Il licenziamento per crisi aziendale è possibile, ma l’impresa deve seguire regole specifiche
Sì, il licenziamento per crisi aziendale è una delle situazioni in cui l’azienda può interrompere i rapporti di lavoro.
Se la crisi aziendale coinvolge più di cinque lavoratori, si parla di licenziamento collettivoCoinvolge almeno 5 lavoratori nell’arco di 120 giorni come conseguenza della soppressione di un posto di lavoro, per rimodulazione dell’attività aziendale in una stessa provincia. More.
La differenza tra un licenziamento collettivo e un licenziamento individuale per soppressione della posizione sta nel fatto che l’azienda deve seguire un preciso procedimento e rispettare regole specifiche, ad esempio nella scelta dei lavoratori da licenziare.
Se il licenziamento avviene per cessazione dell’attività e l’azienda in cui lavori ha meno di 15 dipendenti, il datore di lavoro non deve seguire la normativa sui licenziamenti collettivi. In questo caso, può licenziarti per motivo oggettivo, cioè per ragioni economiche.
L’azienda deve dimostrare di aver effettivamente soppresso la tua posizione e di non poterti assegnare ad altre mansioni, nemmeno inferiori.
Se l’attività chiude definitivamente, il rapporto di lavoro termina per giustificato motivo oggettivo. In questo caso, hai diritto al preavviso o all’indennità sostitutiva, oltre al pagamento di tutte le competenze di fine rapporto.
Se c’è un cambio di società, hai diritto a proseguire il rapporto di lavoro con la nuova azienda.
Quello che spesso viene chiamato “cambio di società” è in realtà un cambio nella gestione di un appalto. In questi casi, se la tua attività rientra nel contratto di appalto, il tuo rapporto di lavoro deve continuare con la nuova società subentrante.
Per garantire la tua tutela in questi passaggi, i contratti collettivi prevedono specifiche procedure per applicare la “clausola sociale”. Questa regola impone di mantenere inalterata la forza lavoro nel passaggio da un’azienda all’altra.
Se, per ragioni organizzative, non è possibile confermare tutti i lavoratori, l’azienda uscente, in assenza di altre posizioni disponibili, dovrà procedere con il licenziamento dei dipendenti esclusi dal cambio appalto.
Il licenziamento per crisi aziendale è l’ultimo step di un procedimento complesso, regolato dalla legge 223 del 1991, che stabilisce presupposti, obblighi e criteri di scelta dei lavoratori.
Si parla di licenziamento collettivo o procedura di mobilità quando il numero di lavoratori coinvolti supera 5 in un arco di 120 giorni. Se i licenziamenti sono meno di 5, si applica una procedura diversa, basata su plurimi licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo.
Il licenziamento collettivo può avvenire in caso di riduzione o trasformazione dell’attività aziendale o cessazione definitiva.
Attenzione: la trasformazione dell’attività non implica sempre un calo di fatturato. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, queste procedure vengono attivate proprio a causa di una crisi aziendale con forti perdite economiche.
Il procedimento di licenziamento collettivo inizia con una comunicazione ufficiale dell’azienda rivolta alle rappresentanze sindacali, alle associazioni di categoria e all’ente pubblico competente. In questa comunicazione, l’azienda deve spiegare:
Dopo aver ricevuto questa comunicazione, i sindacati e l’ente pubblico competente possono avviare una trattativa per trovare soluzioni che evitino i licenziamenti o per definire criteri di selezione più equi, cercando di ridurre il numero di lavoratori coinvolti.
In caso di licenziamento per riduzione del personale, l’aspetto più importante è quanti lavoratori vengono coinvolti e come vengono scelti. L’azienda non può decidere liberamente chi licenziare, ma deve seguire criteri ben precisi stabiliti dalla legge.
I criteri da applicare sono previsti dall’articolo 5 della legge 223/1991 e sono i seguenti:
C’è poi un’ulteriore regola da rispettare: l’azienda non può licenziare una percentuale di donne superiore alla percentuale di manodopera femminile già occupata, in base alle mansioni considerate.
L’insieme di questi criteri deve portare, in modo oggettivo, a individuare i lavoratori da licenziare.
Se l’azienda e i sindacati avviano un confronto, è possibile trovare un accordo che preveda criteri diversi o che individui direttamente i lavoratori da licenziare. In questo caso, l’accordo sindacale prevale sulle regole stabilite dalla legge.
Se vieni licenziato collettivamente per mancanza di lavoro, è fondamentale che l’azienda rispetti tutte le regole della procedura e i criteri stabiliti dalla legge o dagli accordi sindacali. Se queste regole non vengono rispettate, il licenziamento è illegittimo.
Ma quali sono le tutele in caso di licenziamento collettivo illegittimo?
Prima di tutto, è importante sapere che gli effetti dell’illegittimità valgono solo per chi impugna il licenziamento, e non si estendono automaticamente a tutti i colleghi.
Le tutele variano in base a due fattori:
Se hai ottenuto l’assunzione prima del 7 marzo 2015 e il tuo licenziamento è illegittimo per vizi nella procedura o violazione dei criteri di scelta, hai diritto alla reintegrazioneÈ una delle forme di tutela del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo e consiste nell’obbligo, a carico del datore di lavoro, di riammettere il dipendente nella posizione che occupava prima del licenziamento. More sul posto di lavoro e a un’indennità risarcitoria fino a 12 mensilità.
Se invece hai avuto l’assunzione dal 7 marzo 2015 in poi, nella stessa situazione non hai diritto alla reintegrazione, ma solo a un’indennità risarcitoria che va da 6 a 36 mensilità.
Leggi anche:
Licenziamento: cosa succede se il fatto contestato non sussiste?