È legittimo il licenziamento del dipendente che rivela informazioni riservate via Facebook

(foto Shutterstock)

La rivelazione di notizie riservate riguardanti l'azienda compromette irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore

IL FATTO

Una segretaria ha installato sul proprio cellulare aziendale il noto social network Facebook.
Utilizzando il proprio profilo personale, non solo intratteneva frequenti conversazioni private durante l’orario di lavoro, ma forniva ad imprese concorrenti nominativi e numeri di telefono di promotori utili all’attività di queste.
Scoperto ciò, il suo datore di lavoro l’ha immediatamente licenziata.

È legittimo il licenziamento intimato sulla base del comportamento tenuto dalla dipendente?

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI BARI

Innanzitutto ricordiamo che tra gli obblighi a carico del lavoratore vi è quello della fedeltà: non deve, ad esempio, diffondere notizie riservate dell’impresa in cui lavora o utilizzare tali informazioni in modo da poterla danneggiare (art. 2105 del Codice civile).

Inoltre, una delle condizioni basilari per l’esistenza del rapporto di lavoro è la fiducia, che deve caratterizzare il vincolo tra lavoratore e datore per tutta la durata del contratto.
Di conseguenza, nel momento in cui tale fiducia viene meno, la prosecuzione del rapporto lavorativo diventa, anche solo provvisoriamente, impossibile.

Sulla base di queste considerazioni il Tribunale di Bari ha ritenuto legittimo il licenziamento subito dalla segretaria.
L’aver rivelato informazioni riservate riguardanti l’impresa ad aziende concorrenti, infatti, è un comportamento che, anche solo potenzialmente, agevola la concorrenza e danneggia il datore, violando così l’obbligo di fedeltà.
Tale condotta, inoltre, pregiudica irrimediabilmente il legame di fiducia tra le parti ed è così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto: costituisce, dunque, giusta causa di licenziamento (Sentenza n. 2636/2019).

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