Lamborghini, sindacati chiedono settimana corta e psicologo

Lamborghini, stabilimento produttivo di Sant'Agata Bolognese

Contratto integrativo in scadenza a fine anno: Fiom Cgil e Fim Cisl propongono un accordo innovativo che puntano a chiudere in tempo record

Settimana corta, psicologo aziendale, cibo a chilometro zero e musica soffusa, per rendere la fabbrica un ambiente “più umano”. Sono solo alcune delle richieste avanzate dai sindacati Fiom Cgil e Fim Cisl che, in vista della prossima scadenza del contratto integrativo, hanno redatto un documento ricco di proposte. La discussione è già aperta e i sindacati puntano a chiuderla vittoriosamente nel minor tempo possibile.

Un anno d’oro per Lamborghini

I sindacati sanno bene di arrivare in un momento particolarmente favorevole per l’azienda, che sta per chiudere il miglior anno di sempre. Il fatturato, nei primi nove mesi del 2022, ha raggiunto infatti 1,93 miliardi di euro (+30,1%), mentre l’utile operativo si è attestato sui 570 milioni di euro (+68,5%).

Le consegne da gennaio a fine settembre hanno raggiunto le 7.430 unità (+8% rispetto allo stesso periodo del 2021), con i mercati di riferimento ormai attestati degli Stati Uniti (+8%), della Grande Cina (+5%), della Germania (+16%), del Regno Unito (+20%) e del Giappone (+26%). E il portafoglio ordini arriva già al primo trimestre del 2024.

Tra tutti i modelli, la Huracán ha mostrato la crescita maggiore: ben 2.378 unità consegnate a livello globale e un aumento dell’11% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. In termini assoluti, invece, si è registrato un vero e proprio record di vendite per la Urus, con 4.834 unità consegnate tra gennaio e settembre (+7%), il più alto numero di Super SUV consegnati nei primi 9 mesi dal suo debutto nel 2018.

Orari di lavoro, busta paga e assunzioni

Il documento proposto alla direzione di Lamborghini porta delle richieste precise. Si parla ad esempio di «costruire presupposti per un ulteriore segnale di riduzione dell’orario di lavoro», che tradotto significa passare alla settimana corta, non per forza nella modalità 4 su 5 ma anche in altre forme più flessibili.

Si richiede poi di garantire al lavoratore, su sua richiesta, la possibilità di lavorare in smart working il 50% delle ore, la possibilità di un congedo per l’inserimento al nido dei figli ed anche di un congedo mestruale per un massimo di tre giorni al mese, pagati al 100%.

Quanto alla busta paga, i sindacati chiedono un aumento da 2.626 euro lordi per tutti, impiegati e operai di qualsiasi livello. A questi si aggiunge la richiesta di portare fino a 4mila il premio di risultato, di aumentare le indennità individuali, il contributo alla previdenza complementare e di prevedere un contributo, sotto forma di assegno una tantum da 1.063 euro, da pagare a marzo 2023 per i 60 anni della casa di Sant’Agata.

Salute e benessere psicologico

Un’altra delle richieste avanzate dai sindacati riguarda l’attivazione di uno sportello interno per l’assistenza psicologica, dato che sempre più spesso, in azienda, i delegati si trovano ad affrontare «tematiche relative all’instabilità sociale e individuale».

Altre richieste orientate al benessere del personale riguardano la musica da riprodurre in filodiffusione, come sottofondo che renda più gradevole l’ambiente, il rimborso degli abbonamenti ai mezzi pubblici e i piatti in mensa prodotti con cibo a chilometro zero.

Un’altra questione molto cara ai sindacati è quella del divario tra i lavoratori diretti e quelli impiegati dalle ditte esterne. La richiesta dei sindacati è quella di ridurre la distanza, con un contratto aziendale che porti benefici a tutti.

L’attuale contratto integrativo è in scadenza alla fine di dicembre e la trattativa è già in corso. Ora l’obiettivo dei sindacati è quello di riuscire a chiuderla rapidamente.

 

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