Il diritto alla disconnessione esiste in Italia e a livello europeo e serve per permetterti di staccare da lavoro quando sei in smart working
Il diritto alla disconnessione è uno degli aspetti più importanti dello smart working e riguarda chi lavora da remoto. Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, gli smart worker italiani sono circa 3,6 milioni, pari a circa il 16% del totale degli occupati.
Tuttavia, se si considera il numero di ore lavorate da remoto, il dato nazionale è molto più basso rispetto al dato europeo: secondo Eurostat, in Italia solo il 4% dei dipendenti ha lavorato almeno metà dell’orario settimanale in smart working, a differenza del 9% della media europea.
In ogni caso, il diritto alla disconnessione è un aspetto che riguarda un elevato numero di lavoratori e lavoratrici. In altre parole è il tuo diritto “a non lavorare” o il tuo diritto “alla pausa” quando sei in smart working oppure, prendendo spunto proprio dal titolo del diritto, “il diritto a non essere connessi”.
L’esigenza di creare un simile diritto nasce dall’analisi di una delle principali criticità del lavoro in smart working. Tale modalità di lavoro, nella sua forma originaria, prevede infatti che tu possa lavorare senza imposizione di luoghi ed orari. Una simile definizione, però, potrebbe essere uno svantaggio per te in quanto smart worker, che ti potresti ritrovare sempre connesso al server, alla mail o al gestionale aziendale, anche oltre il limite orario giornaliero o settimanale.
Ecco dunque a cosa serve il diritto alla disconnessione: a permetterti di disconnetterti e a “staccare” da lavoro quando sei in smart working.
| Voce | Caratteristica |
|---|---|
| Cos’è il diritto alla disconnessione | È il diritto a non lavorare e a non restare connessi agli strumenti di lavoro fuori dai tempi previsti |
| A chi riguarda | Riguarda i lavoratori in smart working o da remoto |
| Perché è importante | Serve a evitare che il lavoratore resti sempre connesso oltre il limite orario giornaliero o settimanale |
| Normativa di riferimento | Decreto legislativo n. 81 del 2017 |
Il diritto alla disconnessione è riconosciuto da una specifica disposizione di legge in Italia, mentre a livello europeo c’è una Risoluzione del Parlamento Europeo. Vediamo entrambe le situazioni nel dettaglio.
La normativa che regola lo smart working in Italia è il decreto legislativo numero 81 del 2017.
L’articolo 19 prevede che “L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro”.
Questo è quello che dice letteralmente la legge sul diritto dello smart worker alla disconnessione in Italia. Oggi è tornata in vigore la normativa generale sullo smart working, che era stata “sospesa” durante la pandemia e negli anni immediatamente successivi: la normativa prevede puoi utilizzare lo smart working solo se c’è l’accordo tra azienda e lavoratore, impedendo così imposizioni unilaterali da parte del datore di lavoro.
Ebbene, lo smart working deve essere sempre formalizzato attraverso un accordo scritto. All’interno di questo accordo è obbligatorio inserire alcune informazioni. L’azienda deve informarti del tuo diritto a disconnetterti e deve adottare una serie di misure organizzative e/o tecniche affinché il tuo diritto al riposo e alla disconnessione venga rispettato e garantito.
A livello europeo, invece, ad oggi è attiva la Risoluzione del Parlamento Europeo del 21 gennaio 2021, adottata in piena pandemia. Questa Risoluzione ha invitato gli Stati membri, tra cui l’Italia, a garantire la tutela dei lavoratori a non avere ripercussioni negative sui lavoratori che invocano il diritto alla disconnessione e ha chiesto alla Commissione Europea di far sì che il diritto alla disconnessione possa far parte della sua nuova strategia in merito alla salute e sicurezza sul lavoro.
A partire da aprile 2024, puoi essere in smart working solo se c’è l’accordo tra te e l’azienda. Il datore di lavoro non può più imporre il lavoro da remoto e, dall’altro lato, non puoi rivendicare il diritto a lavorare da casa.
Per poter lavorare in smart working devi dunque avere il consenso dell’azienda, mentre quest’ultima ha bisogno del tuo esplicito consenso, che va formalizzato in un apposito “accordo di smart working”.
Come visto, tale accordo deve contenere anche le modalità e le disposizioni che le parti devono osservare affinché sia garantito il diritto alla disconnessione.
Non esiste una previsione univoca e con l’azienda puoi decidere le misure che ritengono più opportune, come ad esempio:
In alcuni casi può succedere che nonostante la formalizzazione del diritto alla disconnessione, tu possa sentirti comunque “sempre connesso”.
Se questa situazione è causata da un comportamento aziendale, si tratta di un comportamento illegittimo poiché viola il tuo diritto alla disconnessione. Se viene reiterata nel tempo, hai diritto a sospendere la tua attività oltre la soglia di tollerabilità.
Oppure, può succedere inoltre che l’iperconnessione sia provocata da un tuo comportamento o da un tuo atteggiamento. In questi casi è utile adottare alcuni accorgimenti per arginare e frenare la connessione al lavoro, ad esempio:
Cos’è il diritto alla disconnessione?
Il diritto alla disconnessione è il diritto di non lavorare e di non restare connessi agli strumenti di lavoro fuori dai tempi previsti.
Cosa prevede la legge italiana sul diritto alla disconnessione?
La legge prevede che l’accordo di smart working debba indicare i tempi di riposo e le misure necessarie per garantire la disconnessione del lavoratore.
Il diritto alla disconnessione riguarda solo l’Italia?
No, a livello europeo esiste una Risoluzione del Parlamento Europeo del 21 gennaio 2021 che invita gli Stati membri a tutelare questo diritto.
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