Ecco tutte le novità del 2026 sulle pensioni anticipate
Da gennaio il quadro delle pensioni anticipate cambia con la Legge di Bilancio 2026. Il sistema va verso meno “uscite speciali” e più regole ordinarie. Questo significa che misure come Quota 103 e Opzione Donna non sono più disponibili per chi non ha maturato i requisiti entro la fine del 2025, quindi dovrai valutare le strade ordinarie o le poche eccezioni rimaste.
Il 2026 è anche un anno di passaggio, perché dal 2027 dovrebbero tornare gli adeguamenti legati alla speranza di vita, cioè l’aumento automatico dei requisiti quando cresce l’aspettativa di vita.
Una notizia positiva riguarda l’APE Sociale, che viene prorogata per tutto il 2026. Resta un aiuto importante per chi ha iniziato a lavorare presto, per chi assiste un familiare e per chi svolge lavori pesanti.
La pensione anticipata ti permette di lasciare il lavoro e iniziare a ricevere la pensione prima dell’età prevista per la pensione di vecchiaia. In questo caso contano soprattutto gli anni di contributi che hai versato, non solo la tua età.
In pratica, se hai accumulato abbastanza contributi, puoi chiedere all’INPS di pagarti l’assegno pensionistico anche se non hai ancora raggiunto l’età “piena” della pensione ordinaria.
Quando si parla di pensioni anticipate INPS, il punto centrale è proprio questo. Si guarda a quanti anni di contributi hai versato nei diversi sistemi gestiti dall’INPS, per esempio l’Assicurazione Generale Obbligatoria o la Gestione Separata. In più si distingue tra lavori “standard” e lavori usuranti o gravosi, perché in alcuni casi queste attività possono prevedere regole più favorevoli.
Nel linguaggio comune si sente spesso dire “pensione anticipata di vecchiaia”, ma è un’espressione scorretta. Quando si parla di pensione di vecchiaia, si intende la pensione che l’INPS riconosce quando raggiungi determinati requisiti di età e di contributi, previsti dalla legge.
La differenza con la pensione anticipata è proprio questa. La pensione anticipata si basa soprattutto sugli anni di contributi versati, mentre la pensione di vecchiaia richiede anche una soglia minima di età. Per la maggior parte delle persone iscritte all’Assicurazione Generale Obbligatoria e alle gestioni speciali, oggi i requisiti sono 67 anni e almeno 20 anni di contributi.
Dal 2027 sono previsti nuovi adeguamenti legati all’aspettativa di vita, che possono aumentare nel tempo l’età richiesta per andare in pensione.
Esistono anche alcune eccezioni che possono cambiare la data di accesso. Per esempio possono esserci regole diverse se hai svolto lavori gravosi oppure se arrivi a 71 anni con un numero più basso di contributi.
La pensione anticipata contributiva è una possibilità di uscita dal lavoro introdotta nel 2012 e pensata per affiancare la vecchia pensione di anzianità. È riservata a chi è nel sistema contributivo, quindi in genere a chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996.
Può essere più conveniente se hai avuto stipendi medio-alti e una carriera abbastanza continua. Il calcolo solo contributivo, infatti, può pesare di più su chi ha versato poco o ha avuto periodi senza lavoro.
Resta comunque un’opzione utile perché ti dà una via d’uscita più flessibile rispetto alla pensione di vecchiaia e ti permette di andare in pensione prima, se rispetti i requisiti previsti. In alcuni casi, per esempio, può essere possibile uscire già a 64 anni.
La pensione anticipata spetta a chi è iscritto all’AGO (dipendenti e autonomi), alla Gestione Separata INPS o alle forme sostitutive o esclusive dell’AGO. Fino al 31 dicembre 2026 chi è nel sistema misto può andare in pensione rispettando questi requisiti contributivi:
Se hai iniziato a versare dopo il 1° gennaio 1996, puoi verificare di avere i requisiti pensione anticipata contributiva:
Uno dei dubbi più comuni, se vuoi lasciare il lavoro prima dei 67 anni, riguarda quanto cambia l’importo della pensione. Quando vai in pensione in anticipo, non c’è di solito una “penale” fissa. La differenza nasce soprattutto da un meccanismo normale del calcolo.
Se esci prima, accumuli meno contributi, quindi il totale che hai messo da parte durante la vita lavorativa è più basso. Inoltre la pensione viene calcolata usando parametri che tengono conto dell’età, e quando vai in pensione più giovane questi parametri sono meno favorevoli. Il risultato è un assegno mensile più basso rispetto a quello che avresti aspettando la pensione di vecchiaia.
L’effetto cambia molto da persona a persona. Dipende da quanto hai lavorato, quanto hai guadagnato e da eventuali periodi senza contributi. In generale, prima esci, più è facile che l’assegno sia più basso, perché versi contributi per meno tempo e la trasformazione in pensione avviene a un’età più bassa.
Il calcolo della pensione anticipata cambia in base al sistema in cui rientri, retributivo, contributivo o misto.
Se hai iniziato a versare contributi prima del 1996, l’importo viene calcolato almeno in parte con il metodo retributivo, quindi conta anche la tua retribuzione e gli anni di lavoro. Se invece hai iniziato dopo il 1996, il calcolo è tutto contributivo e dipende soprattutto dai contributi che hai versato nel tempo e da come questi importi si sono accumulati.
In ogni caso, l’INPS usa i coefficienti di trasformazione, che tengono conto della tua età quando vai in pensione. In generale, più tardi esci, più alto tende a essere l’assegno, perché hai versato contributi per più tempo e l’età rende più favorevole la trasformazione in pensione.
La manovra 2026 sulla pensione anticipata va verso una “normalizzazione” del sistema e riduce le uscite speciali che negli ultimi anni avevano ampliato le possibilità di andare in pensione prima.
Nella Legge di Bilancio non è prevista la proroga di Quota 103 e di Opzione Donna. Di conseguenza, per lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia, in molti casi dovrai fare riferimento soprattutto alle regole ordinarie, con meno alternative rispetto al passato.
L’obiettivo è contenere la spesa e rendere il sistema più sostenibile, concentrando le risorse su chi si trova in situazioni più difficili, quindi sulle persone considerate più fragili.
Oltre alla fine di Quota 103 e Opzione Donna, tra le novità sulle pensioni anticipate c’è anche un aumento graduale delle finestre mobili.
La finestra mobile è il periodo di attesa obbligatorio tra il giorno in cui maturi i requisiti per andare in pensione e il giorno in cui ricevi davvero il primo assegno.
Per chi matura i requisiti della pensione anticipata nel 2026, l’attesa sale a 5 mesi, invece dei 3 mesi che in genere valevano nel 2025. L’idea è arrivare in modo graduale fino a 9 mesi entro il 2028.
I requisiti per andare in pensione, comprese le pensioni anticipate, spesso sono legati alla speranza di vita, cioè a un parametro che tiene conto di quanto si vive in media.
Questo valore cambia nel tempo in base ai dati demografici raccolti dall’ISTAT e viene aggiornato periodicamente. Gli aggiornamenti possono influire su molte pensioni, perché possono cambiare sia l’età richiesta sia, in alcuni casi, i requisiti contributivi.
Per capire come potrebbero evolvere questi requisiti, INPS ha pubblicato un documento con un’apposita tabella che mostra le possibili variazioni nel tempo. In questa tabella trovi anche proiezioni che arrivano fino al 2050.
Attenzione però, si tratta di stime. Da qui al 2050 possono cambiare molte cose, perché nuove leggi e riforme possono modificare regole e requisiti.
Se sei un lavoratore uomo puoi lasciare il lavoro prima dei 67 anni con la pensione anticipata. Il requisito chiave è avere 42 anni e 10 mesi di contributi, senza vincoli di età. L’assegno parte dopo 5 mesi dalla data in cui maturi i requisiti. Queste soglie restano valide fino al 31 dicembre 2026, in attesa di eventuali aggiornamenti legati all’aspettativa di vita.
La pensione anticipata per donne richiede 41 anni e 10 mesi di contributi. Non serve un’età minima. L’assegno parte dopo 5 mesi da quando maturi il diritto.
Fino al 2025 esisteva anche Opzione Donna, per uscire con 35 anni di contributi e almeno 61 anni. Questo tipo di accesso anticipato alla pensione, però, non è stato rinnovato con il 2026.
La pensione anticipata per invalidità tutela chi ha una riduzione permanente della capacità lavorativa e non riesce a proseguire fino all’età ordinaria. Vale per dipendenti pubblici e privati con invalidità almeno all’80%.
Puoi ottenerla se hai 20 anni di contributi. L’accesso è possibile a 56 anni se sei donna e a 61 anni se sei uomo. Dopo il riconoscimento del diritto l’assegno parte dopo 12 mesi.
Questa misura nasce come protezione sociale. Non guarda solo ai contributi, mette al centro la condizione di salute della persona.
La pensione anticipata per malattia cronica entra in gioco quando una patologia stabile e progressiva riduce molto la tua capacità di lavorare. Non è una misura autonoma semplice, di solito si passa attraverso la invalidità civile o l’inabilità al lavoro, cioè tutele che ti affiancano nel percorso verso l’uscita anticipata.
Per andare avanti serve che la malattia sia riconosciuta ufficialmente con una percentuale di invalidità adeguata e che tu abbia almeno 20 anni di contributi.
Per chiedere la pensione anticipata devi presentare la domanda online all’INPS in modalità telematica usando la piattaforma ufficiale. Se preferisci un supporto, rivolgiti a patronato o CAF che ti aiutano a compilare la richiesta e a raccogliere i documenti utili.
Prepara estratto dei contributi e attestazioni di eventuali condizioni particolari come invalidità, lavori gravosi o patologie croniche. Dopo l’invio l’INPS verifica i requisiti anagrafici e contributivi e ti comunica la decorrenza dell’assegno, rispettando le finestre di attesa previste dalla normativa.
Dopo aver ottenuto la pensione anticipata, in molti casi puoi continuare a lavorare, ma dipende dal tipo di pensione e dalle regole previste per quella specifica misura.
Con la pensione anticipata ordinaria, di solito non ci sono divieti particolari. Una volta che la pensione è in pagamento, puoi svolgere un lavoro da dipendente o in autonomia e sommare pensione e reddito da lavoro.
Il discorso cambia per alcune uscite anticipate “speciali”, dove le regole sono più rigide proprio per evitare che la pensione anticipata diventi solo un modo per aggiungere un’entrata in più.
Per esempio, se vai in pensione a 64 anni con la pensione anticipata contributiva, in genere non puoi cumulare la pensione con redditi da lavoro, né da dipendente né da autonomo, fino a quando raggiungi l’età della pensione di vecchiaia, cioè 67 anni. Fa eccezione il lavoro autonomo occasionale, entro il limite di 5.000 € lordi all’anno.
Negli ultimi tempi si parla di “crollo” delle pensioni anticipate perché, rispetto a qualche anno fa, sono diminuite le persone che riescono ad andare in pensione prima dei 67 anni.
Una delle cause principali è che si sono ridotte le uscite anticipate disponibili. Diverse misure temporanee, che in passato avevano reso più semplice lasciare il lavoro prima, sono scadute o non sono state rinnovate. Di conseguenza oggi le possibilità di anticipare la pensione sono più limitate.
C’è anche un motivo più “strutturale”. Le carriere sono spesso più discontinue, si entra nel mercato del lavoro più tardi e possono esserci periodi senza contributi. Questo rende più difficile raggiungere in tempo i requisiti richiesti, soprattutto quelli legati agli anni di contributi.
Il risultato è che, anche se la pensione anticipata esiste ancora, nella pratica diventa accessibile a un numero più ristretto di persone.
Da gennaio 2027, se non arrivano nuove regole, dovrebbero ripartire gli adeguamenti legati alla speranza di vita per l’accesso alla pensione. Questo significa che, con il passare degli anni, i requisiti possono aumentare in modo graduale.
In pratica, potrebbe crescere l’età richiesta per andare in pensione, anche per alcune forme di uscita anticipata. È uno scenario che può riguardare chi lavora nel settore privato e, in base alle regole che saranno in vigore, i requisiti possono cambiare anche in modo diverso tra situazioni personali e percorsi contributivi.
Per capire cosa succederà davvero dal 2027 e quali saranno le novità dopo il 2026, bisognerà vedere cosa prevede la Legge di Bilancio che verrà approvata a fine dicembre 2026.
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