Opzione donna 2023: che cosa cambia

(foto Shutterstock)

Nel 2023 cambiano i requisiti per accedere a “Opzione donna”; da quest’anno incide anche il fatto di avere figli o meno

Già da qualche anno, per le donne è possibile anticipare la pensione tramite “Opzione donna”.

Questa forma di pensione anticipata consiste in un trattamento pensionistico calcolato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo ed erogato, a domanda, in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge.

Nel corso del 2022 potevano andare in pensione grazie a questa misura le lavoratrici:  

  • con almeno 58 anni di età, se dipendenti, 59 anni di età, se lavoratrici autonome;
  • con almeno 35 anni di contributi;
  •   e che avessero optato per la liquidazione della pensione con il sistema contributivo.

Nel 2023 Opzione donna è stata prorogata, ma cambiano alcuni requisiti. Da quest’anno l’età minima per richiedere questa misura si è alzata e inoltre incide anche il fatto di avere figli o meno. Resta invece invariato il requisito dell’anzianità contributiva che deve essere pari ad almeno 35 anni di contributi.

Il requisito anagrafico

Dal 1° gennaio 2023 possono accedere a Opzione Donna le lavoratrici che hanno compiuto 60 anni. Nel 2022 bastava averne 58 se dipendenti e 59 se autonome.

Rispetto all’anno scorso, quindi, aumenta la soglia d’età che dà la possibilità di accedere in anticipo alla pensione. Tuttavia il requisito d’età è lo stesso sia per le lavoratrici dipendenti che per le autonome.

Ci sono tre categorie di lavoratrici per le quali è ancora valida l’uscita a 58 anni di età per le dipendenti e a 59 per le lavoratrici autonome:

  • Caregiver che assistono, da almeno 6 mesi, persone disabili conviventi con handicap in situazione di gravità ex legge 104 1992;
  • lavoratrici con disabilità pari o oltre il 74%;
  • licenziate o dipendenti in aziende con tavolo di crisi aperto presso il Ministero.

L’età di accesso a Opzione donna, come detto, sale a 60 anni sia per le dipendenti che per le autonome. A questo punto entra però in gioco il nuovo criterio, ovvero l’avere o meno dei figli. Per le lavoratrici madri, infatti, l’età minima viene anticipato di 1 anno per ogni figlio, fino a un massimo di due, quindi:

  • per le lavoratrici con un figlio l’età si abbassa a 59 anni;
  • 58 anni per chi ha avuto due o più figli.

Resta invece invariato il requisito dell’anzianità contributiva, che deve essere pari ad almeno 35 anni di contributi.

Il requisito contributivo

Possono accedere alla pensione anticipata con Opzione donna le lavoratrici che abbiano maturato, entro il 31 dicembre 2023, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni. Tale requisito vale sia per le lavoratrici dipendenti che per le autonome.

Ai fini del perfezionamento del requisito contributivo, e cioè del requisito di 35 anni di contribuzione, oltre ai contributi ordinari valgono anche contributi:

  • da riscatto
  • da ricongiunzione
  • figurativi.

Restano esclusi solamente quelli relativi a periodi di malattia o di disoccupazione.

Inoltre, è bene sapere che, per poter procedere con la richiesta, è necessaria la cessazione del rapporto di lavoro.

Dobbiamo sottolineare però che questo requisito è previsto solamente per le lavoratrici dipendenti, mentre per le lavoratrici autonome non è richiesta la cessazione dell’attività svolta.

Leggi anche:

A quanto ammonta la pensione minima?

Da quota 102 a quota 103: che cosa cambia?

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