In Italia le mance sono tassate?

In Italia le mance sono tassate?

(foto Shutterstock)

Quanto vengono tassate le mance oggi e cosa cambia nel 2023 per camerieri e baristi

Come ogni anno la definizione della Legge di Bilancio porta con sé numerose modifiche e novità.

Una di queste riguarda le mance di tutti i camerieri e i baristi d’Italia, ovvero una percentuale consistente di lavoratori.

La regola generale, come stabilito dal Testo unico delle imposte sui redditi (TUIR), prevede che tutte le somme percepite durante il rapporto di lavoro debbano essere considerate per il calcolo delle tasse da pagare. In base al reddito totale prodotto, poi, viene applicata una percentuale IRPEF via via sempre maggiore (23% – 25% – 35% – 43%). 

Si potrebbe pensare, quindi, che anche per le mance sarà così, ma non è propriamente vero.

In data 29 dicembre è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di bilancio nella quale, infatti, è prevista un’agevolazione fiscale per cui questi importi potrebbero non essere tassati in modo ordinario, ma con una percentuale fissa molto bassa.

Scopriamo insieme di cosa si tratta.

Le mance fanno reddito?

Per poter rispondere a questa domanda è bene sapere che sul tema ci sono diverse opinioni contrastanti.

In genere, per sapere se una somma di denaro faccia o meno reddito, dobbiamo prendere a riferimento il TUIR. All’articolo 51, infatti, viene spiegato che tutte le somme e i valori corrisposti ai dipendenti concorrono a formare il reddito su cui vengono poi calcolate le tasse annuali.

Le mance, per definizione, rientrerebbero proprio in questa casistica ma se si tratta di somme di poco valore non è mai stata introdotta una norma specifica che prevede l’obbligo di dichiararle.

L’Agenzia delle Entrate, seguendo questo ragionamento, sancisce che in caso di “donazioni” di basso valore allora non c’è l’obbligo di tassazione.

A cambiare definitivamente le regole è intervenuta la Corte di Cassazione con una sentenza del 2021 in cui equipara le mance ricevute alla retribuzione; questo vuol dire che devono essere esposte nel Modello di dichiarazione dei redditi.

Proprio perché si tratta di valori che traggono origine dal rapporto di lavoro a vantaggio economico del solo prestatore, non possono sfuggire al Fisco.

Cosa cambia nel 2023?

Nella Legge, in vigore dal 01 gennaio 2023, viene indicata un’agevolazione fiscale a favore dei lavoratori del settore della ristorazione e della somministrazione di alimenti e bevande.

In questi settori, le mance erogate dai clienti ai camerieri e baristi concorrono a formare il reddito fiscale, ma saranno tassate con un’aliquota sostitutiva molto bassa, ovvero del 5%.

A livello pratico significa che i lavoratori non si vedranno applicate le aliquote progressive viste in precedenza, ma il regime di tassazione separata pari al 5% comprensivo già delle addizionali regionali e comunali.

Attenzione: dalla lettura della norma emergono alcune importanti condizioni da rispettare:

  • avere un reddito da lavoro dipendente non superiore a 50.000 euro
  • la tassazione sostitutiva è ammessa nel limite del 25% del reddito prodotto nell’anno per le relative prestazioni 

Il lavoratore, inoltre, può rinunciare espressamente a tale agevolazione purché il suo rifiuto risulti da un atto scritto e venga consegnato al datore. 

Cosa deve fare il lavoratore?

I passaggi da rispettare sono veramente pochi, a patto però che la mancia venga erogata con i metodi stabiliti dalla Legge di Bilancio.

Quando questa viene “distribuita” dal datore di lavoro vuol dire che il datore recupera tutte le somme e poi le suddivide in modo equo ai propri lavoratori. In che modo? Le espone come voce retributiva nel corpo del cedolino sotto al nome di “erogazione liberale”.

Il dipendente, in questo caso, non dovrà provvedere personalmente a dichiararla in quanto, essendo ricompresa nella retribuzione, verrà automaticamente esposta nella CU e successivamente nel 730. In questo modo, inoltre, l’applicazione del 5% sulla somma percepita verrà effettuata direttamente dal sostituto d’imposta, ovvero dal datore medesimo. 

Attenzione: queste somme comunque rimangono escluse dal calcolo dei contributi previdenziali dovuti all’INPS e per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali gestita dall’INAIL. Non vengono incluse nemmeno per il calcolo del Trattamento di Fine Rapporto.

Per quale motivo è prevista questa novità?

Il rischio di chi non dichiara le somme ricevute in ambito lavorativo è sempre quello di ritrovarsi parte coinvolta in un accertamento fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate.

In tal senso, la decisione della Corte di Cassazione è decisamente importante per un gruppo molto vasto di lavoratori che producono reddito in settori in cui, purtroppo, ha regnato il lavoro nero e/o irregolare.

Scopo della norma, infatti, è quello di ridurre il carico fiscale e favorire un’occupazione regolare nei settori citati facendo emergere, così, il lavoro nero.

 

Leggi anche:

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