A chi fare richiesta TFR?

A chi chiedere il TFR

(foto Shutterstock)

Il TFR, parte di retribuzione differita, spetta al lavoratore con cessazione rapporto di lavoro. In alcuni casi non è il datore di lavoro a erogarlo

TFR maturato e rimasto in azienda o al fondo di Tesoreria INPS

Il TFR deve essere liquidato al lavoratore in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro, quindi in caso di licenziamento, dimissioni, risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, cessazione del rapporto di lavoro per il raggiungimento del termine apposto al contratto o morte del dipendente.

Se è stato lasciato in azienda non è necessario fare esplicita richiesta al datore di lavoro, infatti questo verrà erogato automaticamente. Tuttavia, è bene specificare che i tempi per il pagamento sono spesso disciplinati dai vari contratti collettivi.

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Ciò vale anche quando il TFR è accantonato presso il Fondo di tesoreria Inps, cioè per le aziende con più di 50 dipendenti. In questo caso, infatti, la liquidazione è comunque erogata dal datore di lavoro anche per la quota di competenza del Fondo.

TFR destinato a fondo di previdenza complementare

Se invece si è deciso per la destinazione a un fondo di previdenza complementare, è necessario richiederlo al fondo di previdenza complementare stesso ma solamente qualora siano maturati i requisiti. 

Prima di aver maturato il diritto a percepire la pensione integrativa è possibile comunque richiedere l’anticipazione e il riscatto, così da avere a disposizione il TFR.

In questi casi bisogna capire quali sono le condizioni previste dal fondo di previdenza complementare. In linea generale l’anticipazione può essere richiesta:

  • in ogni momento per spese sanitarie straordinarie documentate, connesse a interventi e terapie conseguenti a gravissime situazioni relative all’iscritto, al coniuge e ai figli (massimo il 75% del montante maturato)
  • dopo 8 anni dall’adesione per spese di acquisto o ristrutturazione documentate della prima casa di abitazione, per l’iscritto o per i suoi figli (massimo il 75% del montante maturato)
  • dopo 8 anni dall’adesione per motivi personali (massimo il 30% del montante maturato).

Invece, è possibile richiedere il riscatto del TFR dal Fondo di previdenza complementare nella misura del 50% se il soggetto non lavora da oltre un anno, e totale se non lavora da almeno 4 anni. Le condizioni variano a seconda del fondo scelto.

Cosa succede se il datore di lavoro non paga il TFR?

Se l’azienda, alla cessazione del rapporto, non è in grado di liquidare il trattamento di fine rapporto, il lavoratore deve presentare domanda al fondo di garanzia Inps. 

Questo istituto ha lo scopo di sostituire il datore di lavoro insolvente nel pagamento della liquidazione del dipendente, in presenza di determinati requisiti.

Il Fondo di garanzia interviene con modalità diverse se il datore di lavoro è soggetto o meno alle procedure concorsuali.

La domanda va presentata dal lavoratore esclusivamente attraverso i servizi telematici sul sito dell’Inps o il call center, oppure presso i Patronati.

La richiesta può essere inviata a partire dalla data in cui il credito del lavoratore risulta definito dalla procedura concorsuale o dall’esito negativo dell’esecuzione individuale.

Il pagamento viene eseguito dal Fondo di Garanzia Inps entro 60 giorni dall’invio della domanda, con accredito direttamente sul conto corrente del beneficiario.

 

Leggi anche:

Previdenza complementare, cos’è e perché conviene

Come richiedere anticipo TFR

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