Parità di genere: bonus e premi alle aziende che si certificano

(foto Shutterstock)

Il Parlamento è intervenuto con delle importanti novità per la tutela della parità di genere nelle aziende

Sono state approvate dalla Camera e dal Senato delle modifiche al decreto legislativo numero 198 del 2006, detto Codice delle Pari Opportunità. Le novità riguardano la definizione di «discriminazione», la cui nozione viene estesa, e l’introduzione della «certificazione della parità di genere», che consente alle aziende di usufruire di un esonero contributivo e un miglior punteggio nelle gare pubbliche. 

Il rapporto per il monitoraggio sulla parità di genere

Obbligo di rendicontare le attività e monitoraggio continuo, con cadenza biennale, per le aziende che hanno più di 50 dipendenti.

È questa la modalità attraverso cui il Governo intende monitorare, a livello locale e nazionale, la situazione sul versante della uguaglianza di genere.

Il rapporto si trasmette, compilando in via telematica, un modello che sarà reso disponibile sul sito del Ministero del Lavoro

Dovranno essere indicate informazioni fondamentali per poter descrivere ogni singola realtà aziendale, ad esempio:

  • il numero dei lavoratori occupati di sesso maschile, di sesso femminile e le lavoratrici eventualmente in stato di gravidanza;
  • il numero di assunzioni nel corso dell’anno e la distribuzione tra i sessi;
  • le differenze tra le retribuzioni iniziali dei lavoratori di ciascun sesso, l’inquadramento contrattuale e la funzione svolta da ciascun lavoratore occupato;
  • i processi di selezione in fase di assunzione, i processi di reclutamento, le procedure utilizzate per l’accesso alla qualificazione professionale e alla formazione manageriale;
  • gli strumenti e le misure per promuovere la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro (work life balance), la presenza di politiche aziendali a garanzia di un ambiente di lavoro inclusivo e rispettoso e sui criteri adottati per le progressioni di carriera. 

Certificazione parità di genere

A partire dal 2022, le aziende potranno ottenere una speciale certificazione sulla parità di genere.

Le finalità sono indicate dallo stesso Legislatore: «attestare le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità».  

La certificazione sulla parità di genere, dunque, è lo strumento attraverso il quale le aziende, a partire dal 2022, possono dimostrare l’effettività, la serietà e l’efficacia delle proprie politiche in tema di parità di genere. Non si tratta di esaminare semplici progetti o documenti programmatici, ma la norma prevede che vengano prese in considerazioni le «misure concrete adottate dai datori di lavoro». 

Come si ottiene la certificazione sulla parità di genere? 

Le modalità specifiche saranno determinate da un DPCM, ma sono già stati indicati alcuni criteri direttivi. Il decreto attuativo dovrà quindi indicare:

  • i requisiti per ottenere la certificazione, che dovrà, in ogni caso, aver riguardo «alla retribuzione corrisposta, alle opportunità di progressione in carriera e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, anche con riguardo ai lavoratori occupati di sesso femminile in stato di gravidanza»;
  • le modalità di acquisizione e monitoraggio dei dati da parte delle rappresentanze sindacali e il loro coinvolgimento;
  • le possibili forme di pubblicità della certificazione.

I benefici della certificazione: esonero contributivo e miglior punteggio nell’affidamento degli appalti

Ottenere la certificazione conviene. Sono state infatti previste due misure premiali: l’esonero contributivo (parziale) e un trattamento di favore nelle graduatorie degli appalti.

Per quanto riguarda l’esonero contributivo, si tratta di uno sconto sui contributi previdenziali a carico dell’azienda, nella misura massima di 50.000 euro annui per azienda e nel limite dell’1% dei contributi.

È stato poi previsto un «punteggio premiale» per chi è in possesso della certificazione di parità: nel caso di presentazione di progetti finalizzati all’ottenimento di fondi nazionali ed europei, la certificazione può consentire un punteggio di favore.  

Non solo. Anche nel caso di aggiudicazione di appalti pubblici, le amministrazioni possono prevedere, nel bando di gara, le misure premiali che vengono attribuite, nella stesura della graduatoria, alle società che sono in possesso, alla data del 31 dicembre dell’anno precedente, della certificazione di parità.

 

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