Contributi colf e badanti: scadenze, importi

Contributi colf e badanti: scadenze, importi

(foto Shutterstock)

Con il mese di settembre termina il terzo periodo dell’anno per il versamento dei contributi di colf e badanti

Il versamento dei contributi per i lavoratori domestici segue delle regole diverse rispetto ai rapporti di lavoro dipendente ordinari. Il contributo dovuto, infatti, ha cadenza trimestrale e deve essere versato dal datore di lavoro utilizzando i canali specificatamente previsti. 

Cosa viene coperto con la contribuzione?

Per i lavoratori domestici, le prestazioni previdenziali e assistenziali vengono erogate dall’INPS, INAIL e dalla Cas.sa. COLF.

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Il versamento è un obbligo contrattuale del datore di lavoro. Se non venisse effettuato, potrebbe portare a mancate prestazioni da parte degli enti assicurativi previsti, con conseguente danno al lavoratore.

Il versamento dei contributi assicura le seguenti tutele: 

  • invalidità, vecchiaia, superstiti
  • disoccupazione involontaria
  • maternità
  • indennità antitubercolare
  • infortuni sul lavoro e malattie professionali.

Si specifica che i lavoratori domestici non hanno diritto all’indennità di malattia da parte dell’INPS; questo significa che questa sarà erogata direttamente dal datore di lavoro, fatte salve eventuali integrazioni anche da parte della Cas.sa. COLF. 

Quali sono le date di versamento?

Il contributo dovuto ha cadenza trimestrale e va versato:

  • per il trimestre gennaio-marzo, dal 1° al 10 aprile
  • per il trimestre aprile-giugno, dal 1° al 10 luglio
  • per il trimestre luglio-settembre, dal 1° al 10 ottobre
  • per il trimestre ottobre-dicembre, dal 1° al 10 gennaio dell’anno successivo.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro durante il trimestre, il datore di lavoro dovrà procedere con il versamento entro 10 giorni dalla data di cessazione.

Come si possono verificare i versamenti effettuati? 

Per verificare il corretto versamento, è necessario accedere alla sezione dedicata messa a disposizione nel portale INPS. Una volta effettuato l’accesso tramite SPID, Carta di Identità elettronica (CIE) o Carta Nazionale dei Servizi (CNS), si potrà prendere visione di tutti i versamenti effettuati per conto del lavoratore, ed eventualmente segnalare le irregolarità, così come previsto dalla procedura.

Per quanto riguarda i versamenti INAIL per la copertura sugli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, è l’INPS stesso che provvede a stornare parte dei contributi versati tra le proprie gestioni e l’INAIL.

Il datore di lavoro, quindi, dovrà effettuare un versamento unico all’INPS, tramite l’apposito portale dei pagamenti, o tramite l’avviso di pagamento pagoPA, includendo anche il versamento alla Cas.sa. COLF mediante le stesse modalità, indicando però la causale di pagamento «F2».  

A quanto ammontano i contributi?

Gli oneri di natura previdenziale e assistenziale sono a carico sia del datore di lavoro, che del lavoratore.

I contributi vengono determinati prendendo il numero di ore lavorate fino all’ultimo sabato del trimestre e moltiplicando il numero per il contributo orario.

Il contributo orario è fisso se l’orario di lavoro supera le 24 ore settimanali, e corrisponde a una quota che varia tra 1,06 € per i tempi indeterminati a 1,14 € per i tempi determinati. Questa quota comprende 0,27 € a carico del lavoratore. Si aggiungerà poi la quota di versamento alla Cas.sa. COLF, di 0,06€ per ogni ora prestata, di cui 0,04€ a carico del datore di lavoro.

In caso di orario inferiore alle 24 ore, invece, il contributo è variabile in base a tre diverse fasce di retribuzione del dipendente, ed è compreso tra 1,46 € e 2,16 € per ogni ora di servizio prestata.

Anche se al lavoratore viene posta una piccola quota di contributi a carico, il versamento sarà sempre a carico del datore di lavoro.

Cosa fare se il datore di lavoro non versa

I contributi si prescrivono, in via generale, in cinque anni dal giorno di scadenza del versamento. Nel caso di denuncia da parte del dipendente stesso, però, l’ente potrà procedere con il recupero di quanto non è stato versato entro 10 anni dall’omissione. Una volta scaduto questo termine, l’ente di previdenza non potrà più recuperare né esigere questo tipo di versamenti. 

La denuncia deve essere effettuata direttamente all’INPS o all’Ispettorato del lavoro, tramite i relativi portali o contact center telefonici.

 

 

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