Guida completa sulla CU utile sia alle persone con un lavoro subordinato che a chi ha la partita IVA
Marzo è il mese in cui tutte le persone che lavorano devono preoccuparsi della CU e cioè della Certificazione Unica. La Certificazione Unica (CU) 2026 è il documento fiscale fondamentale che attesta i redditi percepiti l’anno precedente.
I datori di lavoro hanno l’obbligo di compilarla, mentre chi lavora deve controllarla per vedere che tutte le retribuzioni e le somme pagate, ma anche trattenute siano riportate correttamente.
In questo articolo scopriamo insieme che cos’è la Certificazione Unica, perché è importante e quali sono le regole da rispettare. Iniziamo!
| Voce | Dettagli |
| Cos’è la CU | È il documento con cui i sostituti d’imposta certificano i redditi pagati durante l’anno |
| Chi la rilascia | Datore di lavoro, INPS o committente |
| A chi si riferisce | Dipendenti, autonomi e pensionati |
| A cosa serve | Serve per conoscere i redditi, le ritenute e i contributi e per compilare la dichiarazione dei redditi |
| Dove trovare la CU | Nel cassetto fiscale sul sito dell’Agenzia delle Entrate |
| Scadenza 2026 lavoro subordinato | 16 marzo 2026 |
| Scadenza 2026 lavoro autonomo e provvigioni | 30 aprile 2026 |
Quando si parla di adempimenti fiscali in Italia collegati al rapporto di lavoro, uno dei documenti importanti è senza dubbio la certificazione unica.
Ma la certificazione unica cos’è esattamente? Si tratta del documento con cui i sostituti d’imposta e cioè i datori di lavoro o gli enti pensionistici certificano i redditi pagati durante l’anno.
Per molti anni abbiamo utilizzato un altro termine, il cud, e infatti è fondamentale chiarire, per evitare ulteriori dubbi, che il cud è la certificazione unica a tutti gli effetti, solo con una denominazione più moderna e inclusiva.
Se ti stai chiedendo cos’è la certificazione unica oggi, prova a immaginarla come un riassunto dettagliato non solo dello stipendio, ma anche delle ritenute fiscali e dei contributi previdenziali versati. In un unico documento, infatti, puoi controllare: retribuzione, premi, welfare ricevuto, IRPEF, contributi INPS e previdenza complementare.
Dobbiamo pensare, però, non solo alle persone che lavorano, ma anche a tutte quelle che sono già in pensione o che ricevono un qualche aiuto da parte dell’ente previdenziale italiano.
Spesso i cittadini, infatti, cercano informazioni sulla certificazione unica INPS, perché non avendo un datore di lavoro che paga la retribuzione, l’ente previdenziale è l’unico sostituto d’imposta. Sarà proprio l’INPS a rilasciarla ogni anno a persone pensionate o disoccupate.
Anche in questo caso, nel linguaggio comune si usa ancora dire certificazione unica cud, ma la sigla ufficiale è ormai CU.
Per riassumere, quindi, se non avessi avuto chiaro cosa fosse il cud (o meglio, la CU) ricorda che la sostanza non cambia: serve a dichiarare quanto hai guadagnato. In definitiva, capire cos’è il cud è il primo passo per non commettere errori con il fisco dato che è lo specchio della tua situazione reddituale.
La certificazione unica dipendenti rappresenta il documento principale per chiunque svolga un’attività di lavoro subordinato.
Come mai? Perché se è compilato correttamente, permette una compilazione precisa e puntuale anche del Modello 730 quando sarà tempo di doverlo trasmettere all’Agenzia delle Entrate.
Possiamo pensare alla CU come al documento che anticipa il 730.
Ogni anno, il tuo datore di lavoro ha l’obbligo di consegnare questo modulo entro una data stabilita dal Fisco.
Farlo è importante perché il file, che potrai trovare nel tuo cassetto fiscale, elenca con precisione le somme corrisposte, i giorni di detrazione spettanti e i carichi di famiglia. È un documento essenziale perché ti permette di verificare se le imposte trattenute in busta paga sono state calcolate correttamente.
A differenza del passato, oggi esiste anche la CU per gli autonomi.
Questa tipologia riguarda i professionisti con partita IVA, i lavoratori autonomi occasionali e chi percepisce provvigioni.
In questo caso, il sostituto d’imposta (ovvero il cliente o il committente) certifica i compensi pagati e le eventuali ritenute d’acconto che sono state trattenute e versate allo Stato per conto del professionista.
Se lavori in partita IVA o comunque rientri nelle tipologie di lavoratore autonomo elencate, è fondamentale ricevere la CU per gli autonomi per poter dividere correttamente le ritenute dalle tasse totali da pagare a fine anno.
Attenzione: per i professionisti in regime forfettario, non è più obbligatorio trasmettere la Certificazione Unica da parte del cliente o committente quindi se non la ricevi non è un errore.
Per chi ha concluso la propria carriera lavorativa, il riferimento è la cud pensionati. Nonostante il cambio di nome in CU, i pensionati continuano spesso a chiamarlo così.
Questo documento viene emesso dall’INPS o da altri enti pensionistici e serve a certificare l’importo annuo della pensione che ti è stato pagato.
È un documento che le persone in pensione devono conservare con cura, specialmente se percepiscono più trattamenti pensionistici o se hanno altri redditi (come affitti o proprietà), poiché dovranno essere sommati nella dichiarazione dei redditi.
Se ti stai domandando a cosa serve il cud, la risposta risiede nella trasparenza fiscale. L’obiettivo dello Stato è quello di tenere monitorate, attraverso le banche dati e il tuo cassetto fiscale, tutte le somme che ti vengono pagate ma anche trattenute.
Quindi la certificazione unica a cosa serve principalmente? Serve a permettere all’Agenzia delle Entrate di conoscere i tuoi redditi e applicare la tassazione corretta, oltre a riconoscerti eventuali detrazioni e agevolazioni fiscali in base alla tua situazione.
Ma è un documento utile anche per te: riesce a fornirti i dati necessari per fare il 730 o il Modello Redditi. Senza questo foglio, non potresti sapere con esattezza quante tasse hai già pagato tramite il tuo datore di lavoro e non potresti recuperare eventuali detrazioni d’imposta per spese mediche, veterinarie o ristrutturazioni edilizie.
È molto importante, in certe circostanze, richiedere il CU provvisorio.
Di quali circostanze parliamo? Se ti dimetti durante l’anno e trovi un nuovo lavoro sempre nell’arco dello stesso anno è importante consegnare il CU provvisorio al nuovo datore di lavoro. In questo modo potranno essere calcolate le tasse corrette su tutto l’anno, evitando che tu debba pagare un forte conguaglio a debito l’anno successivo.
È una mossa intelligente seguire la stessa procedura anche se subisci un licenziamento durante l’anno e poco dopo trovi un nuovo lavoro.
La cu provvisoria, infatti, riepiloga i redditi percepiti dall’inizio dell’anno fino al momento delle dimissioni o del licenziamento.
Ora che abbiamo chiara la distinzione tra CU dipendenti, autonomi e pensionati chiariamo un altro punto fondamentale: chi deve fare la certificazione unica?
L’obbligo operativo e burocratico ricade sui “sostituti d’imposta” e cioè sul tuo datore di lavoro oppure sul tuo cliente o committente se hai la partita IVA. Anche l’INPS, se ti paga delle prestazioni, è considerato sostituto d’imposta e quindi dovrà compilare la tua CU.
Tutti loro devono inviare i dati telematicamente all’Agenzia delle Entrate e poi consegnarti una copia.
Ribadiamo chiaramente per evitare dubbi residui: il cud è la certificazione unica, si tratta della stessa cosa solo sotto un nuovo nome.
In passato il CUD serviva solo per i dipendenti, mentre oggi la Certificazione Unica è un modello molto più ampio che include redditi diversi, provvigioni e redditi da lavoro autonomo.
Quindi, se il tuo commercialista ti chiede il CUD e tu hai in mano la CU, sappi che la certificazione unica è il cud aggiornato alle nuove normative fiscali.
Come abbiamo già chiarito nei paragrafi precedenti, la certificazione unica redditi è il punto di partenza per compilare il modello di dichiarazione dei redditi.
Molti contribuenti fanno confusione tra i documenti, quindi è bene spiegare la differenza tra cud e 730:
Oggi ottenere questo documento è molto più semplice che in passato.
L’Agenzia delle entrate, infatti, ha reso più semplice l’utilizzo del sito istituzionale per permetterti di consultare i tuoi dati e dichiarativi fiscali più velocemente.
Ad ogni modo, per capire come vengono presi i tuoi dati ma anche per capire le istruzioni aggiornate da seguire per la compilazione del modello, puoi fare fede al sito dell’Agenzia che ogni anno aggiorna la pagina dedicata in modo da essere al passo con tutte le recenti novità.
Il trucco per sapere con certezza il cud chi lo rilascia è guardare alla fonte del tuo reddito.
Se lavori come dipendente pubblico o privato, lo rilascia il tuo datore di lavoro. Se percepisci la disoccupazione NASpI o la pensione, lo rilascia l’INPS. Se sei un collaboratore coordinato e continuativo oppure lavori con la partita IVA lo rilascia il tuo committente.
In ogni caso, chi ti ha pagato è la stessa persona, ente o società che ha l’obbligo di certificare quelle somme.
Non ti preoccupare, il calendario fiscale previsto dall’Agenzia delle entrate è piuttosto rigido.
Le date da segnare sul calendario sono:
Esiste poi un’altra scadenza, solitamente fissata a fine ottobre, per l’invio telematico all’Agenzia delle Entrate di quelle certificazioni che non contengono redditi dichiarabili con il 730 precompilato, come molti redditi di lavoro autonomo.
Se non hai ricevuto il documento, non disperare perché esistono diversi modi per recuperarlo.
Se lavori da parecchio tempo, ti sarà capitato di chiederti più volte dove trovare il cud in modo autonomo: la via principale è il sito dell’Agenzia delle Entrate dove potrai scaricare il cud all’interno della tua bacheca virtuale.
Dove trovo il mio cud quindi? Semplice, segui questa procedura:
Ci potrebbe essere anche un modo più immediato per rispondere alla domanda dove trovo il mio cud? Prova anche a controllare l’App IO, dove molti enti pubblici iniziano a inviare notifiche e documenti.
Adesso che abbiamo chiarito dove trovare il cud, cerchiamo di capire ancora meglio il cassetto fiscale.
Il cassetto fiscale è una vera e propria fonte di informazioni importantissime per il contribuente. Al suo interno non trovi solo la CU dell’anno in corso, ma anche lo storico di tutte le certificazioni degli anni passati.
La schermata che vedrai è questa e ti permette di muoverti nei diversi anni per cui è stata presentata una CU:
Accedere al cassetto fiscale ti permette di verificare se il tuo datore di lavoro ha effettivamente inviato i dati allo Stato, evitando brutte sorprese durante i controlli formali dell’Agenzia delle entrate.
Per milioni di italiani che sono già in pensione, la procedura fondamentale è come scaricare il cud dal portale dell’INPS.
L’Istituto non invia più il modello cartaceo a casa per posta, salvo richieste specifiche, quindi è importante sapere entrare nel sito Inps e cercare nelle diverse pagine.
Bisogna quindi entrare nel sito INPS dedicato e cliccare su “Utilizza il servizio”.
Dovrai, anche in questo caso, accedere utilizzando il tuo SPID oppure la tua identità digitale.
È una procedura veloce che permette di avere il documento pronto per essere inviato al CAF o al commercialista.
Devi sapere che c’è sempre una leggera tolleranza temporale tra la data di scadenza per la consegna della CU e il suo caricamento all’interno del cassetto fiscale.
Questo non dovrebbe allarmarti, a meno che non riscontri che passi troppo tempo (oltre 1 anno) dalla scadenza. Può capitare, infatti, che, nonostante i termini siano scaduti, la certificazione non risulti nel cassetto fiscale.
Questo potrebbe indicare una dimenticanza del sostituto d’imposta, motivo per cui è importante contattare immediatamente il datore di lavoro o il committente.
Se il ritardo persiste, potrai comunque presentare la dichiarazione dei redditi basandosi sulle buste paga in tuo possesso, ma è un’operazione delicata che richiede l’assistenza di una figura esperta.
Come accade per busta paga, Modulo TFR2 e Modulo delle detrazioni, anche per la CU ci troviamo davanti allo stesso problema: interpretare le varie caselle può sembrare una sfida geroglifica.
In realtà, basta concentrarsi su pochi punti:
Se mettiamo a confronto la CU 2025, che raccoglie i dati dell’anno fiscale 2024, con la CU 2026, che si basa sui redditi 2025, possiamo notare diverse novità a cui prestare attenzione alla luce della legge di bilancio 2026. Per citarne alcune:
Questi cambiamenti strutturali verranno poi consolidati nella documentazione che analizzeremo nel 2026.
Monitorare le evoluzioni della CU 2025 è fondamentale per capire come le nuove detrazioni sul lavoro dipendente influenzeranno il netto in busta paga e l’eventuale rimborso fiscale.
Sebbene manchi ancora del tempo, è già possibile delineare la scadenza della CU 2026. Seguendo il flusso normativo attuale e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate, la consegna della Certificazione Unica 2026 (relativa ai redditi prodotti nel 2025) resta fissata al 16 marzo 2026.
Rispettare questa scadenza della CU 2026 è vitale per consentire all’Agenzia di elaborare le dichiarazioni precompilate in tempo per la stagione estiva dei rimborsi.
Che cos’è la Certificazione Unica (CU)?
La Certificazione Unica è il documento con cui i sostituti d’imposta certificano i redditi pagati durante l’anno.
Chi rilascia la Certificazione Unica?
La Certificazione Unica viene rilasciata dal datore di lavoro, dall’INPS oppure dal committente, in base alla fonte del reddito.
Quando arriva la Certificazione Unica nel 2026?
Nel 2026 arriva entro il 16 marzo per il lavoro subordinato ed entro il 30 aprile per il lavoro autonomo, le provvigioni o le prestazioni non occasionali.
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