Covid-19, cassa integrazione in deroga per le regioni più colpite

(foto Shutterstock)

Ecco cosa cambia dopo il 20 marzo per Veneto, Emilia e Lombardia con i nuovi accordi che ampliano il ricorso agli strumenti di tutela per i lavoratori

Il Veneto, l’Emilia-Romagna e la Lombardia sono state le prime regioni a provvedere alla sottoscrizione di un Accordo quadro per il funzionamento della cassa integrazione in deroga (CIGD), ma dai primi di marzo ad oggi alcune cose sono cambiate. Scopriamo quali.

LE DISPOSIZIONI PER LE REGIONI MAGGIORMENTE COLPITE

Il 20 marzo sono stati approvati dalle Giunte regionali del Veneto, dell’Emilia-Romagna e della Lombardia gli Accordi quadro per la CIGD.
Nei nuovi Accordi troviamo diverse disposizioni che sono differenti dalle prime.

 COSA PREVEDE LA NUOVA CIGD EMILIANA

Il 19 marzo scorso è stata firmata l’integrazione all’Accordo sulla cassa integrazione in deroga ampliando il ricorso agli strumenti di tutela.

Sale così da 4 a 13 settimane il periodo di integrazione salariale, rimanendo quest’ultima operativa dal 23 febbraio 2020.

Possono accedervi tutti i datori di lavoro privati che si trovano ad operare nel territorio emiliano e che non possono accedere ai normali ammortizzatori, per sospendere o ridurre l’orario di lavoro a causa degli effetti provocati da Covid-19 sul mercato.

Tra i datori destinatari vi sono anche gli appaltatori di opere e di servizi, mentre non possono accedervi i datori dei lavoratori domestici.
Anche le società cooperative potranno far accedere i propri soci lavoratori dipendenti alle integrazioni salariali.

I lavoratori che godranno delle prestazioni sono tutti lavoratori subordinati, compresi quelli intermittenti.

COSA PREVEDE LA NUOVA CIGD VENETA

Il nuovo Accordo prevede che potranno accedere a questa cassa integrazione i datori privati per i quali non operano gli ordinari ammortizzatori sociali nemmeno per la causale Covid-19, o che abbiano già esaurito questi ultimi, nonché le grandi aziende del terziario con più di 50 dipendenti che versano CIGS.

Possono accedere alla CIGD tutti i lavoratori dipendenti, tranne i lavoratori domestici e i dirigenti. Questi lavoratori avranno diritto a 9 settimane di cassa integrazione che vanno retroattivamente dal 23 febbraio 2020. Le 9 settimane si aggiungeranno ai 90 giorni per le unità produttive di Vo’ e per i lavoratori qui domiciliati o residenti, e ai 30 giorni per i datori in possesso di unità produttive nel Veneto o aventi lavoratori residenti o domiciliati.

Per entrambe le regioni il pagamento della prestazione ai lavoratori sarà diretto, quindi provvederà direttamente l’INPS a erogarle, nel rispetto delle risorse finanziarie disponibili.

LA LOMBARDIA STABILISCE NUOVE REGOLE DOPO IL 10 MARZO

I datori di lavoro riconosceranno il trattamento integrativo per tutti i lavoratori a tempo determinato ed indeterminato in forza alla data del 23 febbraio 2020.

L’Accordo specifica, inoltre, che i trattamenti sono rivolti ad operai, impiegati, quadri, apprendisti, soci di cooperative con rapporto di lavoro subordinato e apprendisti. Tra la platea dei destinatari l’accordo non dimentica i soci delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato, i lavoratori a domicilio monocommessa, i lavoratori a chiamata, quelli agricoli e i somministrati.
Rimangono esclusi i dirigenti e i lavoratori domestici.

La durata del trattamento per i comuni dell’ex zona rossa sarà di 3 mesi più 9 settimane, mentre tutti gli altri comuni lombardi godranno di un mese e ulteriori 9 settimane.

 

Leggi anche:

ARRIVA LA CASSA INTEGRAZIONE PER LE PICCOLE E MEDIE IMPRESE

CORONAVIRUS, QUANTO PRENDE UN LAVORATORE IN CASSA?

 

La tua opinione ci sta a cuore. Se vuoi proporre temi o raccontare storie di lavoro, saremo contenti di ascoltarti. Contattaci.

Articoli correlati

Ultimi articoli