La pensione di reversibilità fa reddito?

Reversibilità

(foto Shutterstock)

Alcuni semplici consigli per evitare di avere delle brutte sorprese a fine anno

Quando un pensionato o un lavoratore assicurato muore, lo Stato ha previsto che vengano versate delle somme ai familiari: si tratta della pensione di reversibilità. Questo per evitare che i cari della persona defunta si ritrovino improvvisamente senza la sua entrata economica mensile.

Queste somme sono considerate dall’Agenzia delle Entrate come redditi da lavoro dipendente e quindi si vanno ad aggiungere all’eventuale reddito già percepito per il calcolo delle relative aliquote IRPEF. È bene quindi prestare attenzione alla tassazione cui si incorrerà.

Che cos’è

La pensione ai familiari superstiti è una misura di sostegno verso i familiari del lavoratore defunto, e può essere essenzialmente di due tipi:

  • pensione di reversibilità: spetta ai familiari di una persona che già percepiva la pensione nel momento della morte
  • pensione indiretta: se la persona deceduta non era ancora titolare di pensione. Per questa particolare ipotesi, però, sono richiesti specifici requisiti, tra cui aver versato in vita almeno 15 anni di contributi, o almeno 5, di cui 3 negli ultimi 5 anni di vita.

Questo tipo di pensione viene erogata in una quota percentuale della pensione già liquidata o che sarebbe spettata all’assicurato deceduto. Le aliquote sono stabilite in base alla composizione familiare dei superstiti.

Un solo coniuge, ad esempio, percepisce il 60% della pensione, un coniuge con un figlio a carico vede aumentare questa percentuale all’80%. Si passa infine al 100% per il coniuge con due o più figli a carico.

Nei casi in cui non ci sia il coniuge, vengono applicate ulteriori aliquote, prendendo talvolta in considerazione anche genitori, fratelli e sorelle. 

Questo riproporzionamento, però, non è l’unico da applicare. Viene infatti tenuto conto anche del reddito percepito dal soggetto superstite che andrà a percepire il trattamento. 

Quando viene ridotta?

Se uno dei due coniugi viene a mancare, quindi, all’altra parte viene automaticamente riconosciuto il diritto di percepire la “pensione ai superstiti”, dato che la legge non richiede nessuna condizione per poter accedere a questo trattamento.

Il coniuge, come qualsiasi altro soggetto avente diritto, potrebbe però avere già un lavoro. In questi casi le somme gli vengono riconosciute, ma la percentuale dipende dagli altri redditi da lavoro che percepisce.

Vediamolo in questa tabella:

REDDITO PERCENTUALE DI PENSIONE
inferiore a € 20.429,37 100%
da € 20.429,38 a € 27.239,16 75%
da € 27.239,17 a € 34.084,95 60%
superiore a € 34.084,96 50%

È importante capire quanto può essere ridotta per non incorrere in brutte sorprese a fine anno con la tassazione da lavoro dipendente.

I rischi da evitare

Il Testo Unico dell’Imposta sui Redditi (TUIR) considera la pensione di reversibilità equivalente al reddito da lavoro dipendente. Questo vuol dire che, di conseguenza, vengono applicati anche gli scaglioni IRPEF.

Per evitare conguagli di fine anno troppo onerosi e inaspettati, è necessario prestare attenzione ad alcune semplici regole.

Anzitutto è importante capire quanta quota di pensione si andrà a percepire, sia in base alla situazione familiare che alla propria situazione reddituale, cioè quanti soldi si percepiscono complessivamente all’anno.

In base a questo, è buona norma avvisare il proprio datore di lavoro della presenza di ulteriori redditi da lavoro dipendente, come in questo caso quello derivante dalla pensione, così che venga subito applicata l’aliquota di tassazione più giusta.

Se non si avvisa il datore di lavoro – che, ricordiamo, paga l’IRPEF al posto del dipendente – al momento di fare la dichiarazione dei redditi ci si potrebbe trovare davanti a più tasse da pagare rispetto a quanto preventivato.

 

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