Taglio del cuneo fiscale: da luglio più soldi in busta paga - Notizie e approfondimenti sul mondo del lavoro

Taglio del cuneo fiscale: da luglio più soldi in busta paga

(foto Shutterstock)

Possono beneficiare del risparmio fiscale anche i lavoratori con reddito fino a 40 mila euro. Per i redditi più bassi il bonus Renzi passa da 80 a 100 euro

Cos’è il taglio del cuneo fiscale?

Dal 1° luglio sono entrate in vigore le misure adottate dal Governo nell’ultima legge di bilancio, con l’obiettivo di dare un ulteriore taglio al cuneo fiscale, cioè cercare di ridurre la differenza tra lo stipendio lordo spettante al dipendente e l’importo netto che risulta in busta paga a seguito dell’applicazione delle imposte sul reddito.

Si tratta di importanti modifiche al “bonus Renzi”: queste novità interessano tutti i lavoratori dipendenti con reddito annuale fino a 40 mila euro, con contratto a tempo indeterminato o con contratto a termine, sia nelle aziende private sia nel settore pubblico.

Come funziona il bonus Renzi?

Fino a giugno di quest’anno trovava applicazione il bonus Renzi da 80 euro, introdotto già dal 2015 quale strumento per la riduzione del cuneo fiscale; ne beneficiavano tutti i lavoratori dipendenti con reddito annuo complessivo inferiore a 26.600 euro.

Il bonus è un credito Irpef attribuito dal datore di lavoro direttamente nella busta paga; l’importo massimo era di 960 euro per l’intero anno, ovvero 80 euro al mese, da rapportare poi in base al reddito complessivo. Infatti con la dichiarazione annuale viene effettuato un ricalcolo del bonus tenendo conto di tutti i redditi dichiarati: se il bonus spettante per l’intero anno è superiore a quello riconosciuto in busta paga, la parte non utilizzata può essere recuperata nella dichiarazione dei redditi; se il bonus spettante è inferiore a quello calcolato in busta paga, la parte già utilizzata deve essere conguagliata.

Quali sono le novità da luglio?

Con il nuovo bonus introdotto da luglio si amplia la categoria dei beneficiari di questo taglio fiscale, con una fascia di reddito annuale molto più ampia che va da un minimo di 8.145 euro a un massimo di 40.000 euro.

Il beneficio non si applica al di sotto del reddito annuale di 8.145 (no tax area), poiché in questo caso i lavoratori usufruiscono già di altre agevolazioni fiscali e sono incapienti, cioè non versano imposte.

Per gli altri lavoratori viene introdotto un doppio sistema, che va a sostituire il vecchio bonus Renzi:

  • fino a un reddito complessivo di 28.000 euro viene riconosciuto, per il periodo da luglio a dicembre 2020 e per tutto l’anno 2021, un trattamento integrativo per un importo fisso di 100 euro al mese.
    In pratica per i lavoratori che già percepivano il bonus Renzi, dal mese di luglio questo aumenta da 80 a 100 euro al mese.
    Mentre per circa 2 milioni di dipendenti, che hanno un reddito annuale compreso tra 26.600 e 28.000, la nuova norma porterà 100 euro “nuovi” al mese in busta paga.
  • Per i lavoratori con reddito complessivo superiore a 28.000 euro e fino a un massimo di 40.000 euro, il beneficio viene riconosciuto sotto forma di ulteriore detrazione fiscale per reddito da lavoro dipendente (per un importo fisso di 480 euro più una parte variabile, in proporzione al reddito complessivo). Per questi lavoratori si tratta quindi di una somma in busta paga del tutto nuova, poiché per tali livelli di reddito non era riconosciuto il vecchio bonus Renzi. Per questa fascia di reddito la misura per ora è prevista in via provvisoria, solo per un semestre fino a dicembre 2020.

In cassa integrazione si percepisce il bonus?

Ricordiamo che beneficiari del bonus Renzi sono anche i lavoratori in cassa integrazione, o che percepiscono indennità di mobilità o disoccupazione. Tuttavia il massiccio utilizzo degli ammortizzatori sociali nell’anno in corso rischia di avere come effetto per molti dipendenti la riduzione del reddito e della relativa imposta, rendendo probabile il rischio di perdere il diritto a percepire queste agevolazioni fiscali.

Proprio per evitare questo effetto indesiderato, il Decreto Rilancio n. 34/20 ha previsto una clausola di salvaguardia: per l’anno 2020 l’integrazione di 80 euro mensili (che ora aumenta a 100 euro) sarà comunque riconosciuta nel caso in cui il lavoratore risulti incapiente  – ovvero non sia tenuto a versare Irpef – a causa della riduzione dello stipendio in conseguenza dell’emergenza Covid-19.

In sostanza viene stabilito che per i lavoratori costretti a sospensione o riduzione dell’orario di lavoro per intervento della cassa integrazione, il calcolo dei bonus fiscali non dovrà tenere conto degli importi netti percepiti in busta paga, ma si baserà sulla ordinaria retribuzione contrattuale.

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BONUS 100 EURO IN BUSTA PAGA: È POSSIBILE SI DEBBA RESTITUIRE?

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