Smart working all’estero, dove pagano le tasse i dipendenti? Cosa deve fare l’azienda?

Ragazza con gli occhiali seduta all'aeroporto con pc e borsa

(foto Shutterstock)

Con la pandemia Covid-19 molti lavoratori hanno lavorato in smart working dall’estero per aziende con sede in Italia. L’Agenzia delle Entrate ha risposto ai dubbi di un’azienda sulla tassazione redditi prodotti da questi dipendenti

Alcuni datori di lavoro hanno concesso ai loro dipendenti di lavorare all’estero durante la pandemia Covid-19, laddove la mansione consentisse il lavoro da remoto. In conseguenza di ciò, alcune aziende si sono poste la questione di come trattare, dal punto di vista fiscale, i redditi da lavoro dipendente erogati ai lavoratori all’estero. 

L’azienda deve trattenere l’Irpef ai dipendenti che lavorano dall’estero?

Vediamo il caso di un dipendente, cittadino inglese residente in Inghilterra, assunto da una azienda in Italia, che in seguito allo scoppio della pandemia di Covid-19, è tornato nel Regno Unito, svolgendo il proprio lavoro in smart working.
L’azienda italiana per cui lavora il dipendente si è posta una serie di interrogativi: questi redditi da lavoro sono fiscalmente rilevanti in Italia? Su questi redditi è necessario effettuare le ritenute a titolo d’acconto Irpef?

L’azienda, dal momento che il lavoratore risiedeva all’estero nel Regno Unito, si è chiesta, inoltre, se fosse possibile non operare in busta paga le ritenute Irpef previa collezione della documentazione necessaria: la certificazione della residenza fiscale estera del dipendente, la richiesta di non applicazione delle ritenute e la documentazione di svolgimento del lavoro dall’estero nel paese di residenza.

La risposta dell’Agenzia delle Entrate

L’Agenzia delle Entrate con risposta n. 296 del 2021 ha confermato quanto già previsto nel nostro ordinamento tributario e a livello convenzionale. In particolare, per i non residenti sono tassabili i soli redditi prodotti nel territorio dello Stato; a tal proposito si considerano prodotti in Italia «i redditi di lavoro dipendente prestato nel territorio dello Stato».

Dunque, ciò che importa per l’individuazione del luogo dove il lavoratore deve pagare le tasse, oltre alla residenza di quest’ultimo, è il luogo in cui viene resa fisicamente la prestazione lavorativa, anche se il datore la utilizza in un altro stato. Nel nostro caso, la prestazione lavorativa è stata resa da un cittadino britannico presso la propria residenza inglese.

In conclusione

L’Agenzia delle Entrate si è espressa riguardo ai redditi erogati dall’azienda italiana al dipendente che svolge la sua prestazione lavorativa all’estero da remoto, chiarendo che non hanno rilevanza fiscale in Italia e che l’azienda potrà non applicare le ritenute Irpef al reddito del dipendente

 

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