Obbligo di vaccino anti Covid-19 per il personale sanitario

Obbligo di vaccino per il personale sanitario

(foto 123rf)

Dal 6 aprile 2021 è stato introdotto l’obbligo di vaccinazione per tutti i professionisti del settore sanitario. In caso di rifiuto si rischia di perdere lo stipendio fino a fine anno

In seguito alle polemiche scoppiate dopo il rifiuto di alcuni operatori sanitari di sottoporsi al vaccino anti Covid-19, il Governo, con il “decreto Aprile” (dl 44/2021), ha introdotto l’obbligo di vaccino per tutti i lavoratori che operano nel settore sanitario.

Dal 6 aprile 2021 infatti tutti i medici, gli infermieri e gli operatori sono obbligati a vaccinarsi. In caso di rifiuto si rischia di perdere lo stipendio fino a fine anno.

Chi sono i soggetti obbligati a fare il vaccino anti Covid-19?

L’obbligo riguarda tutti i professionisti, dipendenti e autonomi, che lavorano nel mondo sanitario: medici, tecnici, infermieri, operatori sanitari, ma anche farmacisti e addetti alle parafarmacie. Per essere soggetti all’obbligo di vaccino è sufficiente che la professione sia esercitata in strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali.

Si può essere esonerati dal vaccino anti Covid-19?

, ma solo in casi eccezionali e certificati. La vaccinazione non è obbligatoria (o può essere rinviata) solo in caso di accertato pericolo per la salute attestato dal medico di medicina generale.

Come funziona la procedura di vaccinazione anti Covid-19?

I datori di lavoro trasmettono alle regioni tutti i nominativi dei lavoratori che operano nelle strutture sanitarie e negli studi professionali. Le regioni, una volta ricevuto l’elenco dei nominativi, controllano se tutti i lavoratori si sono già sottoposti a vaccino.

Se un lavoratore risulta non ancora vaccinato o non è in lista di attesa, la regione segnala il soggetto all’ASL competente. A sua volta, l’ASL invita il lavoratore a giustificare il ritardo o a documentare di aver inviato la richiesta di vaccinazione.

Se il dipendente non giustifica il ritardo o non presenta la documentazione attestante l’avvenuta prenotazione, l’ASL invita formalmente l’interessato a sottoporsi alla somministrazione del vaccino, indicando tempi, luoghi e modalità della somministrazione.

Quali sono le conseguenze per chi si rifiuta di vaccinarsi?

Nel caso in cui il lavoratore non si presenti all’appuntamento per il vaccino, l’ASL ne dà immediata comunicazione scritta all’interessato, al datore di lavoro e all’Ordine professionale di appartenenza. Dopo tale comunicazione, il lavoratore non ha più diritto ad eseguire prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o che comportino, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da coronavirus.

Quanto dura la sospensione dal lavoro, se non viene effettuato il vaccino?

La sospensione dura fino a quando il lavoratore non si sottopone a vaccino e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

Chi non si vaccina può perdere la retribuzione?

. Il lavoratore no-vax può essere adibito a mansioni, anche inferiori, che non comportino il contatto e il rischio di diffusione del contagio. In caso di mansioni inferiori, il trattamento economico sarà diminuito. Tuttavia, se non ci sono mansioni inferiori o non è impossibile evitare il contatto con il pubblico, il lavoratore è sospeso dal lavoro, e «non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato».

I soggetti che, per comprovati motivi di salute, non possono vaccinarsi, possono essere adibiti a mansioni diverse, ma in questo caso senza alcuna diminuzione dello stipendio.

 

La tua opinione ci sta a cuore. Se vuoi proporre temi o raccontare storie di lavoro, saremo contenti di ascoltarti. Contattaci.

Articoli correlati

Ultimi articoli