Laborplay, facilitare la conoscenza tra colleghi con un album di figurine digitale

Team di Laborplay con grafiche colorate

(foto Laborplay)

Avvicinare collaboratori e dipendenti in epoca di smart working. Laborplay e Lateral Learning lanciano “Play4Card”. La gamification per le aziende che vogliono “accorciare le distanze” tra i lavoratori

Laborplay nasce nel 2015, come start up innovativa; viene riconosciuta da subito come “spin-off” dall’Università di Firenze, che riconosce il valore del procedimento scientifico portato avanti dalla società nell’elaborazione dei suoi servizi. In particolare, l’azienda eroga servizi di valutazione e sviluppo delle soft skill con finalità di selezione, formazione, sviluppo e team building oltre a ideare e commercializzare prodotti di gamification. L’attività di Laborplay nasce a seguito di una ricerca scientifica condotta su un campione di 25.000 persone, per dimostrare la validità di utilizzo di meccaniche di gioco in particolare nei processi di selezione del personale.

«Abbiamo sottoposto le persone a giochi e a test tradizionali utilizzati per la selezione  – spiega Elena Gaiffi, Co-founder di Laborplay –, evidenziando come alcune tipologie di gioco diano le stesse risposte dei test psico-attitudinali comunemente usati. Con il valore aggiunto di rendere più coinvolgenti ed efficaci i processi di selezione».

Laborplay applica il gioco non solo ai contesti di selezione e dimostra quanto sia efficace per intervenire anche in altri ambiti organizzativi. A questo proposito, tra i prodotti più innovativi lanciati da Laborplay in collaborazione con il suo partner ICT, Lateral Learning, c’è Play4Card, un album digitale di figurine che avvicina i lavoratori delle aziende, favorendone la conoscenza reciproca anche a distanza.

Elena Gaiffi, Co-founder Laborplay
(In foto Elena Gaiffi, Co-founder Laborplay)

“Play4Card”, l’album digitale di figurine. La prima fase: il questionario

Play4Card è una web-App, personalizzabile sulla base delle caratteristiche dell’azienda che lo acquista, per la costruzione di un album di figurine digitale. Il primo step di realizzazione dell’album personalizzato prevede il lancio di una survey, un questionario che coinvolge tutta la popolazione aziendale, ponendo a ognuno domande sulle proprie preferenze personali: i piatti preferiti, i libri più amati, gli hobby praticati. Utilizzando le informazioni raccolte attraverso il questionario, vengono costruite delle vere e proprie figurine, con l’immagine del collaboratore e le indicazioni riguardo alle sue caratteristiche.

La seconda fase: il gioco

A questo punto l’album è pronto per essere “sbirciato” da tutti, ma solo per pochi giorni, in preparazione della fase di raccolta. Attraverso la web-App, con cadenza regolare, ogni giocatore riceverà un pacchetto di figurine digitali. Ma per collezionarle non basterà “scartarle”, servirà infatti rispondere a qualche domanda provando a ricordare o a indovinare le preferenze della persona raffigurata. Solo così la figurina a colori potrà essere inclusa nell’album, regalando a “collezionista e collezionato” anche la possibilità di chattare tra loro, direttamente attraverso la stessa web-App.

«Le persone si ricorderanno le une delle altre molto più facilmente per le loro caratteristiche e preferenze personali, piuttosto che per l’appartenenza ad una specifica business unit – prosegue Elena Gaiffi – Si tratta di una modalità divertente, originale ed efficace per favorire la conoscenza tra colleghi che spesso, pur lavorando all’interno della stessa azienda, non si conoscono, magari perché lo smart working è sempre più diffuso oppure perché in realtà aziendali molto grandi è oggettivamente difficile creare occasioni di condivisione».

Team di Laborplay
Team di Laborplay

La terza fase: l’album digitale

Una volta concluso il periodo di raccolta, l’album diventa stampabile proprio come un “annuario 2.0” dell’azienda, che può rinnovarlo ogni anno o utilizzare le fasi di on-boarding come occasioni per aprire una nuova raccolta. «L’album ha una configurazione accattivante è semplice, sia perché non richiede download sia per il tema della tutela dei dati, – conclude Elena Gaiffi –, e viene molto apprezzato dalle aziende e dalle persone. Play4Card fa leva su una delle 8 leve motivazionali del framework “Octalysis”, uno dei principali riferimenti della gamification. Ciascuno di noi è sensibile a qualcosa che lo motiva particolarmente, lo spinge ad agire, lo convince: il framework ci insegna che se il gioco riesce a riprodurre quelle leve motivazionali almeno in parte, funziona. La leva su cui punta Play4Card, nell’Octalysis si chiama ”ownership & possession” e si riferisce al piacere che proviamo nel possedere, raccogliere e collezionare. Pensate a quante cose possediamo: sono spesso superflue, ma sentiamo comunque il desiderio di ottenerle; il gioco si serve proprio di questo meccanismo inconscio per aiutarci a raggiungere un obiettivo utile al benessere e alla produttività organizzativa».

PER INFORMAZIONI: info@laborplay.com

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