La previdenza complementare per i dipendenti pubblici

(foto Shutterstock)

Quali lavoratori possono aderire ai Fondi negoziali e quando è possibile destinare il TFR a previdenza complementare

Quali lavoratori del pubblico impiego possono contribuire alla previdenza complementare

I lavoratori del pubblico impiego possono aderire ai Fondi pensione negoziali conferendo il TFR maturando e beneficiando del contributo del datore di lavoro o a forme pensionistiche individuali (Fondi pensione aperti e Piani Individuali Pensionistici) tramite contribuzione volontaria.

Al momento i Fondi pensione negoziali, cioè quelli previsti per contratto o accordo, sono diretti ai soli dipendenti il cui rapporto di lavoro è disciplinato dai contratti collettivi di lavoro istitutivi del Fondo.

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Sono esclusi dai Fondi negoziali:

  • le forze armate;
  • le forze di polizia a ordinamento civile e militare;
  • i magistrati;
  • i docenti e ricercatori universitari;
  • gli avvocati dello Stato;
  • il personale della carriera diplomatica e prefettizia;
  • i vigili del fuoco.

Tali lavoratori possono comunque aderire a forme pensionistiche complementari di tipo individuale ed eventualmente, una volta costituito il Fondo negoziale di categoria, trasferirvi la posizione di previdenza complementare maturata.

Quali Fondi negoziali esistono per i lavoratori del settore pubblico?

Attualmente i Fondi negoziali di previdenza complementare dedicati ai dipendenti pubblici sono:

  • Espero, per i dipendenti del comparto scuola;
  • Fopadiva, al quale possono aderire anche i dipendenti delle pubbliche amministrazioni della regione autonoma Valle d’Aosta;
  • Laborfonds, al quale possono aderire anche i dipendenti delle pubbliche amministrazioni della regione autonoma Trentino-Alto Adige;
  • Perseo Sirio per il personale delle Regioni, degli Enti locali e del Servizio sanitario nazionale, per il personale dei Ministeri, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, delle Agenzie fiscali, degli Enti pubblici non economici, dell’Università e della Ricerca, del Cnel e dell’Enac.

I lavoratori del pubblico sono obbligati a destinare il TFR ad un fondo di previdenza complementare? 

No. L’adesione è volontaria ed è consentita esclusivamente ai lavoratori che appartengono al settore del pubblico impiego il cui rapporto di lavoro è disciplinato dagli accordi collettivi istitutivi del Fondo. Non è invece possibile destinare la quota di TFR a Fondi di pensione aperti o PIP se si è un lavoratore del pubblico impiego.

È possibile destinare tutto il TFR ad un Fondo di previdenza complementare? 

Dipende. In base all’Accordo quadro tra ARAN e sindacati e al DPCM 20 dicembre 1999, le quote degli accantonamenti di TFR variano a seconda della data di assunzione dei lavoratori:

  • per i lavoratori assunti a partire dal 1° gennaio 2001 viene destinato l’intero TFR;
  • per i lavoratori già in servizio alla data del 31 dicembre 2000, che hanno optato per il regime del TFR, viene destinata, in fase di prima attuazione, una quota di TFR non superiore al 2% della retribuzione base di riferimento; successivamente, tale quota potrà essere elevata dalle parti istitutive con apposito accordo.

Come si calcola il TFR/TFS dei dipendenti pubblici?

Chi matura il TFR ha diritto, per ogni anno di servizio o frazione di anno, ad una quota pari al 6,91% della retribuzione annua e dalle relative rivalutazioni.

Chi ha diritto al TFS matura tre voci:

  • dall’indennità di buonuscita (IBU) calcolata sull’80% dell’ultima retribuzione annua utile per gli anni di servizio;
  • l’indennità premio di servizio (IPS) ottenuta moltiplicando 1/15° dell’80% dell’ultima retribuzione annua utile per gli anni di servizio;
  • l’indennità di anzianità (IA) che si calcola moltiplicando 1/12° del 100% delle voci utili per gli anni di servizio.

 

Leggi anche:

Quali sono i requisiti per chiedere l’anticipo del Tfs/Tfr nel pubblico impiego?

TFS dipendenti pubblici, come funziona?

 

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