzianità di servizio è inferiore ai dieci anni
  • 6 mesi, quando l’anzianità di servizio supera i 10 anni.

Per gli operai, invece, la durata del periodo di comporto è stabilita dalla contrattazione collettiva.

Quali sono le tipologie?

Sono previste inoltre diverse tipologie di comporto:

  • secco: quando è riferito a un periodo di malattia unico e ininterrotto;
  • per sommatoria: i giorni di assenza vengono sommati all’interno dell’anno, anche se gli episodi sono stati intermittenti e non consecutivi. In questo caso, si conteranno anche i giorni festivi e domenicali e i giorni di sciopero eventualmente effettuati che sono ricaduti nel periodo coperto dal certificato di malattia;
  • misto: questo sistema è caratterizzato dalla possibilità di licenziare dopo una certa durata di ogni malattia e comunque dopo che in un certo periodo di tempo si sono sommate assenze per malattia oltre un determinato numero di giorni.

È da specificare che, se la malattia fosse dovuta a comportamenti tenuti dal datore di lavoro, come per esempio mobbing, i periodi di assenza sono da considerarsi esclusi dal calcolo del comporto.

Arco temporale di riferimento

Anche in questo caso, si deve far riferimento a quanto previsto dai contratti collettivi. Alcuni prevedono che sia l’anno solare, e quindi 365 giorni a partire dal primo episodio morboso o a ritroso dalla data del licenziamento. Altri che sia un anno di calendario, cioè tra il 1° gennaio e il 31 dicembre dello stesso anno.

Interruzione del conteggio

Il comporto può essere interrotto dalla richiesta del lavoratore di godere delle ferie, a patto che siano già state maturate, e quindi a disposizione del dipendente.

La richiesta, in questo caso, deve essere scritta, indicando da quale momento si intende convertire l’assenza per malattia in assenza per ferie. Questa comunicazione deve essere necessariamente effettuata prima della scadenza del periodo di comporto.

Il datore di lavoro che riceve questo tipo di richiesta dovrà tenere in considerazione la volontà del lavoratore di mantenere il proprio posto di lavoro, ma non è tenuto ad accettare le ferie, poiché per principio queste sono collegate anche alle esigenze dell’impresa.

 

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