Negli speech pomeridiani di IMPACT2030 si è parlato di AI e manifattura, territori, ecosistemi di imprese e nuovi modelli organizzativi di filiera
Per catturare di nuovo l’attenzione della sala, nel pomeriggio la sesta edizione di IMPACT 2030 ha chiamato un ospite d’eccezione, capace di portare un tocco di leggerezza e ironia prima di tornare a immergersi in profondità nei temi portanti dell’evento.
Toni Bonji, comico di Zelig Off e del Gialappa’s Show, ha saputo divertire e, allo stesso tempo, far riflettere, con il peso specifico delle sue battute paradossali, collegate con abilità l’una all’altra in un vortice comico inarrestabile e travolgente.
Ha giocato con i paradossi dell’intelligenza artificiale, definendola “la macchina che permette di prendere decisioni come farebbe la mente umana, cioè sbagliate, ma facendo nuovi errori che prima era impossibile fare” e ricordando che “non c’è limite alla creazione di nuovi limiti”.
Una comicità dell’assurdo che, battuta dopo battuta, ha riportato il rapporto tra uomo e IA alla sua dimensione più concreta: la tecnologia può aiutarci, ma la responsabilità resta umana. “Perché ricordatevi: l’AI può aiutarvi a risolvere problemi complessi, ma sarete sempre voi a crearli”.
Giovanni Conz, di awm suite, ha portato la discussione sul rapporto tra AI e manifattura, soffermandosi sullo sviluppo dei talenti e sulle opportunità per migliorare la gestione delle fabbriche.
Parte del Gruppo Zucchetti, leader in Italia per soluzioni software e servizi per aziende, awm suite gode di un punto di osservazione privilegiato sul mondo del lavoro, su cui l’intelligenza artificiale ha impattato in modo dirompente.
“Non è la tecnologia AI in sé a essere rivoluzionaria. Il vero cambiamento è quello portato dagli agenti AI”, ha sottolineato Conz, spostando poi lo sguardo sulla manifattura italiana.
“La manifattura italiana non è solo un’eccellenza: è anche il settore che, negli ultimi dieci anni, è cresciuto più di tutti a livello mondiale nell’export manifatturiero. Ha una caratteristica specifica: è composta per oltre il 70% da aziende medie. Quello che potrebbe sembrare uno svantaggio, oggi può diventare invece un elemento di forza”, ha spiegato.
Secondo Conz, infatti, i lavori meno esposti al rischio di sostituzione sono quelli più concreti, legati alla produzione fisica. Per questo la manifattura può rappresentare “un porto sicuro” per chi vuole crescere. L’AI è un’opportunità da cogliere, ma solo a una condizione: colmare la sproporzione ancora esistente tra investimenti in macchinari e investimenti in digitalizzazione.
“Senza digitalizzazione e senza dati non può esserci un vero impatto dell’AI”, ha ricordato Conz.
Gianluca Spolverato, founder di Laborability e Managing Partner di WI LEGAL, ha quindi intervistato Patrizio Bof, founder di Infinite Area, piattaforma di innovazione AI First.
“Siamo nel momento in cui il tempo delle decisioni si è accorciato”, ha detto Bof, mostrando una serie di immagini sui modelli generativi sviluppati dal 2022 al 2026 e un video che illustra i progressi incredibili dei robot in movimento raggiunti in Cina nel corso dell’ultimo anno.
Secondo Patrizio Bof, l’AI può diventare un vantaggio competitivo, soprattutto per le aziende italiane del manifatturiero e della produzione industriale.
Ma quindi saremo sostituiti oppure aumentati, dall’intelligenza artificiale? “Vince chi è esperto di questo tema”, ha risposto Bof, “L’AI deve diventare parte di noi nella nostra attività, come fosse un esoscheletro tecnologico. E bisogna usare i numeri, perché l’innovazione deve essere misurabile altrimenti non serve”.
La conversazione è proseguita nuovamente a due voci con l’intervento successivo: un dibattito tra pubblico e privato, animato da Margherita Cera, Assessora all’Innovazione del Comune di Padova, e Giuseppe Venier, AD di Umana, con la moderazione del giornalista Marco Marturano.
“Il Comune di Padova ha investito molto sulle nuove tecnologie e sui temi legati all’AI, non solo per migliorare i servizi, ma anche per rafforzare il posizionamento del territorio”, ha spiegato l’Assessora Cera. Secondo questa visione, l’intelligenza artificiale può diventare un elemento identitario per l’area padovana. “Nel nostro territorio comunale abbiamo oltre mille sensori per la raccolta di dati ambientali e di altra natura. Dei 7 terabyte raccolti dalla Regione Veneto, il 30% arriva dal Comune di Padova”.
L’obiettivo è usare questo patrimonio di dati per fare rete con le istituzioni – Università e Camera di Commercio in primis – e costruire una città capace di attrarre talenti, affrontare sfide come quella abitativa e generare valore per il territorio.
Il Comune di Padova ha anche avviato un progetto con Laborability, per migliorare l’ecosistema dei suoi 1800 dipendenti partendo dalla comunicazione. “Quando ho iniziato 4 anni fa, i diversi settori del Comune non comunicavano tra loro. Con Laborability abbiamo avviato un percorso importante sul sistema di comunicazione tra ente e personale dipendente, riuscendo a caricarli di energia positiva e senso di partecipazione per veicolare i messaggi della nostra agenda”.
Dal settore pubblico al mondo delle imprese, il tema resta lo stesso: creare contesti in cui le persone possano stare bene, sentirsi coinvolte e scegliere di restare. “Le aziende oggi sono chiamate a implementare sistemi di conciliazione e previdenza perché devono essere il luogo dove le persone desiderano restare”, ha indicato invece la rotta Venier, alla guida di una tra le principali agenzie per il lavoro in Italia.
Passando dalle parole ai fatti, nell’aprile del 2025 Umana ha avviato un progetto che coinvolge 1500 dipendenti nell’utilizzo di Dritto, la piattaforma digitale di Laborability per la ricerca di opportunità di welfare pubblico.
Con Luna Bianchi e Francesco Frugiuele di Decentral si è quindi parlato del bisogno di costruire un nuovo ecosistema di imprese, in cui vengano ridistribuite l’autorità e le responsabilità.
“Il lavoro è rotto perché continua a basarsi su paradigmi nati in un’altra epoca”, hanno ricordato. “Le nostre aziende sono identiche come struttura a 100 anni fa. A partire dall’organizzazione del lavoro”. Da Decentral è arrivato un avvertimento a non fidarsi ciecamente delle economie di scala, né della centralizzazione dei servizi. Esiste un equilibrio oltre il quale la crescita dimensionale non produce più miglioramenti, ma rischia anzi di peggiorare la qualità dei servizi e dei processi.
Per costruire ecosistemi di imprese davvero efficaci, la sfida diventa quindi ripartire da una diversa distribuzione delle responsabilità. Ed è proprio qui che entra in gioco l’AI: una tecnologia che, più che accentrare, può spingere le organizzazioni a ridisegnare ruoli, autonomia e processi decisionali.
Giovanni Moriani di SeSa ha, invece, illustrato il caso di SeSa Research Hub, strumento pensato per non subire l’onda dell’AI, ma cavalcarla con consapevolezza.
Gruppo che supera i 6 miliardi di fatturato, SeSa conta 6.700 dipendenti in Italia ed Europa e da 50 anni lavora nell’implementazione delle tecnologie.
Moriani racconta “Abbiamo iniziato a costruire questa struttura confrontandoci, con un tavolo degli innovatori e di chi vuole innovare, che portano le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. Da questi tavoli sono già nati diversi progetti, con altri in programma”. L’obiettivo, ha spiegato, è fare in modo che l’AI non sostituisca le competenze, ma contribuisca a liberare nuove capacità.
Tra le prime aree di lavoro ci sono un progetto dedicato alle best practice per la formazione sull’AI, un secondo focalizzato su come catturare e valorizzare la conoscenza generata all’interno dell’organizzazione e un terzo tavolo, forse il più importante, dedicato all’impatto dell’AI nella vita privata delle persone”.
Si è quindi arrivati al momento di calarsi nel vivo della nuova realtà aziendale ai tempi dell’AI, con la performance “Corporate Porn”, sulle degenerazioni del linguaggio aziendale, portata in scena dal Collettivo Artistico DMAV. Sottotitolato “Fenomenologia dell’oscenità organizzativa e tensioni di resistenza”, il progetto indaga le derive dell’attuale linguaggio organizzativo, che sfocia inevitabilmente sulle abitudini e offre il fianco a infinite implicazioni emotive, politiche e sociali.
Attraverso un approccio ironico e irriverente, DMAV ha messo in luce l’uso compulsivo di una serie di acronimi, parole, figure retoriche, frasi fatte, formule magiche e mantra manageriali del linguaggio corporate, spesso infarciti di termini presi a noleggio da un gergo inglese-aziendale italianizzato e stereotipato, in un’orgia travolgente di immagini, musica martellante e scritte luminose. Quindi ha ricreato sul palco una performance di “dominazione organizzativa”, portata in scena da ProtoPerform, che estremizza in chiave fetish il rapporto gerarchico di sudditanza assoluta e rituale tra amministratore delegato e stagista.
Per le conclusioni di una giornata indimenticabile, è tornato sul palco Gianluca Spolverato, founder di laborabiliy e Managing partner di WI LEGAL, portando vari spunti di riflessione sul futuro delle aziende e del mondo del lavoro. Un intervento legato strettamente ai temi trattati nel suo nuovo libro “Bulldozer – Il lavoro cambia, cambiamo il lavoro”, sui processi di trasformazione organizzativa, in cui propone l’immagine di uno stormo in volo come metafora del modo migliore di muoversi, in un futuro sempre più interconnesso con l’intelligenza artificiale.
Infine, Spolverato ha rilanciato l’invito a tornare il prossimo 21 ottobre, per una nuova puntata di Impact 2030, la settima edizione, in cui si continuerà ad esplorare le nuove frontiere del lavoro, questa volta concentrandosi su tre temi molto concreti: soldi, salute e carriera.
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