Contributi previdenziali​: tutto quello che c’è da sapere

Cosa sono i contributi previdenziali
(foto Shutterstock)

I contributi previdenziali ti assicurano e ti tutelano nei periodi in cui non lavori, come malattia, maternità, disoccupazione e pensione

I contributi previdenziali sono la base del sistema di sicurezza sociale. Sono somme obbligatorie da versare, necessarie sia per garantire il corretto calcolo della tua pensione futura, sia per mantenere in salute l’intero sistema previdenziale italiano.

Se lavori da dipendente, una parte dei contributi viene trattenuta dalla tua busta paga, mentre un’altra parte è a carico del datore di lavoro, il quale è obbligato a versare l’intero importo all’INPS per tuo conto.

Nel caso in cui tu rientri tra i liberi professionisti o gli autonomi, sei tu personalmente a dover versare l’intero importo dei contributi, occupandoti in autonomia degli adempimenti previsti.

Cosa sono i contributi previdenziali?

I contributi previdenziali sono delle somme che versi per finanziare una serie di prestazioni a tua tutela previste dalla legge.

Infatti, la Costituzione prevede che tu abbia diritto ad adeguati mezzi di sostegno in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria.

Se ti stai chiedendo cosa sono i contributi previdenziali e assistenziali, puoi fare riferimento alle somme che versi ogni mese, direttamente o indirettamente, agli enti di previdenza.

In cambio, ricevi prestazioni economiche e sanitarie che servono a tutelarti non solo dai rischi lavorativi, ma anche da eventi naturali come l’avanzare dell’età o la maternità.

Chi deve versare i contributi previdenziali?

Innanzitutto, devi sapere che i contributi sono trattati in modo diverso se lavori da dipendente o se rientri tra gli autonomi.

Nel caso in cui tu sia autonomo, l’onere del pagamento è interamente a tuo carico. Anche se una parte dei contributi risulta formalmente a carico del committente, sei tu a doverli versare direttamente.

Se invece lavori da dipendente, è il datore di lavoro che deve versare l’intera quota contributiva ed è responsabile civilmente e penalmente del corretto pagamento.

Lo stesso principio vale anche in presenza di collaborazioni coordinate e continuative, di collaborazioni occasionali (quando il reddito supera una certa soglia) e per gli associati in partecipazione.

Come funziona, nel concreto? Dal tuo stipendio viene trattenuta una quota in busta paga, e poi il datore di lavoro effettua il versamento entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui è scaduto l’ultimo periodo di paga.

Puoi verificare i versamenti contributivi richiedendo l’estratto contributivo direttamente sul sito dell’INPS.

Esonero contributi previdenziali 2025

Anche per il 2025 sono previste alcune forme di esonero contributi previdenziali come misura a sostegno del lavoro, soprattutto per alcune categorie di lavoratori o in particolari condizioni. 

L’esonero consiste in una riduzione parziale o totale dei contributi da versare all’INPS, e può riguardare sia i datori di lavoro che i lavoratori, tendenzialmente in base alle misure che sono presenti di anno in anno nella Legge di Bilancio. 

Negli ultimi anni ci siamo abituati a vedere ad esempio l’esonero contributivo del 6% o 7%, applicato alla generalità di lavoratori dipendenti, ma questo tipo di esonero non è più presente nel 2025.

Sono comunque presenti altri tipi di sgravi contributivi, come per esempio quando si assumono:

  • under 35, con specifiche caratteristiche;
  • lavoratori assunti in sostituzione di un’altra persona in maternità;
  • ultracinquantenni disoccupati da più di 12 mesi;
  • donne vittime di violenza;
  • percettori di ammortizzatori sociali, come chi è in cassa integrazione.

Cosa succede se i contributi previdenziali non vengono versati dal datore

A tua garanzia, se lavori da dipendente, vale il principio della cosiddetta “automaticità delle prestazioni”.

Questo significa che hai diritto ad accedere alle prestazioni previdenziali previste per legge anche se il tuo datore di lavoro non ha versato regolarmente i contributi.

Questo vale per la maggior parte delle prestazioni previdenziali, come malattia, infortunio, maternità e congedi parentali, Naspicassa integrazione. Viene invece espressamente esclusa la pensione.

Qual è il tempo di prescrizione dei contributi previdenziali

La prescrizione dei contributi previdenziali indica il termine entro cui l’INPS può richiedere il pagamento dei contributi non versati, oppure entro cui puoi far valere i tuoi diritti nei confronti dell’ente.

In generale, il termine di prescrizione è di 5 anni, che decorrono dal momento in cui il contributo avrebbe dovuto essere versato.

Se presenti una denuncia, oppure se lo fanno i tuoi superstiti, il termine si estende fino a 10 anni.

Una volta trascorsi questi limiti, l’obbligo contributivo si estingue: significa che l’INPS non può più richiedere né recuperare quei contributi, e tu non puoi più utilizzarli per ottenere prestazioni previdenziali.

Calcolo dei contributi previdenziali​

L’ammontare dei contributi viene calcolato in percentuale sull’importo della retribuzione imponibile (se sei un lavoratore subordinato) oppure sul reddito da lavoro (se sei un lavoratore autonomo).
Nel primo caso, rientrano nella retribuzione imponibile tutte le somme e i valori percepiti nel periodo d’imposta, a qualunque titolo, anche sotto forma di erogazioni liberali, purché in relazione al rapporto di lavoro.

Che cosa vuol dire? Significa che per il calcolo dei contributi vanno considerate tutte le voci che concorrono al reddito ai fini fiscali, con alcune eccezioni, come ad esempio premi di risultato o di produttività, TFR, incentivi all’esodo, trattamenti familiari, e altri importi esclusi per legge.

Sulla somma così determinata viene applicata una percentuale, chiamata aliquota contributiva. Questa aliquota varia in base a diversi fattori: il settore dell’azienda, le sue dimensioni, la qualifica (operaio, impiegato, apprendista), il tipo di contratto (a tempo determinato o indeterminato) e anche dal numero di eventuali rinnovi.

La legge prevede inoltre un minimale contributivo: si tratta di un importo minimo su cui i contributi devono comunque essere calcolati, anche se la tua retribuzione reale fosse inferiore.

Questo minimo è definito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.

Contributi previdenziali in busta paga

I contributi previdenziali in busta paga rappresentano la tua quota mensile versata al sistema previdenziale.
Si tratta di una trattenuta obbligatoria applicata direttamente sulla tua retribuzione lorda e che puoi trovare indicata chiaramente nel cedolino alla voce “ctr INPS” o “contributo IVS”.

A questa si aggiunge la parte di contributi a carico del datore di lavoro, che non viene mostrata nel tuo cedolino, ma che viene comunque versata all’INPS.

Puoi controllare la tua posizione contributiva e verificare tutti i versamenti fatti dai vari datori di lavoro accedendo al sito dell’INPS, nella sezione dedicata all’estratto conto contributivo.

I contributi previdenziali sono deducibili?

I contributi previdenziali deducibili rappresentano un’importante agevolazione fiscale riconosciuta dalla legge.

In pratica, l’importo su cui vengono calcolate le imposte (in particolare l’IRPEF) si riduce perché dalla tua retribuzione lorda vengono sottratti i contributi obbligatori che hai versato all’INPS.

Grazie a questa deduzione, si abbassa la base imponibile e quindi anche l’importo delle tasse che devi pagare.

La stessa regola vale anche per i contributi volontari, sebbene con alcuni limiti previsti dalla normativa.

Conoscere questi limiti e condizioni ti può aiutare a sfruttare meglio i benefici fiscali legati ai contributi previdenziali deducibili.

Contributi previdenziali in regime forfettario

Se aderisci al regime forfettario, sei comunque tenuto a versare i contributi previdenziali.
L’ente a cui versarli varia in base all’attività che svolgi: può essere la cassa previdenziale di categoria (per i professionisti), la gestione artigiani e commercianti, oppure, in via residuale, la Gestione Separata INPS.

In questo regime, i contributi previdenziali sono deducibili.

Se in seguito esci dal forfettario e presenti il modello 730, puoi comunque indicare i contributi come oneri deducibili.

Una corretta gestione dei contributi è fondamentale per calcolare le imposte in modo preciso ed evitare errori nei versamenti.

 

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