Pagamento in natura: cos’è e come funziona

Pagamento in natura: lavoratrice riceve auto aziendale
(foto Shutterstock)

La retribuzione avviene soprattutto in denaro, ma anche attraverso beni e servizi. Vediamo qualche esempio pratico

La retribuzione in natura: se ne sente parlare spesso, ma non abbiamo un’idea precisa di cosa sia. Questi benefici, forniti o messi a disposizione dal datore di lavoro, però, sono più comuni di quello che si pensa. Spesso infatti vanno a integrare la nostra retribuzione: basti pensare al cellulare aziendale o alla mensa. Essendo considerati un’erogazione a fronte di un’attività lavorativa, però, sono sottoposti a una disciplina specifica per quanto riguarda la tassazione. In questo articolo vediamo quali sono le retribuzioni in natura più comuni e il loro trattamento fiscale.

Pagamento in natura: significato 

Non esiste una vera e propria definizione per la retribuzione con pagamento in natura. Con molta probabilità bisogna risalire ai tempi dell’originaria formulazione del Codice Civile, quando l’economia era prevalentemente agricola e “pagare in natura” aveva proprio il significato di retribuire i lavoratori agricoli con i frutti del raccolto.

Lo stesso codice civile riconosce la retribuzione in natura come uno dei metodi con cui il lavoratore può essere retribuito per il suo lavoro. L’articolo 2099 del Codice Civile, dedicato proprio alla “retribuzione”, prevede che:

Il prestatore di lavoro può anche essere retribuito in tutto o in parte con partecipazione agli utili o ai prodotti, con provvigione o con prestazioni in natura.

Pagamento in natura: cosa dice la normativa

L’articolo 2099 del Codice Civile è sempre in vigore, ma è cambiata la società e le esigenze di lavoratori e aziende. Dunque, nel 2024 retribuzione in natura cosa significa?

Nell’economia odierna “i pagamenti in natura” hanno assunto tutt’altro significato e funzione. La retribuzione è esclusivamente pagata e quantificata in modo monetario. I pagamenti in natura, invece, si sono trasformati ed evoluti: da mezzo di pagamento attraverso beni alimentari sono diventati un elemento aggiuntivo della retribuzione in forma di beni e servizi. 

Oggi, la retribuzione in natura consiste nell’insieme di beni e servizi che il lavoratore riceve e che sono utili per sé o per la sua famiglia. Dunque la retribuzione in natura non è una somma di denaro, ma è spesso un bene o un servizio da utilizzare direttamente.

Retribuzione in natura: esempi 

Gli esempi che si possono fare per definire questo tipo di retribuzione sono tantissimi, perché i beni possono essere i più svariati.

Ad esempio, per l’esercizio delle sue funzioni a un lavoratore può essere data la macchina aziendale, con in più la possibilità di utilizzarla anche nei weekend. In questo caso il bene, cioè l’autovettura, viene sfruttata sia dal lavoratore che dai suoi familiari.

Ci sono però anche altri esempi di retribuzione in natura:

  • alloggio: le due principali categorie di lavoratori che utilizzano questo tipo di servizio sono i portieri e i collaboratori domestici. Il CCNL dei portieri prevede espressamente una serie di indennità sostitutive qualora il proprietario dello stabile non fosse in grado di fornire un alloggio al lavoratore;
  • servizio mensa: in questo caso, il datore di lavoro dà la possibilità di consumare dei pasti direttamente forniti dall’azienda, o presso strutture convenzionate. In sostituzione della mensa possono essere erogati i buoni pasto, dei buoni che servono per mangiare o fare la spesa presso i negozi convenzionati e che hanno un valore economico predefinito. Anche questi fanno parte della “retribuzione in natura”. In alcuni casi specifici, in cui manca la possibilità di poter offrire il servizio mensa, il datore di lavoro può concedere un’indennità sostitutiva, erogata direttamente in busta paga;
  • tutta la sfera dei fringe benefit: polizze assicurative, un computer, un cellulare o qualunque altra cosa che possa essere utilizzata dal lavoratore al di fuori dell’ambito lavorativo.

Retribuzione in natura: la tassazione

Il principale problema riguardo alla retribuzione in natura è la tassazione di queste erogazioni. Generalmente, si attribuisce un valore al bene per poterlo poi eventualmente tassare, ma anche per poterne calcolare l’incidenza su altri elementi, come il calcolo del TFR e il calcolo dell’indennità sostitutiva del preavviso. 

Ad esempio, una retribuzione più alta andrebbe a incidere positivamente sulla quota accantonata nel trattamento di fine rapporto.

Un ulteriore motivo per cui si cerca di attribuire un valore a questa retribuzione è il calcolo dei contributi previdenziali, che vengono versati generalmente all’Inps.

Per capire se un bene verrà o meno tassato, bisogna fare riferimento all’art 51 del Testo Unico sull’Imposta dei Redditi.

Fringe Benefit e retribuzione in natura

Questa categoria di erogazioni vengono generalmente aggiunte alla normale retribuzione del dipendente, per integrarne il compenso e incentivarne la produttività.

La loro caratteristica principale è che non sono soggette a tassazione, ma solo se non superano la soglia di 258,23 euro. Quando superano questa soglia, l’intero importo viene assoggettato a contributi e imposte. 

Per venire incontro ai bisogni dei cittadini, questo particolare tipo di retribuzione è spesso oggetto di deroghe legislative, come per esempio l’aumento della soglia di non tassabilità a 1.000 euro per l’anno 2024, ma solo per le persone con figli. È bene quindi tenere sempre presente le eventuali regole previste dal Governo per ogni anno.

Come vengono inseriti i compensi in natura in busta paga 

Nella valutazione del reddito del dipendente c’è un principio fondamentale: il principio di onnicomprensività. Significa che ai fini della considerazione del reddito da lavoro dipendente vanno considerate tutte le somme erogate dall’azienda, sotto forma di compensi, in natura o a titolo di liberalità. La legge, poi, prevede specifiche esenzioni, come ad esempio la soglia di fringe benefit esente da tasse e contributi. Perciò le retribuzioni in natura vanno esposte in busta paga, con il loro valore convenzionale.

 

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