Welfare aziendale: l’assistenza familiare può rientrare?

Assistenza familiare

(foto Shutterstock)

Case di riposo, badanti e baby sitter possono rientrare nel piano welfare offerto dall’azienda ai propri dipendenti. Con un risparmio di spesa per tutti

Che cos’è il welfare aziendale?

Si parla di welfare aziendale per indicare tutti quei beni e servizi che un’azienda può mettere a disposizione dei propri lavoratori e dei loro familiari: sono beni, prestazioni, opere e servizi, non monetari, che di solito si aggiungono alla normale retribuzione.

Nella predisposizione del proprio piano di welfare, l’azienda è libera di inserire i servizi che ritiene più confacenti agli interessi dei propri lavoratori e dei loro familiari. Di solito, prima di introdurre piano di welfare, l’azienda procede a una mappatura degli interessi e dei bisogni, in modo da offrire un piano rispondente alle aspettative dei propri dipendenti.

I servizi per l’assistenza familiare

Nell’offerta dei servizi di welfare aziendale ha un ruolo fondamentale l’assistenza ai familiari.
L’art. 51 del TUIR (il Testo Unico delle Imposte sul reddito) esclude da tasse e contributi tutte “le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o familiari non autosufficienti”.

A quali familiari si rivolge il welfare aziendale?

Innanzitutto al coniuge e ai figli del lavoratore. Vi rientrano, poi, altre figure di “familiari”, a condizione che siano conviventi: i genitori, i nonni, i nipoti e persino il suocero e la suocera.

Che cosa significa non autosufficiente?

Secondo l’Agenzia delle Entrate, con tale termine si intende la situazione, risultante da certificazione medica, di incapacità “a compiere gli atti della vita quotidiana quali, ad esempio, assumere alimenti, espletare le funzioni fisiologiche e provvedere all’igiene personale, deambulare, indossare gli indumenti”.

Quali servizi può offrire l’azienda?

Tutti i servizi che riguardano la cura e l’assistenza per i familiari non autosufficienti.
L’assistenza familiare può essere sostenuta dal piano welfare aziendale in due modalità: attraverso la messa a disposizione del servizio oppure mediante il rimborso del costo sostenuto dal dipendente.

Facciamo qualche esempio.
Per messa a disposizione del servizio si intende che l’azienda può offrire al lavoratore un posto in una casa di riposo per il genitore anziano, oppure può mettere a disposizione, a proprie spese, una badante per il familiare o un servizio di babysitting per i figli.

Con la seconda modalità, l’azienda rimborsa i costi sostenuti dal dipendente per garantire l’assistenza al proprio figlio o altro familiare. Attenzione però a conservare la documentazione: con riferimento a tale modalità di rimborso, l’Agenzia delle Entrate ha infatti precisato che nella documentazione comprovante l’utilizzo delle somme deve essere indicato il soggetto che ha fruito del servizio, e che tale documentazione deve essere acquisita e conservata dal datore di lavoro.

Il welfare aziendale è conveniente?

Sì.
Il welfare aziendale è conveniente per l’azienda perché:

  • fornisce (o rimborsa) un servizio di cui il proprio dipendente ha bisogno;
  • risparmia sul costo del lavoro, non dovendo pagare tasse e contributi sull’equivalente valore monetario del servizio.

È conveniente anche per il lavoratore perché ottiene un maggior valore economico, sebbene indirettamente, con riferimento a servizi e prestazioni che dovrebbe comunque sostenere per i propri familiari.

 

Leggi anche:

Welfare aziendale, cos’è e come funziona

 

 

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