La sesta edizione del grande evento di laborability si è aperta con interventi su AI adoption, welfare, benessere e persone, trasparenza retributiva e futuro del diritto
A che punto è l’adozione dell’intelligenza artificiale nel sistema economico e produttivo italiano? E in che modo questa tecnologia sta impattando e impatterà sull’organizzazione delle nostre aziende e sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici?
Il 20 maggio, alla sesta edizione di IMPACT2030, centinaia di imprenditori, responsabili, manager e avvocati si sono confrontati con la realtà di un mondo del lavoro in piena trasformazione, attraversato dalla rivoluzione dell’AI generativa.
La prima parte della giornata ha portato sotto i riflettori alcune tematiche strettamente correlate a questo nuovo sviluppo, come benessere, welfare, nuovi modelli di organizzazione, diritti e trasparenza retributiva, con cui aziende e persone che lavorano sono chiamate a rapportarsi in futuro.
Il primo stimolo di una lunga giornata di approfondimenti è arrivato da Giorgio Sacconi, co-founder di Fairflai, che ha presentato “Illumina, una mappa luminosa”, la prima ricerca sull’AI Adoption in Italia.
“Il 65% delle aziende ha fatto meno di 4 ore di formazione sull’AI. Il 23% non ha ancora capito cosa fare”, ha sottolineato. “Inoltre, l’uso collettivo della nuova tecnologia è nettamente inferiore a quello individuale, con appena il 17% di utilizzo nei team e l’83% da singoli dipendenti. Non è un’adozione sistemica e non stiamo creando impatto. Spesso inoltre questi tentativi falliscono, ma non per colpa della tecnologia. Falliscono per assenza di strategia, dati inadeguati, mancanza di competenze, integrazione difficile e risorse insufficienti”.
Illumina si propone come il primo osservatorio italiano sull’adozione dell’AI nelle imprese, chiamate oggi a un cambio di concezione e soprattutto di organizzazione del lavoro, ancora fortemente legata a concetti e dinamiche dei secoli scorsi.
La provocazione finale ha riguardato proprio il modo in cui le aziende affrontano questa trasformazione: “Dobbiamo buttare le teorie di management degli ultimi 80 anni e sostituirle con nuove teorie. È lì che trovano spazio le AI in azienda. Perché il lavoro così com’è non ha più senso e come possiamo stravolgerlo grazie all’AI? Questa è la domanda giusta”.
Il focus si è spostato sul tema del benessere, declinato sotto vari aspetti.
Elisabetta Vanuzzo, AD di laborability, ha presentato alcuni dati di una survey lanciata attraverso i canali del media, che parla ogni giorno con 400mila persone. L’obiettivo della ricerca era semplice: capire come le persone vivono oggi il welfare aziendale, quali bisogni esprimono e quali strumenti possono davvero aiutarle nella vita quotidiana.
L’indagine ha raccolto oltre mille risposte spontanee, in prevalenza da donne tra i 25 e i 45 anni, distribuite tra diversi settori: servizi, industria, commercio e GDO.
“Le donne hanno spesso a carico la famiglia e le persone che hanno attorno, oltre al lavoro”, ha spiegato Vanuzzo. “Il benessere è emerso come una necessità per l’87% delle persone che hanno risposto. Eppure il 74% dichiara di provare stress e solo il 35% testimonia una dinamica di ascolto in azienda”.
Dalla survey di laborability è emerso che i due elementi di cui le persone hanno maggiormente bisogno sono denaro e tempo. Ma anche l’accesso al welfare è considerato di primaria importanza: ben il 97% ha indicato la necessità di uno strumento per accedere a bonus e opportunità di integrazione economica, sottolineando la bontà del progetto Dritto, il prodotto tech di laborability.
Con il Gruppo Veritas, realtà attiva nei servizi ambientali e territoriali e partecipata dai Comuni della Città Metropolitana di Venezia, si è invece parlato di benessere organizzativo, identificando in trasparenza, leadership e cura delle persone i tre concetti chiave.
“Trecento persone tra responsabili, quadri e dirigenti hanno partecipato alla costruzione di un modello di leadership fondato su cinque competenze chiave”, hanno spiegato Chiara Bellon e Alvise Nicolazza di Gruppo Veritas. “La trasparenza è parte integrante del benessere organizzativo, perché contribuisce allo stare bene in azienda”.
Negli ultimi anni, Veritas ha lavorato molto anche su salute, sicurezza e cura delle persone, introducendo nei DVR il rischio molestia nel 2023 e i rischi legati alla valorizzazione delle differenze nel 2025. A questi interventi si affiancano strumenti come consigliera di fiducia, HR buddy, onboarding, whistleblowing e sportello dipendenti.
Con Francesco Sordi di Surf The Market e Andrea Bizzotto di Gruppo Vola, specializzati in benessere organizzativo e selezione, la discussione si è spostata su brand, persone e processi, e sul perché lavorare sulle persone è il vero marketing strategico della nuova era AI.
Anche in questo caso, il ragionamento è partito dai numeri: nei prossimi dieci anni gli investimenti in AI generativa sono destinati a crescere in modo significativo, con indici di crescita che potrebbero passare dall’attuale 3% fino al 12% annuo.
“Tutti stiamo correndo per non perdere terreno sui competitor. Questo genera tanta ansia, rischio di stress e burnout. Ma non dobbiamo sentirci in colpa per essere più lenti della tecnologia, siamo umani”. I CEO di Surf The Market e Gruppo Vola hanno quindi sottolineato l’importanza di porsi domande strategiche, mantenere il focus sul futuro e continuare a investire sulle persone. Perché, come hanno ricordato, “saranno le persone a farci fare il salto, non la tecnologia”.
Con Valentina Tosetti di Bracco e Angelo Gangemi di Kopernicana è emerso un altro tema centrale: la necessità di dotarsi di nuove mappe per leggere, comprendere e trasformare le organizzazioni. “Perché oggi il lavoro non funziona? Anche per il modo in cui siamo organizzati. Non basta più un organigramma: servono mappe e linguaggi nuovi per raccontare le nostre organizzazioni”.
Due anni fa Bracco, multinazionale italiana del settore chimico e farmaceutico, ha lanciato un nuovo modello operativo, passando da un’organizzazione a silos a un’organizzazione strutturata in piattaforme di prodotto, che guidano la strategia aziendale.
A supporto di questo cambiamento, l’azienda ha realizzato una mappa digitale per leggere connessioni, relazioni e dinamiche collaborative interne. Uno strumento che ha aiutato a individuare i “talenti di rete” più adatti a guidare la trasformazione, affidando loro un ruolo attivo nei leadership team del cambiamento.
Il confronto si è poi spostato sul tema della Pay Transparency, di forte attualità in vista del recepimento della direttiva europea, previsto per il 7 giugno 2026.
Elisa Pavanello, avvocata e socia di WILEGAL, ha aperto il suo intervento partendo dal Gender Pay Gap, cioè la differenza retributiva tra uomini e donne, che può variare dal 20% al 40%. Ha poi chiarito alcuni falsi miti legati alla nuova normativa.
“Non potrò sapere lo stipendio del mio collega, ad esempio, ma potrò sapere qual è lo stipendio medio, diviso per genere maschile e femminile, per quel tipo di lavoro”, ha detto l’avvocata Pavanello, che ha poi consigliato, in vista di giugno, di:
Grazie ad AIRC tutto questo è stato declinato nel Terzo settore, con Roberto Battaglia che ha illustrato le prospettive sulla questione retributiva in quest’ambito iper frammentato e strutturalmente fragile, pur rappresentando una fetta consistente e insostituibile dell’economia e della società italiane.
Immaginiamoci un mondo distopico senza Terzo settore: non avremmo più assistenza ai malati, alla disabilità, alla povertà educativa, alla ricerca scientifica.
Nonostante la sua importanza, però, il Terzo settore resta un mondo estremamente frammentato: vale 84 miliardi di euro, pari al 4,5% del PIL, conta 368 mila enti non profit e impiega 949 mila persone, ma il numero medio di dipendenti per ente è di appena 2,58. La retribuzione media annua si attesta intorno ai 13 mila euro lordi. In questo senso, il tema di una remunerazione equa e trasparente diventa centrale anche per il Terzo settore.
Secondo Battaglia, le direttrici da seguire sono tre:
L’obiettivo è passare da un sistema “eroico” a un sistema più strutturato.
L’ultimo speech della mattina ha infine spostato l’accento sul futuro della professione di avvocato, con l’intervento di Mauro Corselli di Lexroom, startup milanese protagonista di una crescita vertiginosa e che ha da poco annunciato un round Series B da 50 milioni di dollari. Leader europeo del legal AI, Lexroom ha di fatto imposto un nuovo standard legale in poco più di un anno.
Corselli ha sottolineato come Lexroom sia già stata scelta da oltre 10.000 avvocati e da numerose aziende per i propri dipartimenti legali. La sfida, oggi, è accompagnare i professionisti verso un utilizzo efficace dell’AI: “Non verrà sostituito il professionista in sé, ma il professionista che non adotterà questa tecnologia”.
Lexroom consente infatti di svolgere ricerche giuridiche, elaborare pareri, redigere e revisionare contratti, sintetizzare atti e analizzare documenti, sempre a partire da fonti ufficiali e verificabili.
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