Dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione: cosa succede?

Persona anziana che percepiva il reddito di cittadinanza

(foto Shutterstock)

Come avviene il passaggio dal vecchio Reddito di cittadinanza al nuovo Assegno di inclusione che sarà operativo dal 1° gennaio 2024

Il 4 maggio 2023 è stato approvato il Decreto Lavoro, conosciuto anche con il nome di Decreto 1° maggio. 

È sicuramente la manovra legislativa più importante intervenuta dopo il periodo di pandemia e infatti ha introdotto tantissime novità, tra le quali, la più rilevante e corposa, è la fine definitiva del Reddito di cittadinanza.

Dal 1° gennaio 2024, infatti, la misura verrà totalmente sostituita dall’Assegno di inclusione, cioè un nuovo sussidio nazionale a sostegno della povertà e dell’inclusione sociale e lavorativa.

Ma cosa succede fino al 1° gennaio 2024? Si potrà ancora godere del Reddito di cittadinanza? 

Sciogliamo tutti i dubbi in questo articolo.  Banner Banner

Assegno di inclusione: da quando? 

La riforma sociale che interessa il Reddito di Cittadinanza è sicuramente la novità più consistente del Decreto Lavoro e viene disciplinata, infatti, nei primi dodici articoli. 

Nello specifico, il primo articolo del Decreto prevede che la nuova misura di sostegno al reddito delle famiglie in difficoltà diventi operativa dal 1° gennaio 2024

Entrerà in vigore, quindi, esattamente tra sette mesi. 

Cosa succede?

Il Reddito di cittadinanza, quindi, smetterà di esistere da gennaio 2024

È importante sapere quali sono le disposizioni da applicare e rispettare nel periodo transitorio tra la vecchia e la nuova misura sociale. 

Ancora una volta, ci viene in soccorso il Decreto Lavoro, che all’articolo 13 disciplina proprio cosa accade da oggi fino al 2024

Secondo questo articolo, i beneficiari del reddito di cittadinanza che ne stanno ancora godendo potranno continuare a riceverlo fino alla sua naturale scadenza. 

Attenzione: la legge comunque impone un tempo massimo di fruizione entro il quale questa misura non avrà più valore, cioè il 31 dicembre 2023

I datori di lavoro, invece, potranno continuare a usufruire degli incentivi che erano stati previsti per l’assunzione di percettori, a patto che l’assunzione avvenga sempre entro il 31 dicembre 2023.    

Cambiano i requisiti di accesso?

Sì. Il Decreto Lavoro ha cambiato le regole. Il “nuovo” reddito di cittadinanza potrà essere richiesto da un gruppo più ristretto di cittadini. 

Si dice, infatti, che l’Assegno di inclusione potrà essere fruito solo da membri dei nuclei familiari “non occupabili”, cioè da quei soggetti che sono in una condizione tale per cui non possono inserirsi o reinserirsi nel mercato del lavoro.

Per questo motivo il Decreto Lavoro identifica come beneficiari i soli nuclei familiari al cui interno ci sia almeno un componente

  • minorenne 
  • con almeno sessant’ anni di età 
  • con disabilità in condizioni di gravità o non autosufficiente 

Vale la pena di ricordare che dal 2024 la durata massima per cui può essere richiesto l’Assegno è pari a diciotto mesi continuativi e può essere concesso un rinnovo di altri dodici mesi a patto che sia passato un mese tra la fine dei 18 mesi e la richiesta di rinnovo. 

E per gli occupabili? 

Esiste un’altra misura che si chiama Supporto per la formazione e il lavoro

Potranno fare domanda le persone tra i 18 ei 59 anni di età che sono in una condizione di povertà assoluta, ma possono ancora inserirsi nel mercato del lavoro, anche attraverso percorsi di riqualificazione professionale

A differenza dell’Assegno di inclusione, questo strumento entra in vigore prima, cioè dal 1° settembre 2023, e interesserà tutti i percettori del reddito di cittadinanza considerati, appunto, occupabili

Per poterlo ricevere, dovrai seguire specifici percorsi di informazione e formazione professionale. Durante questo periodo ti sarà dato un bonus economico di 350 euro

Ma si può perdere questo beneficio? Sì, sono previste diverse ipotesi di esclusione o perdita, come ad esempio in questi casi: 

  • dimissioni volontarie dal lavoro di un componente del nucleo familiare; 
  • mancata presentazione alle convocazioni dei servizi sociali senza giustificato motivo;
  • presentazione di documentazione non veritiera.  

 

Leggi anche:

Assegno di inclusione: il nuovo reddito di cittadinanza

Bonus 2023 per le famiglie

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