Non è infortunio sul lavoro la caduta in pausa caffè

(foto Shutterstock)

La Cassazione: niente indennizzo per infortunio sul lavoro, per la lavoratrice caduta tornando dal bar

La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 32473 del 2021, ha affermato che non è infortunio sul lavoro la caduta nel percorso di rientro dal bar dopo la pausa caffè. La motivazione? L’incidente non è avvenuto «in occasione del lavoro». Pausa amara per la lavoratrice: niente risarcimento del danno.

Il caso

Una impiegata si reca al bar per bere un caffè durante la pausa di metà mattinata. Rientrando in ufficio, inciampa e si frattura il polso della mano destra. In seguito alla caduta, riporta un danno permanente del 10%. La lavoratrice chiede all’Inail il pagamento dell’indennità per l’inabilità assoluta e l’indennizzo per il danno permanente.

L’Inail si oppone, sostenendo che non si tratti di infortunio sul lavoro. La dipendente fa dunque causa e vince sia in Tribunale sia in Corte d’Appello. L’Inail non si arrende e ricorre in Cassazione, che – questa volta – dà ragione all’Istituto: nessun indennizzo perché non si tratta di infortunio sul lavoro.

 L’occasione di lavoro

Non tutti gli incidenti occorsi in orario di lavoro sono stati classificati come  infortuni sul lavoro. Non basta infatti un semplice collegamento temporale o di luogo affinché il danno subito dal lavoratore possa integrare gli estremi dell’infortunio sul lavoro.

Secondo il Testo unico sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali può essere considerato infortunio sul lavoro la lesione intervenuta per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata un’inabilità permanente al lavoro, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che importi l’astensione dal lavoro per più di tre giorni.

Pertanto, per parlare di «infortunio sul lavoro» il requisito fondamentale è che l’evento lesivo sia accaduto «in occasione di lavoro».

È necessario un nesso causale con la prestazione lavorativa

Ma cosa si intende per «occasione di lavoro»? Il problema non si pone per tutti i casi in cui l’infortunio è pacificamente avvenuto nell’esecuzione delle ordinarie mansioni lavorative. La questione diventa problematica quando – come nel caso in esame – l’incidente accade in un diverso momento.  

È necessario un nesso (ossia un collegamento) tra il lavoro e il rischio di infortunio, «nel senso che il lavoro determini non tanto il verificarsi dell’evento, quanto l’esposizione al rischio del lavoratore». Secondo la Cassazione, non può essere fatta rientrare nell’attività lavorativa la condotta «non coincidente per modalità di tempo o di luogo con le prestazioni dovute, che non sia richiesta dalle modalità di esecuzione imposte dal datore di lavoro o da circostanze di tempo e di luogo che prescindano dalle volontà di scelta del lavoratore».

La pausa caffè non è occasione di lavoro

La Cassazione, con la sentenza numero 32473 del 2021, si è espressa proprio con riferimento alla pausa caffè: secondo i supremi giudici la pausa caffè non è occasione di lavoro poiché «la lavoratrice, allontanandosi dall’ufficio per raggiungere un vicino pubblico esercizio, si è volontariamente esposta a un rischio non necessariamente connesso all’attività lavorativa per il soddisfacimento di un bisogno certamente procrastinabile e non impellente, interrompendo così la necessaria connessione causale tra attività lavorativa e incidente». 

Le conseguenze? La lavoratrice non ha diritto ad alcun indennizzo INAIL per infortunio sul lavoro, dal momento che il caso non è nemmeno classificabile come infortunio in itinere.

 

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