La pensione di vecchiaia spetta a chi ha finito di lavorare e ha raggiunto una certa età anagrafica e un determinato numero di anni di contributi
La pensione di vecchiaia è la prestazione previdenziale che puoi chiedere quando hai finito la tua vita lavorativa e hai raggiunto i requisiti di età e di contributi previsti dalla legge.
Nel 2026 le regole restano simili a quelle degli anni precedenti, ma ci sono alcuni aggiornamenti che è utile conoscere per capire quando e come potrai andare in pensione nei prossimi anni.
I principali elementi da conoscere sono l’età anagrafica richiesta, il numero minimo di anni di contributi e le eventuali eccezioni o regimi particolari.
Sono informazioni importanti per muoverti in un sistema che in gran parte resta stabile, ma che nel tempo può cambiare per adattarsi alla situazione del Paese.
La pensione di vecchiaia è una prestazione economica pagata dall’INPS che ti garantisce un reddito quando raggiungi alcuni requisiti di età e di contributi.
È la forma di pensionamento più comune. Si distingue da altre soluzioni, come la pensione anticipata, perché qui il punto centrale è l’età prevista dalla legge.
Nel 2026, per andare in pensione di vecchiaia devi rispettare due condizioni:
La differenza tra pensione di vecchiaia e pensione di anzianità riguarda soprattutto le condizioni per accedervi.
Non sono la stessa cosa e, per orientarti nel sistema previdenziale italiano, è utile capirne la logica di base.
La pensione di anzianità, oggi sostituita dalla pensione anticipata, si basa soprattutto sugli anni di contributi. In pratica puoi andare in pensione quando raggiungi un certo numero di anni di contributi, senza che l’età sia l’elemento principale.
La pensione di vecchiaia, invece, richiede sia un’età minima stabilita dalla legge, sia un numero minimo di anni di contributi.
Capire questa differenza ti aiuta a valutare quando potrai andare in pensione e quale soluzione può essere più adatta alla tua situazione lavorativa.
I requisiti per andare in pensione con questo sistema sono due:
Sono presenti delle differenze se il sistema di calcolo della pensione ricade interamente nel sistema contributivo o se invece è misto (contributivo e retributivo). La data spartiacque tra questi due sistemi è il 31 dicembre 1995.
La Legge di Bilancio 2026 non ha cambiato in modo significativo la pensione di vecchiaia, a differenza di quanto è successo per alcune pensioni anticipate.
Ci sono però alcune regole che vale la pena ricordare, perché introdotte o aggiornate dalle ultime leggi di bilancio. Queste novità riguardano soprattutto chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995 e quindi rientra nel sistema contributivo, cioè un sistema in cui l’importo della pensione dipende in modo diretto dai contributi versati.
In passato, per accedere alla pensione di vecchiaia dovevi avere una pensione di almeno 1,5 volte l’assegno sociale. Con le regole più recenti, basta che la pensione sia almeno pari all’assegno sociale.
Per il 2026, questo valore è pari a 546,24 € al mese.
Se invece rientri nel sistema misto, questo requisito non si applica. In quel caso è sufficiente rispettare i requisiti di età e di contributi previsti dalla legge.
Restano poi possibili piccoli aggiornamenti legati all’aspettativa di vita, che dovrebbero avere effetti pieni dal 2027.
Infine, per alcuni settori e per chi ha svolto mansioni gravose possono esserci regole più favorevoli, con requisiti più leggeri rispetto a quelli standard.
Per il tuo futuro previdenziale è utile sapere che l’uscita dal lavoro potrebbe cambiare, anche se di poco.
Dopo anni di stabilità, dal 2027 la pensione di vecchiaia potrebbe risentire del primo aggiornamento dei requisiti legato alla speranza di vita calcolata dall’ISTAT. In base alle regole attuali, dal 1° gennaio 2027 l’età minima non sarebbe più di 67 anni “pieni”, ma salirebbe a 67 anni e 1 mese.
Se hai iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996, e quindi rientri nel sistema contributivo puro, resta anche un altro requisito. L’importo della pensione non deve essere più basso dell’assegno sociale.
Continuano inoltre a esserci eccezioni per chi svolge lavori gravosi o usuranti, con regole più favorevoli rispetto a quelle standard.
Se sei una donna, i requisiti per ricevere la pensione di vecchiaia sono i seguenti:
La pensione di vecchiaia delle donne segue in gran parte le stesse regole previste per gli uomini, ma in alcuni casi può prevedere requisiti differenti legati a specifiche misure di tutela.
Per esempio, per le donne che ricadono nel sistema misto, riconosciute dall’INPS come invalide con una percentuale pari o superiore all’80%, l’età anagrafica per poter richiedere l’accesso alla pensione scende a 56 anni, almeno fino a fine 2026. Dal 2027, poi, ci sarà un adeguamento legato all’aumento della speranza di vita.
Fino al 2025, le donne avevano un’altra possibilità: opzione donna, una particolare forma di pensione anticipata, che però non è stata rinnovata per il 2026, e non è quindi più accessibile a chi matura i requisiti da quest’anno.
La pensione di vecchiaia per gli uomini segue le regole generali previste dalla legge. Queste regole si basano su due requisiti, l’età minima e gli anni di contributi versati.
Nel 2026 puoi andare in pensione di vecchiaia a 67 anni, con almeno 20 anni di contributi. Eventuali aggiornamenti legati alla speranza di vita dovrebbero entrare in vigore dal 2027.
Non sono previste agevolazioni specifiche rispetto alle regole ordinarie, a parte alcuni casi particolari. Per esempio possono esserci requisiti più favorevoli se hai svolto lavori usuranti o gravosi.
Se hai un’invalidità pari o superiore all’80% e rientri nel sistema misto, l’età richiesta scende a 61 anni, almeno fino all’aggiornamento previsto per il 2027.
Ora che hai chiaro quali sono, in generale, i requisiti per la pensione di vecchiaia, può venirti spontaneo chiederti se è cambiata anche l’età per andare in pensione.
Nel 2026 non ci sono cambiamenti su questo punto. L’età per la pensione di vecchiaia resta 67 anni, sia se rientri nel sistema misto, sia se sei nel contributivo puro.
Oltre all’età, serve anche un requisito sui contributi. In genere devi avere almeno 20 anni di versamenti, sia nel sistema misto sia nel contributivo.
Un caso in cui si parla di pensione di vecchiaia anticipata riguarda l’invalidità. Per accedere, in genere serve un’invalidità di almeno l’80%, che può arrivare fino al 100%.
In questo ambito cambiano alcune regole in base al sistema in cui rientri. Se lavori nel settore privato e sei nel sistema misto, cioè hai versato contributi anche prima del 31 dicembre 1995, puoi usare una deroga. In questo caso servono:
Qui vale una “finestra” di attesa di 12 mesi. Per esempio, se presenti la domanda a giugno 2026, inizi a ricevere la pensione da giugno 2027.
Per chi è non vedente, le regole cambiano ancora e gli sconti su età e contributi valgono solo se rientri nel sistema misto. In questo caso servono:
A questa possibilità possono accedere sia persone con un contratto di lavoro da dipendente sia chi lavora in proprio, ma cambiano i tempi di attesa:
Altre forme di pensione anticipata possono invece cambiare di anno in anno, perché il Governo decide se rinnovarle. Con la Legge di Bilancio 2026 non sono state rinnovate Opzione donna e Quota 103, mentre è stata ulteriormente rinnovata l’Ape sociale. Queste misure hanno requisiti specifici e diversi da quelli della pensione di vecchiaia.
Se non hai versato contributi prima del 31 dicembre 1995, rientri nel sistema contributivo puro. In questo caso, per accedere alla pensione di vecchiaia, devi rispettare due requisiti fondamentali:
Ma c’è anche un’altra possibilità. Se non hai raggiunto i 20 anni di contributi, puoi comunque andare in pensione grazie all’opzione chiamata “vecchiaia contributiva”. In questo caso servono:
Anche con questa modalità, non ci sarà nessuna attesa tra la domanda e il pagamento della pensione: una volta accolta, inizierai a ricevere subito l’assegno mensile.
In realtà, non si può parlare di pensione di vecchiaia senza contributi, perché, più in generale, non si può far riferimento ad alcun tipo di pensione.
Se non hai mai versato contributi, quindi non hai mai lavorato, lo Stato riconosce una prestazione assistenziale, cioè l’assegno sociale.
Questa somma viene garantita a tutte le persone anziane che, secondo la legge, hanno bisogno di un aiuto economico. I requisiti per ottenere l’assegno sono:
L’assegno sociale è provvisorio, quindi ogni anno lo Stato verifica che i requisiti siano ancora presenti. Se non è così, il sussidio viene interrotto.
Puoi fare la domanda per pensione di vecchiaia direttamente online sul sito dell’INPS nella pagina dedicata oppure, se preferisci ricevere assistenza, puoi andare di persona in un ufficio dell’INPS o rivolgerti a un patronato.
Puoi decidere anche di scaricare i documenti per la pensione di vecchiaia e il relativo modulo, e procedere con la compilazione a mano.
In questo caso dovrai inserire tutti i dati obbligatori (sono quelli contrassegnati da una cornice blu) e poi dovrai consegnare il documento al patronato che ti sta seguendo nella pratica oppure inviarlo via posta raccomandata con ricevuta di ritorno a qualunque ufficio INPS.
A quanto ammonta la pensione di vecchiaia? Rispondere a questa domanda non è scontato, perché l’importo della pensione di vecchiaia varia da persona a persona in base alla propria storia contributiva. È quindi impossibile avere una tabella della pensione di vecchiaia, anche con dei valori sommari.
Se vuoi sapere come calcolare l’importo della pensione di vecchiaia, puoi provare il simulatore pensione Inps.
Un’altra cosa che puoi fare è scaricare l’Estratto Conto Contributivo, sempre dal sito dell’INPS. Questo documento è indispensabile per il calcolo della pensione di vecchiaia. Una volta ottenuto, puoi rivolgerti a un patronato per avere un’idea di quale sarà l’importo della tua pensione di vecchiaia.
Per pianificare correttamente l’uscita dal mondo del lavoro, è essenziale monitorare la tabella pensione di vecchiaia, che illustra l’innalzamento graduale dell’età pensionabile basato sugli scostamenti della speranza di vita.
Dopo il blocco triennale che ha mantenuto la soglia a 67 anni, le regole attuali prevedono la ripresa degli aggiornamenti automatici. Come abbiamo visto, il primo aumento è atteso nel 2027 e, secondo quanto è già previsto oggi, potrebbe arrivare un ulteriore aumento di 2 mesi nel biennio successivo.
Non esiste però una tabella fissa che dica in anticipo di quanto cresceranno i requisiti anno per anno. Questo perché gli aumenti dipendono dai dati sulla speranza di vita, che vengono verificati e possono essere aggiornati nel tempo.
Infine, è utile ricordare che le regole possono cambiare anche per scelte politiche. Le prossime Leggi di Bilancio potrebbero introdurre nuove eccezioni, proroghe o modifiche più ampie, e quindi cambiare sia l’età di uscita sia i contributi richiesti.
Per il calcolo della pensione di vecchiaia, l’INPS tiene in considerazione molti fattori della propria vita contributiva. Cerchiamo quindi di vederli più approfonditamente.
L’importo della pensione di vecchiaia, o per capire se si percepirà la pensione minima di vecchiaia, bisogna tenere conto di diverse variabili, tra cui:
Una delle domande più comuni, quando arrivi all’età per lasciare il lavoro, è dopo quanto tempo arriva la pensione di vecchiaia.
In questo caso non c’è una “finestra mobile”, cioè un periodo di attesa obbligatorio tra la domanda e l’inizio del pagamento, come succede invece con alcune forme di pensione anticipata.
Il primo assegno arriva dopo che l’INPS ha controllato e approvato la domanda, insieme ai documenti collegati. Per la pensione di vecchiaia è previsto un termine di 30 giorni per emettere il provvedimento.
Il rapporto tra NASpI e pensione di vecchiaia riguarda soprattutto la fase di transizione tra la fine di un rapporto di lavoro e l’accesso al trattamento pensionistico.
La NASpI, ossia l’indennità di disoccupazione, può accompagnarti fino al momento in cui maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia, evitando periodi senza reddito. In alcuni casi, quando la durata della NASpI non copre interamente il periodo mancante, puoi ricorrere ad altre misure di sostegno o a forme di contribuzione volontaria.
Tieni presente che la pensione di vecchiaia fa reddito e viene tassata, in modo simile a quando prendevi uno stipendio.
Per il fisco, la pensione è considerata come un reddito da lavoro da dipendente. Questo significa che sull’importo lordo vengono applicate le trattenute IRPEF in base agli scaglioni, e in più si pagano anche le addizionali regionali e comunali, che cambiano in base a dove vivi.
La pensione entra anche nel calcolo del reddito per alcune prestazioni e per l’ISEEÈ una valutazione della situazione economica del soggetto che ha intenzione di fruire di particolari prestazioni sociali agevolate. Leggi. Nel calcolo possono esserci regole specifiche, ma in generale la pensione viene comunque considerata tra le entrate della famiglia.
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