Welfare aziendale: cosa fare con il 730?

Welfare aziendale: cosa fare con il 730

(foto Shutterstock)

Con l’avvicinarsi del periodo di dichiarazione dei redditi, è bene sapere come sfruttare al massimo il welfare

Per dichiarare il proprio reddito è importante sapere che le somme a titolo di welfare sono prive di tasse. Questo vuol dire quindi che tali somme entrano per intero nelle tasche dei lavoratori senza alcuna riduzione di importo.

Welfare aziendale, cos’è

Chiamato anche «benessere aziendale», è un incentivo erogato dall’azienda ai propri dipendenti per un migliore equilibrio tra vita e lavoro e per mantenere o generare benessere nei luoghi aziendali.  

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Nel benessere aziendale sono compresi diversi beni o servizi che possono essere erogati direttamente dall’azienda oppure dettagliati all’interno di un relativo Regolamento.

Elenco possibili spese welfare aziendale 

La legge offre un elenco non definitivo di beni e servizi relativi a diverse «aree» di interesse:  

  • educazione e istruzione: rette d’iscrizione per ogni tipo di scuola, acquisto libri scolastici, master, università, corsi di formazione extraprofessionali, corsi di lingua
  • famiglia: centri estivi, ludoteche, servizi di baby-sitting 
  • sanità: check-up, visite specialistiche, odontoiatriche, riabilitazione oppure erogazioni volontarie a casse/enti esclusivamente assistenziali
  • previdenza complementare: erogazioni a Fondi pensione
  • shopping: qualsiasi tipo di buono spendibile in e-commerce, siti o negozi
  • tempo libero: ingressi cinema, teatri e palestre, impianti sciistici, viaggi, attività extrascolastiche

Come portare nel 730 il welfare speso?

Entro il 30 settembre 2022 il lavoratore deve dichiarare all’Agenzia delle Entrate il totale dei redditi percepiti nell’anno 2021 presentando il Modello di dichiarazione dei redditi (Modello 730).

Vi sono poi una serie di spese che, quando riportate in 730, portano a una riduzione sulle tasse da pagare. Bisogna ricordare però che, in base alla tipologia di spesa, l’Agenzia delle Entrate prevede dei tetti massimi di importo scontabile dalle tasse.

Può accadere che nel corso dell’anno il lavoratore utilizzi il proprio credito welfare per questo tipo di spese. Tuttavia, poiché quest’ultimo non è soggetto a tassazione, per godere al massimo dei benefici fiscali, il lavoratore non dovrà riportare in 730 la spesa fatta con il credito welfare, bensì dovrà utilizzarlo per tutte le spese che eccedono il limite massimo di sconto in 730.

Come massimizzare il beneficio fiscale? Esempio pratico 

Il lavoratore deve assicurarsi di non indicare nel 730 le spese sostenute attraverso il credito welfare. Le due agevolazioni, infatti, non devono sovrapporsi. 

Facciamo un esempio: 

Tizio in un anno ha sostenuto una spesa di 2.000 euro per la retta scolastica del figlio e l’azienda dove lavora eroga 3.000 euro di welfare a tutti i suoi dipendenti.

Per procedere al rimborso totale dei 2.000 euro, Tizio può inizialmente portare in 730 la spesa sostenuta entro il tetto massimo previsto dall’Agenzia delle Entrate

Successivamente, potrà pagare la differenza rimasta tramite il proprio credito welfare.

Retta: 2.000 euro

730: 950 euro (limite massimo per un figlio di età pari o maggiore a 3 anni)

Differenza: 1.050 euro welfare a disposizione per il pagamento della retta

 

 

Leggi anche:

Il welfare aziendale, cos’è e a chi conviene davvero

Cosa si può acquistare con i piani di welfare aziendale?

Certificazione Unica e dichiarazione dei redditi: differenze

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