Il lavoratore può fare opposizione al pignoramento dello stipendio?

(foto Shutterstock)

Se sì, in quali casi

Il lavoratore si può opporre al pignoramento per vari motivi. È necessario un atto giudiziale e l’assistenza di un legale per promuovere la causa in Tribunale. Vediamo i principali motivi di opposizione e come funziona in sintesi la procedura.

Che cos’è il pignoramento?

È un atto con cui l’ufficiale giudiziario «blocca» determinati beni di un soggetto. Possono essere pignorati i beni mobili o immobili, i conti correnti, e può essere pignorato anche lo stipendio. È richiesto dal creditore del lavoratore e può essere azionato esclusivamente sulla base di un provvedimento giudiziale. È dunque necessario che via sia già stata in precedenza una sentenza o un decreto ingiuntivo, con cui il lavoratore è stato condannato al pagamento di una determinata somma di denaro.

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Il lavoratore è avvisato del pignoramento dello stipendio?

Si. Innanzitutto, in precedenza il lavoratore è stato parte del procedimento che si è concluso con il provvedimento che lo ha condannato al pagamento di una somma. Inoltre, prima di notificare l’atto, il creditore deve notificare al debitore/lavoratore un atto di precetto. Con questo atto il creditore avvisa il debitore che, se non estingue il debito entro dieci giorni, procederà con il provvedimento. Pertanto, il lavoratore è consapevole di essere debitore nei confronti di un altro soggetto e che, se non estingue il proprio debito, subirà il pignoramento dello stipendio.

Quali sono i motivi di opposizione al pignoramento?

Il debitore può proporre opposizione per vari motivi. Questi sono i più frequenti:

  • Il lavoratore ha già pagato tutta o parte della somma oggetto del pignoramento: in questa ipotesi il soggetto che ha chiesto il provvedimento non ha più alcun credito nei confronti del lavoratore;
  • i provvedimenti giudiziali non sono più efficaci, come nel caso di sentenza annullata in appello o nel caso in cui sia stato sospeso il decreto ingiuntivo;
  • ci sono stati degli errori nella notifica dei precedenti provvedimenti: ad esempio, il precetto o il pignoramento non sono stati notificati correttamente o nei termini previsti dalla legge;
  • il lavoratore può opporsi, infine, per contestare il superamento dei limiti massimi di pignoramento dello stipendio.

E se il creditore ha pignorato lo stipendio presso una azienda dove il debitore non lavora più? Non c’è alcuna conseguenza: l’azienda è tenuta a dichiarare che il soggetto non è più un suo dipendente e dunque nessuna somma verrà pignorata.

 Come si fa opposizione?

L’opposizione si propone con ricorso giudiziale che deve essere depositato nella cancelleria del Tribunale del luogo di residenza del lavoratore. La competenza a decidere sulla opposizione spetta infatti al “Giudice dell’esecuzione” che, in questo caso, è il Tribunale ove ha la residenza il lavoratore che ha subito il pignoramento. Quest’ultimo non può presentare le difese in proprio, e per presentare l’opposizione è necessaria l’assistenza di un avvocato. Il termine per proporre l’opposizione è di venti giorni dal ricevimento del pignoramento.

L’opposizione sospende il pignoramento?

No. La semplice opposizione non lo sospende. Dunque il lavoratore non può fare opposizione contando sul fatto che così blocca il pignoramento. La sospensione di quest’ultimo può essere concessa esclusivamente se il lavoratore dimostra che sussistono «gravi motivi».

 Il lavoratore può chiedere all’azienda di sospendere il pignoramento?

No. Come l’opposizione non lo sospende, nemmeno l’azienda può sottrarsi agli obblighi di legge. Ciò significa che il debitore non può chiedere al proprio datore di lavoro di non effettuare alcuna trattenuta e di pagargli l’intero stipendio. L’azienda, infatti, dal momento in cui riceve la notifica, è obbligata a trattenere il quinto dello stipendio ed è soggetta a precisi obblighi di legge, la cui violazione è punita con sanzioni penali.

 

 

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