Cos’è e come funziona l’infortunio sul lavoro, cosa fare

(foto Shutterstock)

La normativa, gli obblighi a carico dell’azienda, le tutele per il lavoratore relativamente all'infortunio sul lavoro

Cos’è l’infortunio sul lavoro

L’infortunio sul lavoro può essere definito come la lesione intervenuta per causa violenta in occasione di lavoro, da cui sia derivata un’inabilità permanente a livello di capacità lavorativa, assoluta o parziale, ovvero un’inabilità temporanea assoluta che importi l’astensione dal lavoro per più di tre giorni. Nel caso di evento tragico, l’infortunio può causare anche la morte del lavoratore.

È questa la definizione di infortunio sul lavoro che si ricava dalla lettura dell’art. 2 del Decreto Del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, ossia il «Testo unico delle disposizioni per l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.»  

L’occasione di lavoro e la causa violenta

L’infortunio deve essere accaduto «in occasione di lavoro». Che cosa significa e quali sono i casi di eventi occorsi «in occasione di lavoro»? È importante perché la risposta delimita il perimetro dell’infortunio sul lavoro.

Sicuramente vi rientrano tutti gli eventi accaduti durante il normale orario lavorativo e lo svolgimento delle ordinarie o straordinarie attività lavorative, anche propedeutiche o preparatorie.

La legge tutela anche l’infortunio avvenuto andando o tornando dal lavoro. È il cosiddetto «infortunio in itinere» e tutela il lavoratore da tutti gli eventi lesivi successi nel tragitto casa-lavoro.

Per causa violenta, invece, si intende «l’azione violenta idonea a determinare una patologia, che opera come causa esterna, agendo con rapidità ed intensità, in un brevissimo arco temporale, o comunque in una minima misura temporale» (Corte di Cassazione, sentenza numero 23894 del 2021).   

Sempre secondo la Cassazione, la nozione attuale di causa violenta comprende qualsiasi fattore presente nell’ambiente di lavoro, in maniera esclusiva o in misura significativamente diversa che nell’ambiente esterno, il quale, agendo in maniera concentrata, provochi un infortunio sul lavoro (sentenza numero 12559 del 2006).

Differenza tra infortunio e malattia professionale

L’infortunio è un evento improvviso, provocato da una causa esterna, attraverso un’azione intensa e concentrata dal punto di vista temporale. Il classico esempio è il lavoratore che cade dall’impalcatura, il fabbro che si infortuna durante una lavorazione.

La malattia professionale si differenzia dall’infortunio sul lavoro perché è provocata da una causa lenta e che trova origine nell’ambiente lavorativo. Si distinguono le malattie tabellate, ossia riportate in un’apposita tabella e per le quali si presume l’origine professionale, e le malattie non tabellate per le quali è necessario un più rigoroso onere probatorio. 

La denuncia di infortunio 

Il datore di lavoro è obbligato ad effettuare la denuncia di infortunio all’Inail nei seguenti casi:

  • entro due giorni dal ricevimento del certificato medico nel caso di prognosi superiore a 3 giorni;
  • entro 24 ore in caso di infortunio mortale.

Nel caso di assenze per infortunio da uno a tre giorni, la società è comunque tenuta a trasmettere la comunicazione di infortunio, ma a meri fini statistici. Nell’ipotesi, invece, che il periodo di assenza si prolunghi oltre il terzo giorno, il datore di lavoro deve procedere con la ordinaria denuncia di infortunio.

Infortuni sul lavoro

Il datore di lavoro ha l’obbligo di assicurare i propri dipendenti dagli infortuni sul lavoro. Significa che, in caso di infortunio, il lavoratore ha diritto a ricevere un indennizzo e una rendita da parte dell’Inail, l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro.

Nel caso in cui l’indennizzo versato dall’Inail sia inferiore ai danni patrimoniali e non patrimoniali occorsi al lavoratore, è possibile agire in giudizio per il riconoscimento del cosiddetto danno differenziale.

Infine, il lavoratore che si assenta dal lavoro in seguito ad un infortunio, non può essere licenziato poiché tale periodo è escluso dal periodo di comporto.

 

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