La legge per lo smart working degli stranieri in Italia

La legge per favorire lo smart working degli stranieri in Italia

(foto Shutterstock)

Una normativa speciale che garantisce un accesso più semplice per gli smart worker

 Il Bel Paese tenta di catturare i lavoratori stranieri. Perché lavorare in una periferia americana o in un condominio cinese quando si può lavorare in smart working affacciati sulla costiera amalfitana o in una calle di Venezia? 

L’Italia ha introdotto una normativa speciale per i lavoratori nomadi digitali, semplificando le regole per l’ingresso e la permanenza nel nostro Paese.

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Chi sono i nomadi digitali? 

L’esplosione della digital economy ha fatto emergere questa nuova categoria di lavoratori. Spesso sono giovani, alcuni millennials, appassionati di tecnologia, viaggi e avventura. Sono tutti quei ragazzi e ragazze che possono lavorare in qualsiasi parte del mondo, senza necessità di un luogo fisico.  

Per la prima volta, il Legislatore italiano offre la definizione di nomadi digitali: «sono cittadini di un Paese extra UE che svolgono attività lavorativa altamente qualificata attraverso l’utilizzo di strumenti tecnologici che consentono di lavorare da remoto, in via autonoma ovvero per un’impresa anche non residente nel territorio dello Stato italiano.»

Accesso e permanenza facilitati in Italia

Il Governo cerca di attirare i nomadi digitali in Italia prevedendo alcune regole di accesso più semplici. La norma, infatti, introduce una deroga al Testo Unico sull’immigrazione, consentendo ai nomadi digitali di entrare in Italia anche al di fuori dei cosiddetti «decreti flussi», ossia il numero di stranieri extra UE autorizzati a lavorare in Italia. 

Per questi lavoratori non è richiesto il nulla osta al lavoro, ma è sufficiente il visto di ingresso. Inoltre, il permesso di soggiorno dura un anno, a condizione che il lavoratore sia in regola con le norme in tema di assicurazione obbligatoria e contribuzione.

Il Decreto Ministeriale per i nomadi digitali

È affidato a un decreto ministeriale, adottato dal Ministero del lavoro assieme al Ministero degli Esteri, il compito di individuare in concreto le condizioni per permettere agli smart workers di godere delle agevolazioni in entrata nel nostro Paese.

Il decreto deve individuare:

  • le categorie di lavoratori altamente qualificati che possono beneficiare del permesso
  • i limiti minimi di reddito del richiedente
  • le modalità necessarie per la verifica dell’attività lavorativa da svolgere
  • le modalità e i requisiti per il rilascio del permesso di soggiorno ai nomadi digitali.

 

 

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