Quali sono le tutele a favore dei lavoratori e come si calcola il risarcimento del danno biologico
Turni massacranti, nessun giorno di riposo, ferie negate e molte altre privazioni: il superlavoro può causare danni anche gravi alla salute, fino a portarti a subire un infortunio sul lavoro.
Se ti ritrovi in una situazione simile, hai diritto a richiedere un risarcimento del danno biologico nei confronti del tuo datore di lavoro.
Con la sentenza n. 6008/2023, la Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente su questo tema, analizzando il caso di un medico che aveva chiesto il riconoscimento del danno per aver subito un infarto a causa dei continui turni di reperibilità imposti dall’azienda sanitaria.
La motivazione della sentenza offre indicazioni utili sui principi, sia sostanziali sia processuali, che regolano questo tipo di situazioni. Leggere questa sentenza aiuta a capire quali violazioni di legge devono essere dimostrate e quali fatti è necessario provare per ottenere il risarcimento del danno biologico causato dal superlavoro.
| Voce | Caratteristica |
|---|---|
| Cos’è il danno biologico | È un danno alla salute fisica o psicologica causato dal superlavoro |
| Quando può esserci risarcimento | Quando un carico di lavoro troppo alto e prolungato provoca un danno concreto alla salute |
| Cosa bisogna dimostrare | Il danno, il nesso causale con il lavoro e la violazione degli obblighi di tutela |
| Obbligo del datore di lavoro | Deve adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori |
| Calcolo del danno | Si basa sulla valutazione medico legale, sul grado di invalidità e sulle tabelle di liquidazione |
La legge stabilisce un numero massimo di ore annue di lavoro straordinario, pari a 250 ore. Tuttavia, il superamento di questo limite non comporta automaticamente il riconoscimento di un danno biologico e di un danno da superlavoro.
In particolare, per ottenere un risarcimento, devi sempre descrivere in modo preciso il particolare danno subito (ad esempio economico, alla salute, alla vita di relazione) a causa dell’eccessivo carico di lavoro.
Nel caso analizzato dalla Corte di Cassazione, un dirigente medico aveva subito un infarto e aveva denunciato che il malore fosse stato causato dai turni eccessivi imposti dall’azienda sanitaria, dovuti al sottodimensionamento dell’organico del reparto.
Il risarcimento del danno biologico da superlavoro può essere riconosciuto quando un carico di lavoro troppo alto, andato avanti nel tempo, provoca un danno concreto alla tua salute fisica o psicologica. Per ottenerlo, non basta dire di aver lavorato troppo. Devi poter dimostrare, con certificati medici e valutazioni specialistiche, che quel danno esiste davvero e che è collegato alle condizioni di lavoro, per esempio orari eccessivi, turni pesanti, straordinari continui o forte stress organizzativo.
Serve anche dimostrare il legame tra il lavoro e il danno subito. Inoltre, chi ti dà lavoro deve aver violato i propri obblighi di tutela della salute e della sicurezza, per esempio non rispettando i limiti di orario o non organizzando il lavoro in modo adeguato. Solo in presenza di questi elementi il giudice può riconoscere il diritto al risarcimento.
La sicurezza e la tutela della salute dei lavoratori e delle lavoratrici rientrano tra i principali obblighi del datore di lavoro.
Secondo quanto stabilito dall’articolo 2087 del Codice Civile, l’imprenditore deve adottare tutte le misure necessarie, in base al tipo di attività, all’esperienza e alle conoscenze tecniche disponibili, per proteggere l’integrità fisica e il benessere psicologico del personale che lavora.
Questo sistema di tutela è completato dal Testo Unico sulla Sicurezza e da altre norme specifiche di settore. Tuttavia, l’articolo 2087 resta la norma generale di riferimento.
La Corte di Cassazione ha chiarito che questo articolo funziona come una “norma di chiusura”, cioè si applica anche a situazioni non ancora previste in modo esplicito dalla legge.
In sostanza, si tratta di una disposizione che impone al datore di lavoro di proteggerti da ogni possibile danno alla salute nell’ambiente o in circostanza di lavoro, anche quando l’evento non sia coperto in modo specifico dalle altre norme sulla sicurezza.
L’importo riconosciuto a titolo di danno biologico dipende dal grado di invalidità permanente e dall’eventuale inabilità temporanea, oltre che dall’età del lavoratore o della lavoratrice al momento del danno.
I tribunali utilizzano tabelle di liquidazione (le più diffuse sono le tabelle del Tribunale di Milano). Queste tabelle attribuiscono un valore economico a ogni punto di invalidità, adattandolo alla situazione concreta della persona.
Nei casi di superlavoro, il risarcimento può tenere conto sia delle conseguenzei fisiche (per esempio patologie muscolo-scheletriche) sia di quelle psichiche (come disturbi d’ansia o depressione da burnout). A questo, possono aggiungersi ulteriori voci di danno, come il danno patrimoniale da riduzione della capacità lavorativa specifica o da perdita di chance professionali.
Il calcolo del danno biologico nei casi di superlavoro parte prima di tutto dalla valutazione del medico legale, che stabilisce il grado di invalidità in percentuale e misura le conseguenze fisiche e psicologiche del carico di lavoro eccessivo.
Per quantificare il risarcimento si usano di solito le tabelle dei tribunali, che attribuiscono un valore economico a ogni punto di invalidità e tengono conto anche dell’età della persona danneggiata.
In questa valutazione si distinguono due aspetti:
Si tengono in considerazione anche eventuali peggioramenti, ricadute e gli effetti sulla capacità di lavorare e di svolgere le normali attività quotidiane.
Si parla di micropermanenti quando i danni sono lievi e di macropermanenti quando le conseguenze sono più gravi. Nei due casi possono cambiare criteri e valori usati per il calcolo. Nei casi di superlavoro può contare anche l’effetto sulla vita di relazione, quindi l’impatto sui rapporti sociali, familiari e sul benessere complessivo.
Facciamo un esempio semplice. Una persona di 45 anni sviluppa una sindrome ansioso-depressiva da superlavoro con un’invalidità permanente del 10%. Il medico legale certifica questa percentuale. A quel punto il giudice applica le tabelle previste per quella fascia di età, attribuisce un valore economico ai punti di invalidità e aggiunge anche la quota legata al periodo di inabilità temporanea vissuto nella fase più acuta. In questo modo si arriva all’importo complessivo del risarcimento.
La domanda sorge spontanea ogni volta che vuoi agire in giudizio contro la tua azienda per chiedere un risarcimento del danno biologico: devi indicare anche una precisa violazione di legge?
In altre parole, è necessario citare la norma specifica violata dal datore di lavoro?
Secondo la Corte di Cassazione, la risposta è no: non hai l’obbligo di indicare la normativa non rispettata.
Questo principio vale ancora di più nei casi in cui si contesta una situazione di danno causata da eccessive prestazioni lavorative, perché in tali casi si fa riferimento alla norma generale dell’articolo 2087 del Codice Civile, senza bisogno di richiamare altre disposizioni specifiche.
La Suprema Corte ha chiarito che non si può chiedere al lavoratore o alla lavoratrice di indicare una violazione precisa delle norme sulla sicurezza.
A maggior ragione, questo non è richiesto quando si contestano prestazioni oltre i limiti di tollerabilità: in questi casi è già sufficiente dimostrare che il datore di lavoro non ha rispettato l’obbligo generale di tutela della salute, senza bisogno di ulteriori dettagli.
Chiarito che non hai l’obbligo di indicare con precisione la norma violata, è importante capire che cosa deve provare il dipendente per ottenere il risarcimento del danno biologico. In altre parole, bisogna sapere che cosa devi affermare e che cosa devi provare per vincere la causa.
Secondo la Corte di Cassazione, è sufficiente dimostrare la nocività dell’ambiente di lavoro e provare che hai svolto prestazioni prolungate ed eccedenti un normale e tollerabile orario lavorativo.
In pratica, per ottenere il risarcimento del danno biologico devi:
Potrebbe capitare che, se hai denunciato lo svolgimento di un orario eccessivo di lavoro, tu abbia già avviato una procedura davanti all’Inail per il riconoscimento della malattia professionale o della cosiddetta causa di servizio.
Che valore ha il giudizio amministrativo? Hai diritto automaticamente anche al risarcimento contro l’azienda?
La risposta è no: l’accertamento svolto dall’Inail non produce effetti automatici nel successivo giudizio civile contro il datore di lavoro.
Tuttavia, puoi dare valore a quell’accertamento nel tuo procedimento.
Secondo la motivazione della sentenza della Cassazione, il fatto che equo indennizzo e risarcimento del danno biologico siano autonomi non significa che non ci sia una forte coincidenza sul rapporto tra malattia e causa lavorativa.
In sostanza, il giudice non può ignorare la documentazione tecnica che ha riconosciuto il nesso causale in sede amministrativa, a meno che non abbia una motivazione critica precisa sul contenuto di quella documentazione.
È importante chiarire bene il ruolo del tempo nel riconoscimento del danno biologico.
Il primo punto riguarda il termine entro cui puoi fare richiesta di risarcimento. Il diritto al risarcimento del danno biologico da superlavoro si prescrive in 10 anni.
Questo termine decorre dalla data in cui si è verificato il danno, se c’è stato un evento traumatico preciso, oppure dal momento in cui hai avuto una chiara conoscenza del pregiudizio subito. Questo aspetto è particolarmente importante quando il problema di salute si manifesta solo dopo anni rispetto alle condizioni di lavoro che lo hanno causato.
Il secondo punto riguarda invece i tempi necessari per ottenere il risarcimento. In questi casi non esiste una durata uguale per tutti, perché tutto dipende dalla complessità della situazione, dalla disponibilità di prove mediche e documenti e dalla strada scelta per far valere il tuo diritto. I tempi possono quindi essere diversi se si prova prima una trattativa fuori dal tribunale oppure se si avvia direttamente una causa.
Di regola, il risarcimento del danno biologico da superlavoro ha natura risarcitoria e non viene trattato come un reddito. In pratica, di solito non concorre alla formazione del reddito imponibile e quindi non viene tassato come uno stipendio o come un altro compenso.
Può però succedere che alcune somme comprese nella liquidazione seguano regole diverse. Per esempio, questo può accadere per rimborsi spese o per importi che sostituiscono redditi non percepiti. Per questo è sempre utile verificare il trattamento fiscale concreto con un professionista, così puoi capire con precisione come vanno considerate le singole voci.
Cos’è il danno biologico da superlavoro?
È il danno alla salute fisica o psicologica causato da un carico di lavoro eccessivo e prolungato nel tempo.
Quando si può ottenere il risarcimento del danno biologico da superlavoro?
Si può ottenere quando il superlavoro provoca un danno concreto alla salute e viene dimostrato il collegamento tra le condizioni di lavoro e il danno subito.
Come si dimostra il danno biologico da superlavoro?
Bisogna provare di aver svolto prestazioni eccedenti un orario normale e tollerabile, quantificare il danno subito e dimostrare il nesso causale tra lavoro e patologia.
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