Lavoro autonomo occasionale, un’alternativa alla partita Iva

(foto Shutterstock)

Una soluzione interessante per chi muove i primi passi in proprio, chi cerca un secondo lavoro e per i pensionati

Una soluzione interessante per chi muove i primi passi in proprio, chi cerca un secondo lavoro e per i pensionati

Cos’è il lavoro autonomo occasionale?

Il lavoro autonomo occasionale è quella tipologia contrattuale di lavoro autonomo che viene svolto in via non prevalente e senza requisito di professionalità; in poche parole, quel lavoro non subordinato che viene svolto saltuariamente (art. 2222 c.c.).

Infatti, a differenza di chi possiede la partita Iva, cioè di chi esercita l’attività a livello professionale e in modo continuativo, il lavoro autonomo occasionale viene svolto ogni tanto e limitatamente per fornire un servizio o un’opera ad uno o più committenti (aziende) nel corso dell’anno.
La prestazione, essendo di natura autonoma, non deve avere i caratteri della subordinazione e l’attività deve essere condotta personalmente, cioè direttamente dal prestatore.

Le attività ammesse

Con questa tipologia contrattuale si possono svolgere attività che prevedono l’erogazione di un servizio o lo svolgimento di un’opera. Per fare alcuni esempi, frequentemente svolgono lavoro autonomo occasionale coloro che si occupano di attività intellettuali, designer, freelancer, o procacciatori d’affari, programmatori che saltuariamente offrono assistenza informatica presso un piccolo esercizio commerciale etc.

Cosa si deve fare per iniziare?

Chi ha intenzione di instaurare un rapporto di lavoro autonomo occasionale con un’azienda committente non deve né iscriversi alla Gestione Separata, se non si superano i 5.000 euro di “fatturato”, né aprirsi la partita Iva.

Nemmeno il contratto che regola le condizioni del rapporto deve essere necessariamente e scritto dalle parti; tuttavia, è utile, ai fini di supportare la natura contrattuale dell’instaurato rapporto, la sua sottoscrizione.

Si possono superare i 5.000 euro annui di fatturato?

Se si continua a svolgere la propria attività saltuariamente, in via non subordinata e in via prevalentemente personale (cioè senza l’aiuto di nessun’altro), non è necessario aprire la partita iva. Infatti, è possibile superare il limite dei 5.000 euro lordi annui e rimanere comunque soggetti al regime fiscale della ritenuta d’acconto del 20%; mentre, a livello contributivo, sarà necessario iscriversi alla Gestione separata e pagare i relativi contributi.

Quali sono le tasse da pagare?

Entro il limite dei 5.000 euro lordi il prestatore non deve fare nulla, se non applicare il 20% di ritenuta d’acconto, che dovrà decurtare dalle sue prestazioni lorde se la prestazione è destinata a un committente sostituto d’imposta.
In tal caso, il sostituto d’imposta dovrà versare, entro il 16 ° giorno del mese successivo al pagamento delle prestazioni del lavoratore, mediante F24, la ritenuta, e certificherà le prestazioni attraverso apposita CU (certificazione unica). Qualora il committente sia un privato, non sarà dovuta la ritenuta d’acconto.

Il prestatore deve emettere fattura?

Il prestatore non è obbligato a emettere fattura (come invece accade per il titolare di partita Iva), ma sarà sufficiente che prepari una ricevuta datata, numerata, recante i dati personali e del committente, indicante il compenso lordo (su cui applicherà la ritenuta d’acconto se necessario), e firmata. Oltre a ciò dovrà indicare la norma di esenzione iva, in quanto i redditi da lavoro autonomo occasionale non sono soggetti ad Iva; il prestatore, però, rimarrà obbligato ad apporre sulla ricevuta la marca da bollo di 2 euro per prestazioni rese per importi superiori a 77,47 euro. È facoltà del prestatore addebitare il costo della marca dal bollo al proprio committente.

Cosa succede se si superano i 5.000 euro annui annui di fatturato?

Se il prestatore dovesse superare i 5.000 euro dovrà comunicarlo al proprio committente/i attraverso apposita certificazione o direttamente sulla ricevuta, iscriversi alla gestione separata e pagare 1/3 dei contributi per le prestazioni rese da lì in avanti.

Il committente dovrà pagare 2/3 dei contributi dovuti sull’imponibile richiesto dal prestatore (valore della prestazione) in base all’aliquota contributiva da lui applicata nell’anno, e dovrà prendersi l’onere di versare anche la quota parte del lavoratore.

I contributi che dovrà versare il committente verranno accreditati al prestatore, il quale li vedrà nella Gestione separata attraverso il modello F24.

Redditi e detrazioni

I redditi ottenuti con questa tipologia di rapporto sono classificabili come redditi diversi e, come per i lavoratori autonomi, i titolari degli stessi possono beneficiare della detrazione da lavoro autonomo.
La detrazione non può essere beneficiata dal lavoratore che percepisce una pensione o che sia già titolare di un rapporto dipendente per cui gode della detrazione da lavoro dipendente.
I lavoratori così operanti non devono assicurarsi all’INAIL e non lo devono fare nemmeno i loro committenti.

Esempi di ricevuta
Lavoratore entro i 5.000 euro annui di fatturato

Un lavoratore pensionato dipinge la ringhiera del capannone del vicino di casa che possiede un’azienda (sostituto d’imposta); chiederà 800 euro di cui il 20% verrà trattenuto per essere versato dal vicino, tramite modello F24 all’Agenzia delle Entrate.

Ricevuta

Pittura ringhiera 800 euro

Ritenuta d’acconto (20% di 800 euro) – 160 euro

Totale netto 640 euro

Lavoratore oltre i 5.000 euro annui di fatturato

Un lavoratore pensionato nel 2020 ha dipinto 2 ringhiere di 2 capannoni; con la seconda ricevuta supera i 5.000 euro.

Ricevuta

Aliquota contributiva pensionati 24%

Pittura ringhiera 1.500 euro

Ritenuta d’acconto (20% di 1.500) – 276 euro

Contributi (1500 euro x 24%, 360 euro di cui 2/3 carico committente) – 120 euro

Addebito bollo – (facoltativo l’addebito) 2 euro

Totale netto 1.106 euro

 

 

 

 

 

 

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