Restituzione al datore di lavoro delle somme indebitamente percepite, al lordo o al netto?

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Con circolare n. 8/E del 14 luglio l’Agenzia delle Entrate chiarisce la modalità di restituzione delle somme assoggettate a tassazione in anni precedenti indebitamente percepite dal lavoratore

In quali casi il lavoratore potrebbe dover restituire quanto erogato dal datore di lavoro?

Partendo dal presupposto che al momento della restituzione delle somme il lavoratore abbia ancora in essere il rapporto di lavoro con il datore di lavoro che ha erogato le somme indebite, il dipendente può essere tenuto a restituire le somme percepite negli anni precedenti dal datore di lavoro per diverse motivazioni, ad esempio:

  • per aver percepito un corrispettivo a titolo di patto di non concorrenza, poi dichiarato nullo;
  • quando sia stato erogato un acconto sul premio di risultato, non dovuto;
  • quando il datore di lavoro sia stato condannato dal giudice al pagamento di somme che successivamente sono risultate non dovute (ad esempio, indennità risarcitoria).

Restituzione somme indebitamente percepite, al lordo o al netto?

Datore di lavoro e lavoratore possono scegliere se la restituzione delle somme vada fatta al lordo o al netto.
Se le somme sono state assoggettate a tassazione negli anni precedenti (per esempio reddito da lavoro dipendente) e sono:

  • restituite al lordo, il datore di lavoro recupererà l’intera somma operando la trattenuta dalla busta paga e allo stesso tempo diminuirà la base imponibile del reddito del dipendente dello stesso anno dell’importo trattenuto. In questo modo il lavoratore recupererà le tasse pagate quando aveva percepito dette somme.
    Esempio
    Nel 2019 il lavoratore percepisce erroneamente 1000 euro, nel 2021 il lavoratore ha un reddito pari a 30.000 euro imponibile.
    Nel 2021: il datore di lavoro trattiene i 1000 euro dalla busta paga, al lavoratore spettano 1000 euro di oneri deducibili da sottrarre ai 30.000 euro, quindi, il lavoratore paga l’Irpef su 29.000 euro;
  • restituite al netto, il datore di lavoro dovrà trattenere dalla busta paga l’importo già decurtato della tassazione operata nell’anno di percezione della somma (Irpef e addizionali).

Esempio dell’Agenzia delle Entrate:

Qualora il datore di lavoro abbia erogato nel 2019 28.000 euro al lavoratore, trattenendogli 6.960 euro di tasse, e nel 2021 richieda la restituzione di un quarto della somma complessivamente erogata (28.000*1/4) ovvero di euro 7.000, al fine di stabilire l’importo netto dell’indebito oggetto di restituzione, il sostituto dovrà sottrarre da tale ultimo importo un quarto delle ritenute Irpef operate, che nell’ipotesi rappresentata è pari ad euro 1.740 (dato da euro 6.960*1/4). La somma da restituire sarà pari ad euro 5.260 (ovvero euro 7.000-1.740).

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