Le donne guadagnano meno e lavorano meno: divario di genere insostenibile

img 1: “Differenza di retribuzione tra uomini e donne”

(foto Shutterstock)

La differenza di retribuzione e di occupazione tra uomini e donne non è più economicamente sostenibile per l’Italia e per altri Paesi del G20

Le donne guadagnano il 15% in meno degli uomini secondo i dati ISTAT, se si confronta la retribuzione lorda oraria media, e in Italia è occupato o in cerca di lavoro solo il 56,5% delle donne.  Mediamente questo gender pay gap è presente in tutti gli Stati membri, ma varia da Paese a Paese.

I gender gap più ampie si osservano in Estonia (22,7%), in Germania (20,9%), in Repubblica Ceca (20,1%),in Austria (19,6%) e Slovacchia (19,4%). Parte delle differenze di retribuzione si possono spiegare con le caratteristiche individuali delle donne e degli uomini occupati (ad esempio, esperienza e istruzione), e con la segregazione di genere a livello occupazionale (ad esempio, ci sono più uomini che donne in alcuni settori/occupazioni con retribuzioni mediamente più alte rispetto ad altri settori/occupazioni).

Di conseguenza, il divario retributivo è legato a molteplici fattori culturali, legali, sociali ed economici, che vanno molto oltre il tema di un eguale retribuzione per un uguale lavoro.

Le maggiori differenze di paga oraria riguardano i manager

Nel confronto sulla paga oraria delle diverse professioni, le donne hanno guadagnato in media meno degli uomini nell’Unione europea in tutti i nove gruppi di professioni presi in esame. Questo è accaduto in tutti gli Stati membri, con pochissime eccezioni. La professione che ha registrato le differenze più ampie nella paga oraria (23% più bassa per le donne), è quella dei manager. Le differenze minori si sono osservate nei lavori impiegatizi (impiegati d’ufficio, segretarie ecc.) e per i lavoratori dei servizi e del commercio (entrambi inferiori dell’8%), due delle professioni con i salari più bassi.

La disoccupazione femminile è un problema per la crescita economica

Anche volendo oltrepassare il tema della parità dei diritti tra uomini e donne, e non guardare al tema dell’occupazione da un punto di vista di principio, la disoccupazione femminile rappresenta un problema di importanza primaria per la crescita sociale ed economica di ogni Stato membro, Italia inclusa.

Nei Paesi del G20 è occupato o in cerca di lavoro il 59,7% delle donne. Il dato migliore appartiene al Canada, con 75,6%, e il peggiore all’India (22,35%). Non solo: a pagare il prezzo più alto delle conseguenze della pandemia, sono state sempre le donne, visto che rappresentano oltre il 76% degli operatori socio-sanitari: sono loro ad essere più esposte al rischio sanitario, e anche occupazionale.

Nel 2020 sono andati persi 456 mila posti di lavoro. Il calo dell’occupazione è stato maggiore tra le donne: -249 mila occupate (-2,5% rispetto a -1,5% tra gli uomini). Tra le donne la disoccupazione è scesa di più, -140 mila disoccupate (-11,4% contro -9,7% degli uomini),

L’occupazione femminile in Italia

Il tasso di occupazione femminile si attesta al 50,1%, contro il 68% di quello maschile. Solo il 29,5% delle donne ha accesso a posizioni manageriali, valore inferiore alla media europea (35,3%). Pur avendo un divario di salario tra i più bassi d’Europa (5,6% contro la media europea del 14,5%), l’Italia deve colmare un gap pensionistico importante, conseguenza della minor quantità di ore lavorate da parte delle donne.

Alla base dell’ancor scarso tasso di occupazione femminile, soprattutto in Italia, ci sono questioni culturali e legate al lavoro di cura che le donne, abitualmente, svolgono all’interno dei contesti familiari. Solo il 25,5% dei bambini italiani tra gli 0 e i 2 anni utilizzano servizi per l’infanzia, nonostante l’obiettivo europeo sia del 33%.

Una situazione che sta rallentando il ritmo di crescita e sviluppo del Paese: le stime della società di consulenza Ambrosetti, l’aumento dell’occupazione femminile e l’eliminazione del gender pay gap potrebbe generare qualcosa come 110 miliardi di euro di Pil aggiuntivo in Italia.

 

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